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Non è facile trovare dei punti neri nella carriera calcistica di Javier Zanetti. Eppure, ce n'è uno che è legato proprio alla prossima avversaria dell'Inter in Champions League, lo Schalke 04. L'episodio è datato 14 anni fa, nel lontano 1997 quando i nerazzurri stavano disputando la Coppa Uefa, oggi Europa League.

I nerazzurri, guidati in panchina da Roy Hodgson, riuscirono ad arrivare in finale della competizione e nel doppio confronto con i tedeschi, dopo i 180 minuti dell'andata e del ritorno si ritrovavano in perfetta parità: 1-0 in Germania, 1-0 a San Siro. Decisero i calci di rigore. Per la cronaca, quella finale fu persa dall'Inter per gli errori dal dischetto di Zamorano e Winter mentre lo Schalke conqiistò la coppa, conferendo la prima sconfitta in finale per Massimo Moratti.

Ma ciò che coinvolse il capitano dell'Inter, allora un semplice promettente centrocampista arrivato dall'Argentina, accadde una manciata di minuti prima della lotteria dei calci di rigore. Ad un certo punto, Hodgson decise per il cambio: fuori Zanetti, dentro Berti. L'argentino uscendo dal campo mostrò tutta la sua rabbia e frustrazione poi avvalorata da un atteggiamento polemico nei confronti del tecnico, atteggiamento sedato solamente dall'intervento dei compagni. Eppure, anche nel mentre di un momento di trance agonistica, anche dopo la delusione di una finale persa ai calci di rigore, ecco che anche nel 1997, esce allo scoperto la vera indole di Zanetti: calciatore esemplare, uomo corretto e leale. E' lui infatti alla fine, a cercare Roy Hodgson e "insistere" per una stretta di mano e un abbraccio riappacificatore.