Oggi stop alle trattative per un calciomercato, comunque, da serie B

Un mercato impazzito. Comunque finirà, con gli ultimi colpi last minute delle 18.59, si può trarre sin da ora un resoconto su questa schizofrenica sessione estiva di compravendite. Si è assistito un po' a tutto, a baratti di giocatori, a trattative sfumate all'ultimo secondo, a clamorosi rifiuti, a giocatori in subaffitto e ad altri senza contratto e squadra malgrado curriculum ed età direbbero che hanno almeno un altro paio di stagioni da regalare a buoni livelli.
Ma soprattutto si è assistito ad un mercato in cui le cessioni sono state accolte da dirigenti e società con una soddisfazione e una gioia superiore agli acquisti. Ogni volta che un giocatore è uscito da un club per cessione, fine contratto o offerta imbarazzante da parte dei soliti sceicchi, non è mancato il clamore mediatico che in passato si dedicava esclusivamente al gran colpo in ‘entrata', al campione che faceva fare il salto di qualità o a quello che in prospettiva avrebbe fatto aprire un ciclo.
Oggi ci ritroviamo un calcio molto più povero dove basta l'acquisto in extremis di De Jong per dire che la propria squadra sia da scudetto. Il livello è chiaro, il difficile sarà adattarsi.

L'Europa resterà un sogno – In Europa, l'abbiamo già detto nella vigilia dei sorteggi di Champions League, non ci sarà lunga strada per i nostri club. Troppo il ‘gap' tra Juventus e Milan e il lotto di squadre che lotteranno per la vittoria finale di Wembley a Londra. E' vero, la prima fase ha visto un'urna più che favorevole. Il Milan ha evitato PSG e Manchester City e nel girone rossonero lo Zenit di Spalletti appare l'unica reale alternativa in vetta ala classifica che premierà i primi due arrivati. Discorso simile per il gruppo della Juventus: il Chelsea campione in carica sarà il primo (ma anche unico) test-match per sondare con mano il grado di preparazione bianconera con l'Europa che conta. La seconda fase, dunque, appare a portata di mano, ma da lì in poi sembra proprio che si assisterà ad una debacle annunciata da un ridimensionamento tecnico generale che ha coinvolto tutti i club nostrani.
In Europa League dove possiamo annoverare ben 4 squadre non ci sarà da divertirsi comunque. Il livello generale è certamente inferiore, la qualità è più vicina a quella italiana ma le difficoltà di un torneo lungo e complicato sono dietro l'angolo.
L'Udinese vista col Braga è una squadra che oggi vale a mala pena l'Europa League, l'Inter dei preliminari (sia con l'Haiduk ma anche nel 2-2 di San Siro contro il Vaslui) è apparsa impacciata e in difficoltà nel confrontarsi con la platea continentale. La Lazio ha dimostrato maggior solidità e il Napoli è pronto a mettere in campo l'esperienza eccezionale dello scorso anno in Champions. Un po' pochino, comunque, per sperare che si possa far bene e che a maggio qualche nostro club sia ancora in corsa per il titolo. A discapito di un ranking Uefa che mette l'Italia al quarto posto, dopo l'abisso che la separa dal trio Inghilterra-Spagna-Germania e a una manciata di punti dalla coppia Portogallo-Francia già con la freccia accesa.
Juve e Milan: il top-player? Non c'è – Tornando al mercato, il top player di questa Serie A sarà il rossonero Nigel De Jong, un ‘mastino' di centrocampo, classe '84, centrale titolare nella nazionale olandese e – fino ad ieri – punto di riferimento del City campione d'Inghilterra. 265 partite e 13 gol in carriera tra Ajax, Amburgo e City. Tanto è bastato perchè Adriano Galliani proclamasse ai quattro venti che l'arrivo del giocatore aveva consegnato nelle mani di Allegri un "Milan da scudetto".
E i vari Van Bommel, Pirlo, Thiago Silva, Nesta, Seedorf, Gattuso, Inzaghi, Cassano, Ibrahimovic persi negli ultimi 24 mesi sono stati già dimenticati?
Se è vero – come purtroppo è – che con l'innesto dell'olandese nel centrocampo rossonero, il Milan può competere per il titolo nazionale, ciò è l'ennesima dimostrazione della svalutazione del nostro calcio che fino all'altro ieri poteva vantarsi dei vari Lavezzi, Pastore, Ibrahimovic, Eto'o.
Uno scudetto che si giocherà di certo ancora una volta con la Juventus la quale appare la squadra italiana che si è rinforzata nel modo migliore rispetto alle dirette avversarie. Ma che uno stuolo di punte, fatto di campioni e talenti abbia rifiutato apertamente il passaggio in bianconero non può passare in secondo piano: Jovetic, Higuain, Dzeko, Destro, Cavani, Borriello, Verratti, Drogba, Berbatov, Lloriente, Giuseppe Rossi, Van Persie. Un esercito che per un motivo o un altro non è approdato a Torino dove l'ansia da prestazione di mercato per un top-player ha raggiunto picchi imbarazzanti e che ha ‘costretto' alla fine Giuseppe Marotta all'acquisto di Niklas Bendtner in prestito per una stagione, considerato dallo stesso dirigente bianconero "non certo il top-player che cercavamo"…

