Se è vero che per gli allenatori parlano i risultati, allora Carlo Ancelotti dovrebbe cominciare a preoccuparsi. Il giorno dopo la sconfitta di Milano, con la conseguente eliminazione dalla Coppa Italia, per il Napoli è dunque giunto il momento del primo bilancio stagionale, e di fronte all'attuale situazione della formazione partenopea l'eventuale irrigidimento del presidente De Laurentiis sarebbe anche comprensibile.

La squadra del tecnico emiliano si trova infatti a distanza siderale dalla Juventus capolista, con possibilità di vincere il tricolore praticamente ridotte all'osso, fuori dalla Champions League e da ieri anche dalla Coppa Italia. Un cammino per nulla esaltante, e allo stesso tempo non preventivato, che Ancelotti tenterà di raddrizzare con la partecipazione all'Europa League e con la conquista del secondo posto in campionato.

I motivi del periodo negativo

"Quella con il Milan è stata solo una partita storta – ha dichiarato l'allenatore ai microfoni della Rai, subito dopo il triplice fischio finale di San Siro – Certamente non è un periodo negativo e non serve aumentare il carico di negatività dopo questa sconfitta. Siamo a +14 sul quinto posto in campionato e ci resta l’Europa League, dove dobbiamo fare il meglio possibile".

L'analisi è però impietosa. La squadra ha infatti rallentato rispetto a qualche settimana fa, mettendo in mostra limiti atletici e tattici. Con il Milan sono mancati a lungo testa e gambe, e non è nemmeno arrivata la reazione nervosa al doppio vantaggio rossonero. Il calo di alcune pedine fondamentali come Mertens, Insigne, Hamsik e Allan (quest'ultimo distratto dal mercato), ha influito psicologicamente e se a questo aggiungiamo anche la serata storta di Koulibaly, da sempre una certezza per il Napoli, ecco che il quadro diventa ancor più completo e allarmante.