Una partita che ha condannato l'Inter a uscire dalla Champions League, Coppa che inseguiva da sei anni e che adesso è tornata ad essere un miraggio. Sei partite, otto punti, terzo posto in classifica che significa Europa League. In un girone importante, con Tottenham, Barcellona e Psv, i nerazzurri hanno alzato la testa solamente nella prima parte del torneo, poi il black-out.

Troppi gol subiti, pochi quelli segnati, approccio spesso sbagliato, formazione più votata a conservare il risultato che a crearlo. Queste le critiche del giorno dopo che coinvolgono soprattutto il tecnico, Luciano Spalletti che viene indicato come il primo responsabile del sogno infranto ancor prima di Natale. Lo stesso allenatore che aveva annunciato la ‘partita più importante da quando è in nerazzurro' e che dopo il 90′ si è assunto la responsabilità dell'eliminazione: "Mi prendo tutte le critiche, quando le cose vanno male sono il primo ad espormi".

Dall'altare alla polvere

Parole colte al volo dall'esercito del tifo social, quello più pungente soprattutto nel momento delle difficoltà, che con i meme o commenti taglienti, taglia e fa rotolare teste. Nessuno sconto, nemmeno per un allenatore che sta provando a ricostruire dal nulla un progetto e che fino a qualche settimana fa godeva della fiducia di tutti. Se non per immediati risultati positivi, almeno per il gioco espresso.

La ‘spina' Lautaro

Oggi a Spalletti viene imputata una Champions League da ‘codardo'. Per dirla come il padre di Lautaro Martinez, da ‘cagon'. Sua la scelta di tenere, ad esempio, il ‘Toro' troppo spesso fuori dai giochi, non osando mai – se non nel momento del disperato bisogno – con due punte di ruolo. Era accaduto al debutto con il Tottenham a San Siro, dove Lautaro fu decisivo nei minuti finali per la rimonta, si è ripetuto negli ultimi 90 minuti a disposizione con il PSV.

Le critiche e l'hashtag #SpallettiOut

"Ci meritiamo una squadra migliore", "il tecnico è mediocre", "scelte da provinciale, la colpa è di Spalletti", "#Spallettiout adesso, dimissioni". Sono solamente alcuni dei commenti più teneri nei confronti dell'allenatore toscano davanti alla retrocessione in Europa League dopo il sogno di approdare almeno tra le migliori 16 d'Europa.

Riconquistare credibilità

L'Inter deve ripartire, non solo con scelte a questo punto diverse ma con l'obiettivo primario di riconquistare l'amore dei propri tifosi (anche martedì sera a San Siro erano in 60 mila paganti), unico trampolino per rilanciarsi sia in campionato che in Europa.

L'ombra di Conte (ma a fine stagione)

Ingeneroso prendersela solo con l'allenatore ma è chiaro che, se non ci sarà scatto d'orgoglio in Europa League, la qualificazione alla Champions resta un obiettivo davvero minimo da raggiungere. Le voci sul futuro della panchina non mancano sia perché a breve si insedia Beppe Marotta sia perché il nome di Antonio Conte aleggia come uno spettro sul tecnico toscano. Non c'è rischio di esonero ma a fine stagione, dati alla mano, i ragionamenti potrebbero essere del tutto diversi.