Il crollo di San Siro ha fatto rumore. Il Milan ha perso 2-0 contro la Roma che nella ripresa ha dilagato sui resti dei rossoneri che sono pian piano scomparsi dal campo. Dopo un primo tempo in cui entrambe le squadre hanno nicchiato, sono stati gli uomini di Di Francesco a decidere di far proprio l'incontro. Una sentenza senza appello che condanna probabilmente Vincenzo Montella ad un addio anticipato e una dirigenza che deve spiegare come una campagna acquisti da 200 milioni oggi appare come un completo flop in campo con tre sconfitte in sette gare e la Zona Champions lontana già  anni luce.

Disfatta senza appelli

Una sconfitta che vale tutto

Contro la Roma si pretendeva la gara del riscatto, d'orgoglio, di gioco, di squadra. Invece è arrivata la sconfitta più amara di questo inizio di stagione. Perché non c'erano più alibi, non ci si poteva aggrappare al classico stop durante il processo di crescita, o all'imprevisto all'interno di una stagione. Fassone aveva tuonato, il gruppo era avvertito, Montella aveva professato impegno, dedizione e persino idee tattiche riviste.

La gara della svolta, negativa

E' arrivata la sconfitta che ha gettato via in 90 minuti sia l'acqua sporca che il bambino. Perché a San Siro nel primo tempo, quando il Milan è rimasto in bolla di galleggiamento, non c'è stato gioco. E quando i rossoneri hanno accennato a fare la partita, è stata la Roma a dimostrarsi squadra cinica e perfetta, segnando. Tutti i sogni estivi, già aggrappati a fil di seta si sono disfatti in un uno-due di Dzeko-Florenzi.

Tra mercato ed equilibri, crisi Milan

200 milioni in campo

La crisi c'è ed è ufficialmente conclamata. 200 milioni di acquisti, tre quarti di squadra nuovi, tra campioni, nomi importanti, stelle nascenti. In ogni ruolo, in ogni reparto la società ha operato come ai tempi del primo Berlusconi: senza badare a spese. Rodriguez, Musacchio, Bonucci, Kessiè, Borini, Adnrè Silva, Kalinic, Calhanoglu. Tutti presenti dal primo minuto nella disfatta di San Siro. Tutti, senza alcun appello.

Capitan Bonucci non pervenuto

Gli equilibri in campo, ancora una volta non li ha spostati il capitano, Leonardo Bonucci, naufragato ancora una volta tra i flutti avversi. E con la difesa a tre titolare, lui Romagnoli e Musacchio, davanti al proprio pubblico e in una gara cruciale, l'ex Juventus non ha lasciato traccia alcuna. Così come il resto della squadra che non è per nulla gruppo. In fase di costruzione, con differenti cambi di modulo, giocatori che hanno necessità di altro tempo per crescere ancora. Ma che intanto perdono contatto con gli obiettivi prefissi.

Primi in investimenti, sesti in classifica

Dopo 7 giornate la classifica del Milan è deficitaria in tutto. Il sesto posto condanna i rossoneri ai margini della Zona Champions ma anche in rapporto agli investimenti estivi fatti e al valore di mercato della rosa a disposizione di Montella. Per i giocatori in squadra e il loro cartellino, il Milan ha una rosa che vale circa 330 milioni di euro, la terza della Serie A. E il Milan è il primo club alla voce ‘bilancio' di mercato con un passivo di oltre 168 milioni. Due dati che imporrebbero ai rossoneri di essere tra il terzo e il primo posto in classifica.

Il futuro del Milan, si cambia

Montella indifendibile

Ora, con la pausa alle porte, è ora di ‘cose formali' per dirla alla Fassone che non potrà non intervenire subito e a lungo termine. La posizione di Montella è quasi insostenibile, di certo indifendibile. Anche perché il tecnico ha ammesso gli errori tattici precedenti, ritornando con una difesa a tre, dando spazio a due attaccanti di ruolo, creando una mediana tra quantità e qualità.

Il senso di impotenza

Resta l'impegno, ma anche la fortissima sensazione di non riuscire a farcela. Un senso di impotenza che è costato 200 milioni e che se non portasse la Champions League metterebbe il futuro del Milan in mano a fondi che avranno un unico obiettivo da raggiungere: recuperare gli investimenti spesi in un modo o in un altro.

La fiducia al tecnico

Malgrado tutto, dalla società arriva la fiducia a Montella. Di facciata o reale lo diranno le prossime settimane, anzi, giorni. Arriva la pausa della Nazionale, un toccasana per metabolizzare la sconfitta contro la Roma e per preparare il derby contro l'Inter. Quindici giorni in cui, al momento, l'allenatore avrà ancora la possibilità di dimostrare che si può ripartire da subito. Anche se proprio il derby appare come l'ennesimo crocevia da non fallire.