Il calcio femminile torna sotto i riflettori della cronaca per il riconoscimento dei propri diritti. Negli Stati Uniti, il paese dove il movimento rosa ha sicuramente il maggior numero di tutele rispetto a quanto accade negli altri paesi, le ragazze hanno deciso stavolta di chiedere il riconoscimento dell'equità salariale, un altro passo verso l'equiparazione dei diritti di uomini e donne.

A farsi promotrici della rivolta sono state cinque "pezzi da novanta" della Nazionale a stelle e strisce in rosa, che è nel calcio femminile quella più titolata al mondo con tre Mondiali vinti, 4 Olimpiadi e ben dieci Algarve Cup. Le calciatrici sono Carli Lloyd (giocatrice in forza allo Houston Dash ed attuale Pallone d'Oro 2015), Becky Sauerbrunn (Kansas City), Alex Morgan (Orlando Pride), Megan Rapinoe (Seattle Reign) e Hope Solo (Seattle Reign): le cinque hanno contestato davanti alla Equal Employment Opportunity Commission di essere pagate ben quattro volte meno dei loro colleghi maschi.

"I numeri parlano da soli, siamo le migliori del mondo, vincendo tre Mondiali e quattro Olimpiadi", ha detto Hope Solo, portiere del Seattle e bandiera degli Stati Uniti con 193 presenze all'attivo, "mentre la Nazionale maschile viene pagata quattro volte più di noi anche solo per presentarsi in campo, e questo è profondamente ingiusto. Siamo state noi il motore del calcio negli Stati Uniti, e negli ultimi trent'anni se il nostro sport è decollato lo si deve a noi".

Parole durissime, ma che trovano conferma nei numeri: le donne vengono infatti pagate 1.350 dollari per ogni gara vinta con la nazionale, a fronte dei 18.000 dollari incassati dagli uomini ad ogni successo. Tra l'altro, i colleghi della selezione maschile incassano ben cinquemila dollari anche solo per scendere in campo ed in caso di sconfitta: un trattamento "esclusivo" contro il quale le ragazze puntano il dito.