Il Napoli chiude la sua pre-season bissando per 3-1 col Wolfsburg, sette giorni dopo, la sconfitta di Dublino contro il Liverpool di Klopp al termine di una prestazione dai due volti: buona in fase d’attacco, pessima in quella di non possesso. Gli errori in difesa di Malcuit, infatti, rovinano la reazione azzurra dopo il vantaggio dei padroni di casa di Brekalo, consegnando ad Ancelotti molti lati oscuri su cui lavorare in preparazione del prossimo esordio di sabato contro la Lazio.

Fra le note positive, invece, la buona prestazione di Hamsik in regia ma anche l’ottimo debutto di Mertens capace, sia pure in un ruolo non più al 100% suo e con pochi allenamenti sulle gambe, di essere già pronto per la nuova annata azzurra.

E così, fra i tanti rebus in difesa da risolvere e le buone sensazioni in fase d’attacco, ecco i duelli di individuali e di reparto fra Wolfsburg e Napoli.

Zielinski-Fabian Ruiz: le mezzeali ci sono

Ad una settimana ufficiale dall’inizio del campionato del Napoli, Ancelotti, durante l’ultima occasione utile per testare nuovi automatismi e nuovi uomini, schiera per la prima volta in tandem Fabian Ruiz e Zielinski nel ruolo di mezzala dal primo minuto di gioco. Formula inedita in questa pre-season, specie perché il polacco, ad inizio ritiro, ha subito un infortunio che ne ha frenato la preparazione. Malgrado i contorni del debutto in coppia però, i giovani centrocampisti azzurri si disimpegnano al meglio e impongono, fin da subito, la legge della classe, della tecnica e della maggiore qualità a disposizione in fase di impostazione. E infatti, sia Gerhardt che Steffen, interni nel 4-5-1 generale di Labbadia, non riescono ad arginare le folate palla al piede dei due interpreti azzurri con i verdi padroni di casa che provano ad arrangiarsi in seguito con l’aiuto del roccioso mediano Guilavogui e con una grande densità in mezzo al campo. Stratagemma che in parte riesce, specie nella prima frazione di gioco, ma che non ridimensiona la buona prestazione dei centrocampisti napoletani capaci, a sette giorni dall’esordio con la Lazio, di presentare la loro candidatura, Allan permettendo, per un posto da titolari sabato sera all’Olimpico.

Hamsik-Guilavogui: qualità vs forza fisica: lo slovacco domina

In regia, nel duello individuale fra le menti delle due squadre, fra Hamsik e Guilavogui, palla al piede, non c’è partita. Lo slovacco del Napoli, infatti, nella sua nuova veste di playmaker davanti alla difesa, in luogo del Blues Jorginho, domina la scena ed interpreta al meglio il ruolo, il suo nuovo ruolo. Gioca a due tocchi, destro-sinistro, legge i movimenti senza palla dei compagni, garantisce ampiezza alla manovra e, in fase passiva, non si esime dall’intervenire con decisione in cerca della sfera. Una prestazione a 360 gradi, di lotta e di governo, di altissimo livello, eccetto qualche naturale sbavatura nella ripresa, che gli consente di sovrastare il proprio omologo del Wolfsburg incapace, almeno sul piano del palleggio, di eguagliare le geometrie e le idee di gioco del capitano azzurro.

Brekalo infila Hysaj, il croato coglie in fallo la difesa

Sulla fascia destra del Napoli, quella sinistra del Wolfsburg, già dal primo tempo, si accende una battaglia sul dinamismo, sulla quantità, sulla velocità fra Hysaj e Brekalo. Un derby balcanico, fra l’albanese ed il croato, col numero #7, alla fine, a spuntarla su specifico errore del #23 partenopeo. A fine primo tempo, infatti, su azione d’attacco dei padroni di casa, Hysaj non legge attentamente l’inserimento centrale dell’ex Stoccarda che, d’infilata, supera il suo diretto avversario, si incunea al centro, dribbla Albiol, nel disperato tentativo di chiuderlo, e batte Karnezis per l’1-0 dei lupi sassoni. Una azione emblematica, che porta i verdi in vantaggio e garantisce il successo individuale al classe ‘98 sul troppo distratto fluidificante ex Empoli.

Mertens torna ala e non delude: secondo tempo d’oro

Il Napoli chiude sotto il primo tempo, Insigne gioca l’ennesima prova non proprio stellare ed in panchina, col ciuffo biondo, c’è un certo Dries Mertens. L’equazione è presto fatta: dentro il belga, fuori il numero #24. E lo scugnizzo azzurro, malgrado una condizione non proprio eccellente, si mette subito a lavoro sulla corsia sinistra che, per la verità, non assaporava da tanto, tantissimo tempo. Ma la ruggine, in un senso e nell’altro, non sembra appartenere al folletto campano che, in poco tempo, semina il panico su quella zona di campo mettendo in crisi, in tandem col redivivo Milik, la lenta retroguardia dei padroni di casa. Poi, propizia la rete dell’1-1, supera l’uomo con grande facilità e si mostra, con pochi allenamenti sulle gambe, abile non solo di punta, come fatto per le ultime due stagioni con Sarri, ma anche nel suo ruolo originario, in quella che, da sempre, è stata la sua posizione: l’ala sinistra a piede invertito.

Difesa colabrodo, Malcuit non si presenta per niente bene

Nella ripresa però, non ci sono solo notizie positive per Ancelotti che, presentando in campo Malcuit, totalmente estraneo ai meccanismi difensivi dei suoi nuovi compagni di squadra, si prende un bel rischio. E così, nonostante un buon avvio per il francese, bravo a proporsi e ad accompagnare la manovra, l’ex Lille commette due errori fatali in fase di non possesso. Dapprima, in coppia con Albiol, non sale in tempo su verticalizzazione ospite con Mehmedi bravo a raccogliere il suggerimento in mezzo per il momentaneo 2-1. Poi, pochi istanti più tardi, si ripete non chiudendo sullo stesso esterno Mehmedi che, comodamente, deposita per il 3-1 finale. Una prestazione, dunque, non proprio all’altezza delle attese dei supporters campani né della situazione.