I "nipotini" di Nedved e Poborsky, vent'anni dopo il secondo posto agli Europei d'Inghilterra del 1996,  sono diventati grandi e provano a ripercorrere le orme, ma soprattutto a essere all'altezza delle loro glorie nazionali. Il primo passo è stato di rilievo: la Repubblica Ceca, infatti, ha staccato il primo posto in un girone di qualificazione parecchio ostico e che ai nastri di partenza presentava, tra le altre, Olanda, Turchia e Islanda (oltre a Kazakistan e Lettonia); ora però è chiamata a un'impresa, se possibile, anche più complicata e impervia. Il suo è uno dei raggruppamenti più competitivi con i campioni in carica della Spagna, la forte Croazia e, ironia della sorte, ancora la Turchia. Per affrontarlo potrà contare su un mix di esperienza e gioventù, in cui spiccano gli "eterni" Cech e Rosicky, compagni di squadra nell'Arsenal, insieme agli emergenti Tomas Vaclik, estremo difensore del Basilea e Martin Frydek, difensore dello Sparta Praga.

MODULO E TATTICA – Sono due i sistemi di gioco, per la verità molto simili, sui quali sta insistendo il ct Pavel Vrba: l'offensivo 4-2-3-1 e il più coperto 4-5-1. Molto dipenderà dalle condizioni di forma dell'esperto Rosicky che nel vivo della manovra può fare ancora la differenza e dare un'impronta più propositiva e votata all'attacco alla squadra.

PUNTO DI FORZA – Il collettivo e lo spirito di gruppo sono gli elementi che permettono alla Repubblica Ceca di andare oltre i limiti individuali. La mediana è il reparto più solido, in grado di far da schermo e offrire copertura alla retroguardia e proporre gioco, soprattutto sugli esterni, per l'unico attaccante.

PUNTO DEBOLE – Un grosso punto interrogativo riguarda la difesa che, in occasione dell'esordio, il 13 giugno contro la Spagna, dovrà fare a meno dell'esperto Suchy, punto di forza del Basilea. Di sicuro c'è solo lo schieramento con i quattro in linea ma non ancora i suoi componenti principali. Anche in attacco si registra un po' di incertezza su chi dovrà essere la prima punta tra Necid, Vydra e Lafata.