Quando dicono che Napoli accoglie bene solo calciatori latini, dal sangue caliente e con un modus vivendi molto simile a quello della città partenopeo non credetegli e rispondete con un nome: Ruud Krol. Il meraviglioso calciatore olandese che oggi compie 70 anni è l'esempio di come un calciatore del nord Europa possa diventare un idolo anche nella città campana e che, con molta probabilità, solo la figura di Diego Armando Maradona può scalzare dal pantheon di un tifoso azzurro.

Krol è stato un fulmine a ciel sereno per la popolazione all'ombra del Vesuvio: dopo aver vinto tutto ciò che si poteva con l'Ajax, aver perso due finali di Coppa del Mondo (sempre contro le squadre di casa) con la sua Olanda ed essersi classificato terzo nella classifica del Pallone d'Oro del 1979 venne portato in Italia dopo una parentesi di 16 partite in Canada con il Vancouver Whitecaps grazie all'intervento dell'allora direttore generale Antonio Juliano.

Etichettato come "bollito", Rudolf Jozef si impose come uno dei leader della squadra di Rino Marchesi che sfiorò lo scudetto nel 1980/1981 e a descrivere in maniera splendida questo fenomeno arrivato da Amsterdam ci ha pensato la preziosa penna di Jorge Vadano ne Il sogno di Futbolandia:

L'avversario arrivava col pallone già domato e Krol inclinava cortesemente il corpo da un lato; quando l'attaccante accettava fiducioso il gentile invito, la lunga gamba del libero olandese si stendeva in maniera elegante, perfetta, per rubargli il portafogli di cuoio rotondo. Con la palla in suo possesso, alzava la testa e il gioco saliva di livello. Ruud Krol, che iniziò la carriera come laterale, ha dato una nuova dimensione al ruolo di libero, proprio come hanno fatto l'Ajax e la nazionale olandese di Rinus Michels segnando una nuova tendenza del calcio mondiale.

Questo ragazzone, 80 kg distribuiti lungo 184 cm di altezza, che Rinus Michels plasmò con le sue mani, è stato uno degli uomini che ha permesso di portare in giro per il mondo un modo nuovo di fare e di intendere calcio. Elegante in tutte le fasi del gioco, disponeva di un lancio lunghissimo ma, allo stesso tempo, era intelligente nello scegliere il passaggio al portiere senza pensarci due volte. Conduceva la palla in maniera aggraziata e armoniosa ma non disdegnava il tackle. Insieme a Wim Suurbier, uomo che agiva sulla fascia opposta alla sua, ha segnato un'epoca e i due si sono meritati l’affettuoso nomignolo di "Snabbel en Babbel", un richiamo ai più famosi Cip e Ciop creati da Walt Disney.

In occasione del referendum sull'abrogazione dell'interruzione di gravidanza del 1981 a Napoli apparve uno striscione con la scritta "Tifoso che voti per l'aborto, pensaci. E se la mamma di Krol avesse abortito?": chiaramente non siamo qui per parlare di diritti, visti i tempi che corrono e le manifestazioni che stanno per svolgersi in Italia, ma questo cartello fa capire quanto l'olandese fosse entrato nell'immaginario partenopeo. Lo stesso impatto fortissimo pare lo abbia provato lo stesso Rudolf Jozef , visto che ieri in un'intervista al Corriere della Sera ha dichiarato: "Quei quattro anni sono stati i più belli della mia carriera". Un amore reciproco, insomma.

Quelli che hanno visto Ruud Krol in campo al San Paolo non lo hanno mai dimenticato tanto che lo scorso anno, nel periodo in cui la squadra di Maurizio Sarri lottava per lo scudetto con la Juventus e non poteva disporre di Faouzi Ghoulam, un tifoso piuttosto datato mi disse senza esitazioni: "La verità è che in questo momento ci vorrebbe uno come Krol per provarci davvero, ma così non ne fanno più". E chest è!