Gennaro Gattuso sta studiando da grande. Il compito affidatogli dal Milan è di quelli che non puoi fallire. Altri prima di lui hanno effettuato lo stesso cammino, bruciandosi: Seedorf, Pippo Inzaghi, Brocchi. Tutti giocatori ex Milan su cui il Milan aveva puntato fortissimo per rilanciarsi. Oggi la storia si ripete con una squadra a -16 dall'Inter ( lo scotto maggiore al di là dei discorsi da Champions) e la dirigenza ha ripuntato su un uomo ‘interno'. Per evitare ribaltoni, per non perdere tempo prezioso ma anche per gestire una situazione economica che potrebbe diventare delicatissima con il proseguire del tempo.

Milan, tutti aggrappati a ‘Ringhio'

Il compito di Gattuso.

Al di là dei dubbi sulle capacità di Gattuso di tirare fuori dal guado il Milan, aspetto cui risponderà il campo e i risultati che da qui in poi la squadra riuscirà a conquistare, il vero punto interrogativo è la gestione della crisi attuale da parte di una società che solo ad agosto non avrebbe mai ipotizzato una situazione così disastrosa ancor prima di Natale. Soprattutto da un punto di vista finanziario a lungo termine con una proprietà che fatica a rispettare i programmi e gli impegni fin qui presi.

Milan, tre motivi per non dormire sereni.

Aumento di capitale e il prestito al fondo Elliot.

Il Milan è nel bel mezzo di un aumento di capitale da 60 milioni di euro deliberato lo scorso maggio, la cui conclusione è prevista entro fine mese. L’aumento di capitale in questione è necessario per mantenere l’attuale assetto della proprietà e per garantire al fondo Elliott una struttura in grado di poter adempiere agli accordi: con il fondo americano , infatti, la società rossonera ha un debito di 354 milioni di euro da restituire entro ottobre 2018, da recuperare soprattutto attraverso la qualificazione in Champions League.

La diffidenza dell'Uefa sul piano di pareggio.

Altro spigolo da smussare è il rapporto attuale con l'UEFA non idilliaco perché il massimo organismo del calcio europeo guarda con diffidenza Li e i suoi investitori. La dirigenza del Milan ha sottoposto un piano per arrivare al pareggio di bilancio entro 4 anni, condizione richiesta dal cosiddetto “fair play finanziario”. Un'altra spada di Damocle dalla quale uscire con la testa ben piantata sul collo perché se l'UEFA stabilirà che il piano di investimenti del Milan e della sua nuova proprietà non è credibile, inizieranno restrizioni e sanzioni.

I dubbi sul vero patrimonio di Li.

Infine, ultima matassa da risolvere è la reale consistenza delle proprietà e delle ricchezze di Li, sempre sotto osservazione per continue inchieste che ne minerebbero la credibilità finanziaria. Come l'ultima sconcertante indiscrezione  secondo la quale le miniere indicate come una delle principali fonti redditizie di Yonghong Li non sarebbero in realtà intestate a lui. Ciò significherebbe che la società rossonera potrebbe ad un tratto scoprirsi insolvente, dover fare affidamento unicamente agli introiti provenienti dai risultati sportivi e non contare su una base economica solida. Tutti rischi che diverrebbero presto incalcolabili e che porterebbero il Milan verso il baratro di una ulteriore vendita in mano a speculatori o – ancor peggio – al fallimento.