Il futuro del calcio passa sempre più attraverso la tecnologia che deve aiutare i direttori di gara a non commettere, o commettere sempre meno, errori durante i 90 minuti di gioco. Un compito e una missione che l'AIA (l'Assoarbitri) e le sfere del calcio italiano (Figc e Lega) hanno intrapreso tra i primi in Europa nel chiaro senso di sensibilizzare un intero movimento che sta adottando le stesse misure, con i propri tempi e situazioni. Ma oltre a migliorare sempre più l'aiuto tecnologicoMarcello Nicchi, presidente AIA, ha espresso anche un occhio di riguardo proprio per il fattore umano: chi arbitra con costanza spesso rinuncia ai lavori che aveva in precedenza. E a fine carriera rischia di ritrovarsi con in mano nulla di concreto.

Non si chiama Reddito di Cittadinanza, ma di certo, l'idea è molto simile perché l'Assoarbitri sta lavorando per dare più serenità a chi ogni domenica scende in campo con il fischietto tra le labbra. Un fondo di solidarietà, una cassa comune che provveda a sostenere chi, chiusa la carriera sportiva, si ritrova catapultato nella vita reale, spesso, senza un lavoro che garantisca un'entrata costante.

Quando finisce l'attività si ritrovano senza nulla, a una età avanzata. Non escludiamo di creare un fondo di solidarietà della durata di uno-due anni, per dare agli arbitri la possibilità in questo lasso di tempo di ricrearsi una vita, un lavoro

La tutela ai direttori di gara meno famosi

Un pensiero legittimo da parte di Micchi rivolto soprattutto a chi non ‘sfonda' nel mondo arbitrale. Perché come nel calcio, i professionisti benestanti sono una parte piccolissima rispetto all'intero universo di chi prova a sfondare e si ritrova a guadagnare mensilità oneste per una decina di anni per poi ritrovarsi con in mano nulla. I migliori – pochissimi – percepiscono stipendi importanti, fino a 10o mila euro a stagione tra diritti di immagine, compensi per gare internazionali, finali arbitrate.

La task-force del VAR: ex arbitri per dare più esperienza

Proprio a coloro che arbitrano ma che non riescono ad avere compensi importanti, Nicchi ha deciso di rivolgersi, per tutelarne l'operato e il futuro. Insieme all'ipotesi concreta di ‘recuperare' gli arbitri dismessi, inserendoli in una ristretta task-force del VAR che potrebbe venire composta da direttori di gara con esperienza, di nuovo al servizio del calcio per due-tre anni: "Stiamo progettando un gruppo di pochissimi esperti Var, che abbiano l'attitudine giusta, che possano collaborare per un paio di anni aggiungendosi agli arbitri per fornire un servizio ancor più di qualità".

La Sala VAR a Coverciano: meno pressioni per tutti

La tutela del VAR anche da un punto di vista operativo. Va bene che su ogni campo vi sia la struttura che permetta al direttore di gara di assistere alle immagini, in collegamento con gli addetti alla moviola, ma l'idea di fondo è tutelare ancor più i responsabili VAR che – a differenza dell'arbitro degli assistenti e del quarto uomo – non hanno necessità esplicita di essere sul campo. Su questo aspetto, l'idea è creare una Sala VAR unica a Coverciano: "Si troverebbero più a loro agio, senza subire ulteriori pressioni"