Un'ora sola ti vorrei. Il Napoli culla un sogno impossibile per 60′, o forse meno. Gioca un primo tempo scintillante, una lezione di calcio al Real come mai se ne erano viste, almeno nella gestione Zidane. E' una squadra perfetta, che però è condannata a camminare su una sottile linea rossa. Condannata a non sbagliare, così curata nelle sottigliezze eppure così ingenua nella più semplice delle situazioni tattiche, incapace di marcare a uomo l'unico giocatore da sorvegliare in area sui calci d'angolo. Le due testate di Ramos su corner sono altrettanti colpi alla fiducia di un Napoli che ha provato in Europa a vivere una notte da leoni, a giocare per una notte al di sopra dei suoi limiti, a cancellare un divario di esperienza e qualità che però non si può ignorare. un divario che porta alla terza eliminazione di fila in una doppia sfida europea contro una squadra spagnola. Un gap che torna a emergere nel modo più crudele. Come il calcio.

Allan, il colpo a sorpresa di Sarri

L'unico colpo a sorpresa è di Sarri che in mezzo boccia sia Zielinski sia Rog e promuove Allan, alla prima da titolare dopo l'infortunio col Chievo del 19 febbraio. Una scelta di esperienza, viste le difficoltà degli azzurri proprio in mezzo al campo all'andata. Confermato Diawara (48 passaggi nel primo tempo), uno dei pochissimi con Insigne a non aver sentito il miedo escenico al Bernabeu: è proprio lui ad accendere Mertens e il San Paolo (tiro deviato in angolo) dopo meno di un minuto. Zidane si ripresenta con la BBC al gran completo, con Benzema, Ronaldo, che ha sempre segnato negli ultimi cinque anni negli ottavi di Champions, e Bale, forte della doppietta e dell'assist nel 4-1 all'Eibar.

Insigne-Hamsik, asse vincente

I tagli di Insigne, che al 13′ va al tiro dalla distanza, aprono spazi interessanti nei semi-spazi, fra le linee di un Real che difende basso, un po' come sperimentato contro il Villarreal. La pressione alta del Napoli, che comunque rimane corto con le tre linee, richiede però una grande attenzione anche a livello individuale nelle transizioni positive e nella gestione del possesso: l'ingenuo controllo di Koulibaly che agevola Modric e facilita il break di Ronaldo (para Reina) dimostra quanto sia complesso e fragile il meccanismo che può portare il Napoli a mettere paura al Real. I blancos, oggi in nero, soffrono nella zona di Carbajal, preso in mezzo da Insigne, che nel primo tempo tocca 66 palloni, più di tutti, e da Hamsik (diagonale generoso ma largo al 17′).  I due non a caso scambiano in totale 24 volte: è la combinazione più frequente in assoluto nel primo tempo.

Mertens fa sognare Napoli

Il gallese, che scuote Reina su lancio del solito casemiro, e CR7 sono costretti, vista la costante pressione montante del Napoli, a rimanere più bassi e più larghi in fase di non possesso. Ma non basta ad aggirare la superiorità numerica che i movimenti incontro di Mertens riescnono a generare nel corridoio di centro sinistra dell'attacco del Napoli. E' qui, alle spalle di Casemiro e Kroos, incapace di dare sostegno in copertura, si inserisce Hamsik che libera Mertens, grazie anche al taglio dentro di Insigne, per il suo quinto gol in questa Champions League. E' perfetto il belga nel ruolo di centravanti di movimento, esaltato nei 3 dribbling e negli altrettanti tiri all'intervallo.

Il dinamismo sulla trequarti di Mertens nel primo tempo
in foto: Il dinamismo sulla trequarti di Mertens nel primo tempo

Casemiro troppo solo in mediana

Sono le transizioni positive l'unico punto debole di un Napoli perfetto nel primo tempo. Il contrasto vigoroso di Pepe su Mertens lancia un contropiede che scopre gli azzurri troppo fuori posizione sul ribaltamento che si chiude col palo di CR7 (vanamente inseguito da Koulibaly nell'occasione). Come da sua abitudine, Sarri dà l'impressione di aver studiato molto i calci da fermo, soprattutto gli angoli: il Real sui corner difende infatti a zona, con una linea bassa, vulnerabile agli inserimenti da dietro, soprattutto sul primo palo (Insigne all'inizio, Koulibaly al 35′ tentano di sfruttare questa situazione). E' sbilanciata la squadra di Zidane, e al 40′ il risultato è la fuga di Hamsik con Ramos troppo alto, poco protetto, e bruciato sullo scatto. Ancora una volta, comunque, diventa chiaro come il recupero alto del pallone e la capacità, stavolta esplorata con costanza, di allontanare Casemiro da Kroos e Modric permette al Napoli di costruire il vantaggio competitivo che si traduce nell'1-0 all'intervallo. E' il risultato dei 18 tiri scoccati in 45′ dal Napoli: mai nella gestione Zidane il Real ne aveva concessi così tanti in un primo tempo.

I passaggi nel primo tempo: evidente l’insistenza del Napoli nel settore di centro–sinistra e le difficoltà in mezzo delle merengues
in foto: I passaggi nel primo tempo: evidente l’insistenza del Napoli nel settore di centro–sinistra e le difficoltà in mezzo delle merengues

Distrazione decisiva: e segna sempre Ramos

Nel secondo tempo, però, un paio di coperture un po' in ritardo di Ghoulam cambiano la storia della partita. Sulla seconda nasce il calcio d'angolo dell'1-1. L'attenzione nella gestione offensiva dei corner manca invece in difesa al Napoli che si fa beffare, proprio sul primo palo, dal solito Sergio Ramos. La scena si ripete al 56′, e il Real di fatto chiude la partita e blinda la settima qualificazione consecutiva ai quarti di Champions. E la domanda sorge spontanea: si può lasciare libero l'unico uomo da marcare con la massima attenzione sui piazzati? Si può mantenere la marcatura a zona contro un giocatore così determinante?

Ancora sull'1-1 Sarri aumenta dinamismo e chances di inserimenti da dietro, contro un Real più verticale e più alto, con Rog al posto di Allan. Ed è proprio lui a tentare una conclusione dalla distanza generosa e comunque incoraggiante. Sarri se le gioca tutte almeno per evitare di perdere la battaglia parziale e si gioca l'atout Milik pr Insigne, con Mertens spostato nel ruolo naturale di estremo nel tridente d'attacco. L'inserimento di Zielinski per Hamsik a un quarto d'ora dalla fine non cambia la sostanza di una partita che ha ormai perso di senso e di mordente. E il timbro finale di Morata non cambia la storia.

Ma a questo punto ormai qualunque discorso diventa superfluo, e resta solo un gran primo tempo a ricordare quel che avrebbe potuto essere e non è stato. A segnare l'illusione, che lascia il posto alla logica, alla sesta vittoria in Italia del Real Madrid, al 45mo passaggio del turno delle merengues nelle 58 occasioni in cui ha vinto l'andata in casa. Stavolta, però, la cazzimma non c'entra.