Dopo gli episodi dello scorso 26 dicembre, che hanno portato anche alla morte di Daniele Belardinelli, i temi della violenza intorno al mondo del pallone e più in generale del razzismo purtroppo diffuso negli stadi, sono stati al centro della riunione dell'Osservatorio nazionale delle manifestazioni sportive, convocata dal ministro dell'interno Matteo Salvini d'intesa col sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega allo sport Giancarlo Giorgetti.

Presso la Scuola superiore di polizia a Roma, il ministro dell’Interno ha illustrato i provvedimenti presi nel corso della riunione dopo gli scontri andati tristemente in scena all'esterno dello stadio Meazza prima di Inter-Napoli: "Ogni settimana ci sono 12 milioni di tifosi che seguono gli eventi sportivi e 6mila teppisti, da non confondere con i tifosi che sono il 99% – ha dichiarato Salvini a margine della riunione  – L'obiettivo è sradicare la violenza con ogni mezzo necessario".

Salvini e i cori razzisti

"Non si può morire di calcio nel 2018, ma i numeri dicono che il calcio è un sport sempre più sano – ha aggiunto Salvini – Il numero dei tifosi feriti si è ridotto del 60%, quello tra gli agenti del 50% mentre si è azzerato quello tra gli steward. È sceso anche il numero degli arrestati e dei Daspo. I cosiddetti “daspati” oggi sono 6500. Stiamo parlando di un fenomeno che coinvolge 12 milioni di persone e di 6mila teppisti. Il calcio non è delinquenza ma passione, sport e tifo. Faremo tutto il possibile che sia per gli italiani perbene. Le trasferte? Io sono per tornare ad autorizzare quelle collettive, che sono maggiormente controllabili rispetto a centinaia di auto e minivan".

In merito alla possibilità di sospendere le partite di fronte al ripetersi di cori di discriminazione territoriale il ministro dell'interno ha voluto dare il suo parere personale: "E' molto scivoloso il tema della sospensione delle partite in caso di cori offensivi: rischiamo di mettere in mano a pochi il destino di tanti. Io preferisco prevenire e non lasciare potere di ricatto ad una frangia minoritaria. E poi e' difficile trovare criteri oggettivi per la decisione".

La Supercoppa di Gedda

Tra gli argomenti discussi con la stampa, il ministro dell'interno ha anche ribadito ciò che aveva dichiarato qualche giorno fa in merito alla finale di Gedda: "Non guarderò Juve-Milan di Supercoppa italiana. Trovo sia un ossimoro il fatto che si giochi in Arabia Saudita tra burqa e donne in determinati settori dello stadio. Ma prendo atto che le società di calcio sono aziende alle prese con un loro fatturato. Certi presidenti mi dicono che business is business".

All'incontro di Roma, erano inoltre presenti il sottosegretario all'Interno Nicola Molteni, il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, i presidenti del Coni, Giovanni Malagò, della Figc, Gabriele Gravina, delle Leghe di Serie A, Serie B e Lega Pro. Tra di loro anche i presidenti delle Associazioni Italiane Calciatori, Arbitri, Allenatori, i Presidenti della Federazione Italiana Editori Giornali e dell'Ordine dei Giornalisti.