Il momento difficile del Milan, analizzato insieme a Luca Serafini

A cura di Alberto Pucci
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Sono ore cruciali per il destino rossonero. Gli addii eccellenti, le lamentele di Ibrahimovic ed il vertice tra Galliani e Berlusconi: nelle prossime settimane sapremo come verrà costruito il Milan del futuro. Abbiamo chiesto un parere a Luca Serafini, giornalista Mediaset e opinionista Milan Channel.

Ora serve solo rialzarsi, e il più in fretta possibile. Dopo la fallimentare stagione rossonera, la società di Via Turati è alle prese con un ricambio generazionale mai avvenuto prima. Sono, infatti, molti i big che oggi saluteranno San Siro che, con le lacrime agli occhi, attenderà fiducioso i primi risultati del vertice tra Berlusconi, Galliani e Allegri: un incontro nel quale si sarebbero dovute delineare le prossime strategie di mercato. Tra dubbi e paure, il tifoso rossonero attende segnali chiari e forti dai vertici societari. Ne parliamo con Luca Serafini, giornalista Mediaset e opinionista Milan Channel, da sempre vicino a gioie e dolori di "casa Milan".

AP: Buongiorno Luca. Oggi a San Siro è d'obbligo il fazzoletto. Saranno, infatti, diversi i giocatori da salutare: campioni che hanno fatto la storia del Milan. Come stai vivendo questo momento?

LS: E' un momento difficile, perché siamo sempre stati abituati a vederli smettere una alla volta.

“ Sarà un Milan competitivo come negli ultimi anni, dovremo continuare il lavoro iniziato lo scorso anno, ripartendo con grande entusiasmo! ”
Massimiliano Allegri
Ci sono stati giocatori in passato, per esempio, i vari Baresi, Costacurta, Tassotti, Maldini, che smettevano una alla volta e in maniera graduale. Vedere un esodo così di massa è un fatto inedito, che ha creato un po' di disorientamento anche nello spogliatoio rossonero e in chi dovrà rimanere. Proprio nei giorni scorsi, ho parlato con qualche giocatore di quelli che restano: sono un po' smarriti. E' difficile non trovare più negli spogliatoi, all'improvviso, non soltanto dei grandi campioni ma anche dei punti di riferimento. Giocatori come Seedorf, Inzaghi, Nesta, Gattuso, ecc, sono stati degli esempi per il loro modo di comportarsi, per il loro modo di vivere lo sport e le vittorie. Uomini di spessore oltre che grandi campioni. E' un momento difficile anche perché, oltretutto, è oggettivamente dura acquistare altri "top player". Non è facile sostituire uno che lascia, figurati quando i giocatori sono cinque o sei. La situazione economica generale, e di Fininvest in particolare, non lascia grandi speranze. Difficile che possano arrivare grandi giocatori in grado di far dimenticare ai tifosi questi campioni che lasciano il Milan.
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AP: Quali sono le mosse che ti aspetti dalla società, dopo l'incontro tra Galliani e Berlusconi ad Arcore?

LS: Penso che Galliani abbia studiato bene la situazione e abbia esposto a Berlusconi il risparmio societario, nelle prossime due/tre stagioni, dato dagli ingaggi risparmiati in passato (vedi Pirlo) e da quelli che risparmieranno da questi addii. Tenendo conto di questo, il Milan potrebbe, forse, pensare di investire una parte di soldi,  insieme ad eventuali altre entrate che potrebbero arrivare da una cessione eccellente, come ad esempio quella di Robinho. Trovati i soldi, il Milan dovrà riflettere bene su quelle che sono le sue priorità. In questo momento mi pare che centrocampo e attacco siano i settori più in emergenza.

AP: Tutto questo potrebbe bastare per curare il mal di pancia di Ibrahimovic?

LS: Ibrahimovic non mi pare che abbia il mal di pancia. Quello che ha detto non mi è parso così fuori posto. Ha capito che la situazione è difficile ed ha posto l'accento sulle sue ambizioni che, tra l'altro, coincidono con quelle del club. Lo ha fatto, oltretutto, non soltanto a parole. E' l'unico che ha usato l'aggettivo corretto per definire la stagione del Milan. Se non è proprio fallimentare, è certamente molto deludente: non ci si può nascondere dietro il secondo posto, il quarto di finale di Champions e la semifinale di Coppa Italia. Il Milan è abituato ad altro, è abituato a vincere.

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AP: E' stato un campionato snervante e stressante, anche per le polemiche che hanno accompagnato il cammino di Milan e Juventus. Problemi che potrebbero anche continuare,  dopo la scelta della Juventus di festeggiare la terza stella. Cosa ne pensi della decisione presa dalla società bianconera?

LS: Penso che sia una cosa scorretta e ridicola. Le sentenze ci sono state e, a torto o a ragione, hanno sancito che la Juventus di scudetti ne ha vinti 28. Immagino che la Lega calcio possa intervenire e prendere una decisione, in caso di terza stella sulla nuova maglietta bianconera. Anche Blatter si è esposto in tal senso! Probabilmente è stata una scelta provocatoria, così come era stata provocatoria la richiesta di risarcimento di oltre 400 milioni. Potevano limitarsi a questa provocazione, senza tirare fuori la storia del trentesimo scudetto. Le sentenze andrebbero rispettate. Nel 1927, per esempio, ci fu il caso di uno scudetto revocato al Torino per illecito. Uno scudetto che i granata non si cucirono mai più sul petto. La Juventus non può avere questo tipo di atteggiamento: è scorretto!

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