L'Inter delle cessioni – Dietro a Milan e Juventus ‘da scudetto', l'Inter è apparsa spesso in difficoltà nel gestire il proprio mercato fatto – come dicevamo – soprattutto di colpi in uscita più che in entrata. Lucio, Julio Cesar, Maicon: un gran pezzo di Triplete eliminato in saldo (con Lucio addirittura alla Juventus, Maicon al City per 4 milioni e briciole, Julio Cesar ‘allontanato' con un incentivo all'esodo). Sewnza dimenticare i flop dell'ultima stagione targati Forlan e Castaignos.
In nerazzurro il top-player si chiama Palacio o Antonio Cassano, il primo arrivato con due anni di ritardo, il secondo nel baratto con Pazzini. Un po' pochino anche perchè, se il ritorno di Coutinho e il recupero di Guarin fanno ben sperare, l'inserimento di Mudingayi in mezzo al campo, il rientro alla base di Jonathan e Juan Jesus in difesa e una fascia destra che verrà affidsata per l'intera stagione al 39enne capitan Zanetti lasciano ampi margini di dubbi.
Così come per il tormentone ‘vice-Milito' che sta facendo dannare gli osservatori nerazzurri. Borriello, Floccari, Rocchi, Gilardino. Si è detto di tutto, non si farà – probabilmente – alcunchè. Eppure la soluzione Morati e Branca l'avevano in mano: Longo. Ceduto in prestito all'Espanyol.

La riscossa dei ‘peones' – Napoli, Roma, Fiorentina e Lazio non staranno certo a guardare. L'occasione è quanto mai ghiotta a tal punto che il ridimensionamento delle ipotetiche tre ‘big' avvicina le altre pretendenti al tricolore in modo esagerato. De Laurentiis si è permesso di tenere salde le redini su Hamsik e Cavani, lasciando partire il solo Lavezzi verso il PSG mettendo in cassa un bel po' di milioncini. Poi, ha optato per il rinnovo di Pandev e un assestamento generale fatto di giocatori che permetteranno a Mazzarri di fare un buon turn-over, non certo un salto di qualità ulteriore. Ma già il Napoli visto l'anno passato, con l'attuale che è rimasto pressocchè inalterato, può altamente giocarsi le proprie chances con le attuali Juve, Milan e Inter.
Così come le due romane, dove la Lazio di Petkovic ripartirà dalla struttura lasciata quasi inalterata da Reja e la Roma si rifarà sotto sulla spinta della ‘Seconda Zemanlandia', una formazione votata allo spettacolo che ha assestato un colpo importantissimo con Destro in avanti. Resta poi, la Fiorentina di Vincenzo Montella allenatore dell'ennesimo progetto viola di Della Valle. Tanti inserimenti nuovi in tutti i reparti e la volontà manifesta di insignire Jovetic quale simbolo di questa squadra che più di tutte le altre 20 di Serie A si è rinnovata.
Trasformandosi nell'oggetto che più incuriosisce questo campionato mai così incerto. Mai così povero.