Il calcio, negli ultimi anni, ha subito evidenti evoluzioni. Mutamenti figli del tempo e di un business che varia in fretta. Per un giro, un volume d’affari cresciuto in maniera esponenziale e che ha contribuito ad allargare la forbice fra compagini piccole e club blasonati, nobili, di alto lignaggio. Un divario, un gap economico, fra sponsorizzazioni, diritti tv, proprietà miliardarie e altro, che poi, inevitabilmente, si riverbera pure sul rettangolo verde con le prime della classe, negli ultimi anni, capaci, o quasi, di non conoscere mai crisi di risultati, e di punti. Con i club scudettati in grado di accumulare tante lunghezze e raccogliere una abbondante percentuale di punti su quelli disponibili. E così, con l’aiuto del Cies, l’osservatorio del football europeo, vediamo come è salita la quota di punti necessari, a fine stagione, per vincere il titolo nazionale.

le percentuali più alte, e basse, di punti conquistati dai club scudettati negli ultimi venti anni (Cies)
in foto: le percentuali più alte, e basse, di punti conquistati dai club scudettati negli ultimi venti anni (Cies)

Dal 69,9% del quinquennio 1999/2004 al 73,9% del 2008/2009. Ecco l’ascesa dei top club

Alla vigilia del terzo millennio, e poi nelle prime quattro stagioni del 2000, nei migliori cinque tornei nazionali, ci sono molte più difficoltà nel portare a casa lo scudetto. Non è una frase campata in aria o il rimpianto di un nostalgico ma un dato di fatto fondato su statistiche numeriche precise e dettagliate. In quel segmento temporale, difatti, occorreva, stando alle rilevazioni del Cies, raccogliere in media “appena” (fra mille virgolette) il 69,9% dei punti a disposizione nelle giornate totali in calendario per intestarsi il titolo. Con, annesse, una serie di cadute, scivoloni e ko, che complicavano l’assunto.

In particolare, nell’annata 2002/03, l’Olympique Lione è capace di vincere la Ligue 1 con 68 punti ovvero il 59,6% dei punti possibili, a +1 sul Monaco, a +2 sull’Olympique Marsiglia e a +3 su Bordeaux, Sochaux e Auxerre. Delineando i contorni di un torneo davvero acceso e combattuto, fino alla fine. Nel lustro successivo però, i punti necessari salgono raggiungendo, in media, quota 73,9% sul totale possibile mostrando già i primi sintomi di una competitività interna sempre meno accesa. Nel segmento temporale analizzato, quello che va dal 2004/05 al 2008/09, l’Inter di Mancini si posiziona su entrambi i lati: quelli dai picchi siderali e dei minimi storici. Tocca l’85,1% dei punti a disposizione nel 2007, mentre nel 2006, ne raccoglie 76, e quindi il 66,7%, per il 14° tricolore della sua storia.

Il crollo delle medio-piccole realtà, l’ultimo decennio è solo per le élite: si tocca l’80,5%

Poi, nell’ultima decade, un po’ come specchio di una realtà che, con la crisi economica, ha quasi spazzato via il ceto medio, le formazioni di centro e bassa classifica si sono progressivamente indebolite, sgretolate cedendo il passo alle fortezze del campionato. Non a caso, la percentuale di punti da raccogliere per il successo, si alza ancora arrivando a quota 77,7% con la Juventus di Antonio Conte, nell’annata 2013/14, a toccare 102 dei 114 punti in palio determinando una percentuale dell’89,5%.

La più alta di questa finestra temporale. Infine, nell’ultimo triennio, c’è ancora un upgrade, un miglioramento della percentuale in questione con le formazioni scudettate in grado di raggiungere l’80,5% del fatturato globale annullando, o quasi, ogni tipo di risultato clamoroso, contro pronostico. Si vince spesso, si conquistano i tre punti con maggiore facilità e si trionfa con giornate d’anticipo, come le cinque della Juventus di Allegri, o le sei del Paris Saint Germain. Insomma, la classe operaia non va in paradiso, anzi, deve salvaguardare i suoi livelli occupazionali.