Dopo aver debuttato con una sconfitta in Coppa del Re contro il Siviglia, e aver visto dalla panchina i suoi nuovi compagni pareggiare con il Valencia nell'ultimo turno della Liga, Kevin Prince Boateng è tornato a parlare del suo clamoroso passaggio al Barcellona nell'ultima sessione invernale del mercato. Intervistato da Sky Sport, l'ex attaccante di Milan e Sassuolo, ha ribadito la bontà della sua scelta e spiegato il motivo della decisione che lo ha portato a sposare il progetto blaugrana.

"Tra Barcellona e Real Madrid non ho dubbi – ha spiegato il ghanese, in occasione della registrazione de ‘I Signori del Calcio' – Dico Barcellona perché gioca un calcio che vogliamo giocare tutti. Per quello, per lo stadio, per il tiki-taka, per come vanno. Il Camp Nou sembra un'onda, con la gente che si muove con la palla. E pensare che la mia prima partita col Milan fu proprio un'amichevole al Camp Nou".

Il futuro e la lotta al razzismo

Dopo aver elogiato De Zerbi e ricordato ancora una volta con affetto l'esperienza al Milan ("Sono cresciuto e sono diventato un uomo al Milan perché giocavo con uomini, non giocavo più con ragazzi, lì giocavo con uomini veri"), Boateng ha anche parlato di quello che sarà il suo futuro: "Ho già da tre anni il mio progetto post-calcio: voglio diventare un procuratore, un procuratore moderno che aiuta i giovani, non uno che si occupa di firme e contratti. Quando ero giovane non avevo un agente e credo che per tanti calciatori agli inizi sia importante avere qualcuno più esperto che possa indirizzarli".

Di fronte a Kevin Prince Boateng, parlare di razzismo è stato inevitabile: "Si possono fare tante cose per combatterlo, ma io penso che l’ultima cosa che debba fare un giocatore è fermarsi – ha concluso il giocatore del Barcellona – Io l’ho fatto dalla rabbia e dall’emozione. Però non dobbiamo arrivare a questo perché siamo esempi e idoli per i bambini e non può essere un esempio per un bambino ‘fermare il gioco' quando a te non piace una cosa. Chiudere lo stadio è una sconfitta per tutti perché se alla fine chiudi uno stadio hanno vinto gli altri".