Due stili diversi, due numeri uno per il futuro del calcio italiano. La scuola italiana dei portieri riparte da “Gigio” Donnarumma e Alex Meret. Più pronto il primo, e non potrebbe essere altrimenti. Sobrio e spavaldo il secondo. In due parate decisive, entrambe contro la Spal, la sintesi delle differenze, l'immagine del potenziale. Milan-Napoli passa anche dalle loro mani.

Due parate simbolo

Meret, che alla Spal ha giocato due anni, si è guadagnato i complimenti di Carlo Ancelotti per l'intervento salva-risultato da ex che ha consentito agli azzurri di salvare l'1-0 in una partita rimasta incerta nel punteggio più che nello sviluppo del gioco. Meret, sintetizza il nostro Alessio Morra, “per due volte ha detto di no, la prima su una conclusione di Paloschi, ma poi è stato superlativo quando sugli sviluppi di un corner è volato e ha tolto dalla porta un pallone destinato all’angolino. 7 pieno in pagella per Meret, che ha ricevuto pure i complimenti del presidente De Laurentiis”. Nella trasferta successiva, all'ultima giornata di andata, la Spal sbatte sulla parata decisiva di Donnarumma al secondo minuto di recupero: è spettacolare l'intervento in allungo sul colpo di testa ravvicinato di Fares che blinda il ritorno alla vittoria dei rossoneri.

I numeri

Meret, uno dei dieci portieri più costosi di sempre, si è rotto un braccio al primo allenamento al Napoli. Tornato in campo dopo quasi cinque mesi, con tempi di recupero molto più lunghi delle sei settimane previste, per Dino Zoff è anche più forte di Donnarumma. Oggi, il valore di mercato premia il portiere titolare del Milan, che quest'anno non ha saltato un minuto in campionato e secondo Transfermarkt varrebbe 40 milioni, più del doppio del rivale del Napoli (16 milioni).

Meret ha giocato cinque partite in Serie A, contro Frosinone, Spal, Inter, Bologna e Lazio. Ha tenuto la porta inviolata nelle prime due sfide, contro ciociari e ferraresi, e compiuto 19 parate su 23 tiri nello specchio. In 20 partite, invece, Donnarumma ha totalizzato 54 parate su 77 conclusioni in porta. Le medie premiano il friulano, che raggiunge i 3.8 interventi a partita contro i 2.7 del rivale. In media, in ciascun incontro, Meret interviene 1.4 volte a partita su tiri da fuori (contro 1.1), 2 volte su conclusioni dall'interno dell'area (contro 1.6), e in 0.4 occasioni con l'attaccante all'interno dell'area piccola contro le 0.1 di Donnarumma che però proprio in una simile situazione contro il Torino, ha frustrato la girata di testa di Iago Falque a meno di sei metri dalla porta con un tempo di reazione appena superiore al mezzo secondo.

Donnarumma rinato

Con quattro “clean sheets” nelle ultime sei partite, tanti quanti nei precedenti 26 incontri, il Milan sta alimentando qualche certezza difensiva in più. Anche perché Donnarumma è passato dal 50% di parate a ottobre all'87% di dicembre. L'incostanza dei primi mesi di quest'anno, segnate da partite come quella contro il Chievo o la Sampdoria in cui ha subito gol negli unici tiri concessi agli avversari, sta lasciando il posto alla sicurezza figlia di una serenità che non si vedeva da tanto tempo.

Dopo le critiche per la scarsa reattività sul colpo di testa di Cristiano Ronaldo in Supercoppa, si è ripreso il centro della scena con almeno tre interventi fondamentali a Marassi su Bessa, Lajovic e Veloso. Se il Milan rimane in zona Champions è anche merito suo. Un risultato che non stupisce Roberto Mancini, che ha raccontato la sua nazionale “speciale e divertente” al Corriere dello Sport a inizio gennaio. “Con me Donnarumma non ha sbagliato una partita, poi aspetto Meret, valuto Cragno e tengo presente anche Perin” ha detto.

Il nuovo Meret

Come Donnarumma, Meret non è un portiere dalle frequenti uscite: 0.8 le respinte che alleggeriscono la pressione in area a partita, rivelano i dati Opta nell'elaborazione whoscored, 0.1 in più del portiere del Milan. Meret, che ha iniziato le ultime due stagioni sempre in corso per via degli infortuni, che è arrivato al Napoli a pochi mesi dall'esordio in Serie A, sta affrontando una sfida non semplice.

È cresciuto in un ambiente di competizione positiva all'Udinese, che tra 2012 e 2015 ha gestito lui e Scuffet, di quasi un anno più grande, facendoli giocare in categorie diverse per massimizzare l'esperienza senza metterli l'uno contro l'altro. Scuffet giocava con i più grandi, anche per questo l'arrivo in prima squadra si è rivelato più precoce. Meret è salito del suo passo, ma già dal debutto in Serie A ha fatto vedere di avere basi solide e un approccio al gioco che può e potrà aiutarlo.

È un razionale che mette il calcio in prospettiva e così conserva la matura consapevolezza di chi in campo cerca di non portare pensieri pesanti. Come i piloti d'aereo o gli scacchisti, gioco che non a caso ama particolarmente. Non parla molto, lascia che sia il campo a farlo per lui. “E’ spavaldo. Ha una grande rapidità di gambe, derivata anche dalla sua notevole struttura. Ha buone qualità anche con i piedi” ha detto il preparatore dei portieri che l'ha visto maturare alla Spal, Cristiano Scalabrelli, per quanto nel gioco di piedi abbia ancora ancora importanti margini nell'appoggio corto.

In Italia rispetto ad altri Paesi è più difficile emergere” diceva nel 2017 in un'intervista per il sito della Red Bull, “anche se negli ultimi anni abbiamo avuto la dimostrazione che anche i giovani possono fare bene”. Da lui e Donnarumma può iniziare una nuova tendenza per tutto il calcio italiano.