Il Napoli ha sbancato anche Roma: 1-0 all'Olimpico con gol numero 100 di Insigne e mini fuga stagionale in vetta solitaria: +5 al trio di seconde composto da Juventus, Lazio e Inter. E solamente i nerazzurri – che scenderanno in campo domenica sera nel derby con il Milan – potrebbero accorciare a -2, in vista anche del confronto diretto al San Paolo fra 8 giorni. Fatto sta che questo Napoli a punteggio pieno ha preso finalmente coscienza di sè, delle proprie qualità, trasformando i limiti in virtù e dando riprova che giocare bene vincendo si può ancora fare. Anche in un calcio 2.0 tutto fondato sulla tattica e sul fisico.

Napoli otto bellezze.

Corsa senza fine.

La formazione partenopea ha imparato a vincere e non si ferma più: otto su otto, 24 punti, miglior attacco della Serie A con 26 reti segnate e solamente 5 subite. Una corazzata costruita con meticolosità da Maurizio Sarri, rinforzata dalla volontà di un ambiente che ha preteso di uscire dall'anonimato per dimostrare di poter vincere qualcosa. E 5 punti sulla Juve, prima favorita al tricolore sono un tesoretto da difendere e cullare con amore perché frutto del lavoro e dei sacrifici del gruppo. Mai disunitosi, nemmeno nei momenti più difficili dove il destino (e il mercato) ci hanno messo lo zampino.

Numeri da primato.

E se si guarda indietro si capisce che il Napoli di oggi ha radici profonde nel recente passato, da quando Sarri ha messo piede a Castel Volturno con numeri che oggi assumono un preciso significato. Nell'anno solare 2017 quella di Roma è la 13ma vittoria consecutiva in campionato, 20 i risultati utili consecutivi e sono 75 i punti conquistati in totale.

I cinque motivi della grandezza del Napoli.

La fiducia in Sarri.

Il primo applauso va ovviamente a Maurizio Sarri ma soprattutto alla società. Splendida l'intuizione di prelevarlo da Empoli  per radicarlo sotto il Vesuvio. Dove il tecnico partenopeo ha conosciuto anche momenti bui, con una prima stagione di alti e bassi, critiche e dubbi sul suo operato ma soprattutto sulle sue potenzialità professionali. Smentite in parte lo scorso anno inventandosi un Mertens strepitoso, confermando con questa stagione di star lavorando ad un progetto che ha una base, un corpo ma soprattutto un'anima.

La forza tratta dalle avversità.

Proprio dalle difficoltà questo Napoli ha saputo porre le basi di quanto di buono sta dimostrando ora. Lottando contro le avversità e il destino ostile, traendo più forza dall'ostilità del mercato e della mala sorte. Come quando il fenomeno da 36 gol a stagione Gonzalo Higuain è fuggito per abbracciare il bianconero gettando una intera città nello sconforto e nella rabbia di chi vede il tradimento del proprio prediletto. O come la sorte ha girato le spalle al successo del Pipita, il polacco Milik, per due volte caduto con i legamenti delle ginocchia lacerati.

Il patto scudetto.

Avversità che hanno reso più forte e unito il gruppo. Tanto da spingere i giocatori a formulare quel sottaciuto patto scudetto: nessuno deve fuggire, non prima di aver conquistato un trofeo in azzurro. I vari Koulibaly, Ghoulam,  Reina, Insigne, Mertens hanno chiuso le porte del mercato ancor prima che si aprissero. Grazie anche alla società che ha messo subito nero su bianco i vari rinnovi solidificando una struttura nel cemento di chi si conosce alla perfezione.

Nessuna rivoluzione di mercato.

Nessuna rivoluzione di mercato, nessuna ricerca di nuove stelle. Anzi, nel corso della passata stagione e in estate chi non è stato considerato funzionale ha fatto le valigie senza che si aspettassero nuovi inserimenti. Prima Gabbiadini, poi Pavoletti in attacco hanno lasciato le caselle vuote. Altro segnale che non c'era bisogno di nuovi acquisti e che il gruppo era già formato. Il campo con i suoi risultati e il gioco espresso ha confermato tutto, nel migliore dei modi.

Condizione psicofisica invidiabile.

Bel gioco e risultati, uniti ad una condizione psicofisica invidiabile. Oggi, in Serie A nessuno gioca bene come il Napoli anche perché nessuno sta bene come il Napoli, sia di gambe che di testa. Evidente il finale dell'Olimpico contro la Roma, in crescendo con pressing e possesso palla che ha ingolfato la voglia e le idee avversarie. Lo dimostrano i tanti gol per l'attacco migliore della Serie A e una difesa che Reina si è ripreso tra i guanti e che ha subito solo 5 reti. E lo dimostra il turn-over programmato da Sarri con cambi precisi e calcolati dove non si inventa nulla di diverso da ciò che già c'è.