Un celebre spot, tra i più longevi della tv, esalta la capacità di una certa marca di detersivo di far sembrare i capi appena lavati come nuovi. Anche se nuovi non sono. Conte fa un po' lo stesso effetto ai calciatori dell'Inter, rigenerati nello stile e nello spirito: vedi Brozovic e perfino Candreva, che completa il 4-0 al Lecce con un gol capolavoro dopo quasi un anno dall'ultima rete. Segna anche chi nuovo lo è per davvero, ma è come se fosse in squadra da sempre. Va in gol Lukaku, che suggerisce un potenziale di dialogo con Lautaro ancora non del tutto espresso e per questo ancor più incoraggiante. Segna Sensi, la principale intuizione che segna la discontinuità del nuovo corso. Il punteggio però punisce eccessivamente un Lecce che per più di un'ora non si chiude, non sfigura, gioca con coraggio ma un po' troppa spensieratezza dietro per essere sostenuta da due ragionatori di centrocampo come Tachsidis e Petriccione.

Le formazioni: Conte promuove Sensi

Conte promuove Sensi mezzala insieme a Vecino, con due esterni bilanciati come Candreva e Asamoah, verso cui Conte chiede di far fluire presto il gioco in fase di circolazione bassa del pallone. L'infortunio di De Vrij consegna una maglia da titolare a Ranocchia. Liverani, alla prima in A, disegna un Lecce offensivo con Lapadula prima punta e La Mantia a girargli intorno soprattutto sul settore di centro-sinistra. Il ritorno in A dei giallorossi dopo oltre 2600 giorni di attesa inizia nel segno dell'affanno. L'Inter parte con intenzioni di controllo territoriale oltre la linea di centrocampo, Liverani tiene le due punte basse in fase di non possesso, ma gli inserimenti senza palla di Sensi spezzano gli equilibri. L'ex Sassuolo dialoga con Lukaku, subito coinvolto come riferimento davanti anche spalle alla porta per proteggere palla negli ultimi 18-20 metri, e crea la prima occasione della partita.

Il Lecce tiene gli attaccanti alti

Il Lecce accenna una trama spavalda, che lascia intravedere una modalità di interpretazione della partita accorta ma non prudente. Liverani, nelle fasi di transizione positiva, una volta recuperato il pallone, chiede ai tre davanti di stare sui tre difensori dell'Inter e ingaggiare un potenziale uno contro uno. I movimenti dei centrali nerazzurri, abituati a giocare a quattro, restano in via di miglioramento e definizione, serve il recupero di Brozovic che si abbassa molto per coprire gli spazi in seconda battuta.

La posizione degli attaccanti del Lecce, Lapadula, Lamantia e Falco, rende più facile all'Inter di impostare dal basso verso gli esterni di centrocampo una volta superata la prima linea di pressing. In quella zona di campo, infatti, Rispoli e Calderoni non possono chiudere velocemente e i due mediani non possono scoprire la zona centrale. Se però si aprono gli spazi di mezzo, i giallorossi sanno come sfruttare i ribaltamenti dell'azione a palla scoperta: al quarto d'ora serve l'uscita di Handanovic ai 20 metri dalla porta per contrastare un Lapadula positivo e dinamico (pallonetto successivo salvato da Skriniar).

Inter–Lecce, il diverso sviluppo nei passaggi delle due squadre: evidente il dominio dell’Inter a centrocampo
in foto: Inter–Lecce, il diverso sviluppo nei passaggi delle due squadre: evidente il dominio dell’Inter a centrocampo

L'uno due dell'Inter

L'Inter muove il pallone con la calma sicura di chi conosce le sue possibilità. Lentamente, gradualmente, libera Asamoah che guadagna spazio a sinistra. Il Lecce, meno reattivo nelle coperture preventive, nelle transizioni, non copre sull'esterno sinistro che spesso avvia l'azione in campo aperto, gestisce il fraseggio al piede verso destra o appoggia dietro per gli inserimenti dei centrocampisti. Nasce così il gran gol di Brozovic, giocata individuale che il Lecce facilita con i mediani troppo lontani dagli avversari e dalla zona del pallone.

In pochi minuti l'effetto si amplifica. Arrendevole il primo pressing sullo slalom di Sensi, timorosi i raddoppi dei centrali sulla linea di tiro, chirurgico il diagonale del 2-0. Più sciolta, l'Inter può andare più facilmente in campo aperto, e il plus di Lukaku in progressione palla al piede non è irrilevante. Il belga si muove con buone letture, in almeno un'occasione eccede nella scelta più difficile come se volesse impressionare all'esordio ufficiale nella nuova squadra. Liverani non chiede alla squadra di chiudersi, sostiene la virtù della fedeltà al piano di gioco propositivo nonostante il punteggio negativo.

La heatmap del primo tempo di Inter–Lecce
in foto: La heatmap del primo tempo di Inter–Lecce

Nel primo tempo il Lecce completa appena dieci passaggi in meno verso gli ultimi trenta metri dell'Inter che fa girare di più il pallone a centrocampo e identifica chiaramente in Brozovic il cervello della squadra (riceve 9 volte da Skriniar, appoggia in 10 occasioni verso Asamoah e in altrettante per Candreva, in 12 serve Sensi).

Lukaku sprinta, poi segna

La spensieratezza nelle coperture diventa un limite per il Lecce, che non arretra le linee e orchestra bene con Tachsidis, governatore e gestore delle geometrie dei giallorossi (l'unico giocatore dei pugliesi per passaggi completati a fine partita). L'Inter ancora non sale di squadra come vorrebbe Conte, ma davanti c'è un solista come Lukaku che quando parte palla al piede viaggia a un'altra velocità. E' un concentrato di forza da amministrare. Non ci riesce Rossettini, travolto sul primo allungo deciso del secondo tempo, non ci riesce nemmeno da solo perché il passaggio successivo per Lautaro è troppo potente: e non è il suo unico errore di misura in fase di rifinitura.

Il contributo offensivo di Lukaku che si muove molto anche lontano dall’area
in foto: Il contributo offensivo di Lukaku che si muove molto anche lontano dall’area

Liverani non rinuncia a giocare: fuori Petriccione e La Mantia, bravo ad aiutare anche Calderoni nel contenere Candreva, dentro Farias e Mancosu. Poi toglie anche Rispoli, meno supportato da Falco e spesso indeciso se schiacciarsi su Lucioni o uscire sull'uomo per contrastare gli allunghi di Asamoah

Lukaku si gode anche il primo gol in nerazzurro, e l'Inter può amministrare la partita. Conte inserisce Barella, a cui chiede di non schiacciarsi troppo sui difensori, per Vecino, il meno brillante dei centrocampisti centrali dell'Inter. Esce anche Sensi, che ha un piccolo problema muscolare, per Gagliardini.

Il capolavoro di Candreva, dopo l'espulsione di Farias, segna il definitivo ko tecnico dei nerazzurri. Il primo poker dell'anno è servito.