video suggerito
video suggerito

Mancini: “Balotelli? E’ proprio un caz…”

L’ex tecnico dell’Inter torna a parlare del suo pupillo, approfittandone anche per spiegare le difficoltà della società nerazzurra e i motivi del suo addio.
A cura di Marco Beltrami
38 CONDIVISIONI
Video thumbnail

Roberto Mancini a ruota libera. L’allenatore attualmente ai box dopo la travagliata, e inaspettata, conclusione della sua avventura all’Inter è tornato a parlare in pubblico. L’occasione gli è stata offerta da un evento organizzato dall’Associazione Ares Luiss e dall’Università LUISS Guido Carli di Roma. Un’opportunità per affrontare diversi temi: dalle difficoltà della nuova Inter, al suo addio in nerazzurro, fino al suo ex pupillo Mario Balotelli.

Immagine

E per iniziare con il botto subito parole forti, ma cariche d'affetto, per Balotelli: “Mario è un cazzone (scherza Mancini, ndr). Ha l’età di mio figlio, l’ho fatto debuttare in Serie A quando era giovanissimo. E’ un ragazzo straordinario, bravissimo, giovane e quindi come tutti i giovani alcune volte fa delle sciocchezze. Ma i giovani non sarebbero giovani se non fanno stupidate, non esistono quelli che non sbagliano mai. Mario come giocatore è fantastico, ha buttato via un po’ di anni. Un giocatore dopo che arriva a una certa età cambia, spero che questa esperienza in Francia che è iniziata benissimo possa veramente riportarlo ai livelli di qualche anno fa e quindi in nazionale. Ha delle qualità incredibili, e per chi non lo conosce è veramente un bravissimo ragazzo. Un ragazzo di cuore, spero possa sempre migliorare”.

I problemi dell'Inter

Tanta carne al fuoco per il Mancio che ha evidenziato le difficoltà per una società come quella dell’Inter di metabolizzare le novità societarie e di ridurre le “distanze” tra i vertici cinesi e il resto della squadra: “Ho lavorato in Inghilterra dove il presidente praticamente non esiste e dove non c’è nessuno. E’ chiaro che l’Inghilterra ha una mentalità diversa rispetto a quella italiana. In Italia la squadra ha bisogno di sentire la presenza della società, sempre vicina in tutti i momenti. Quindi è chiaro che diventa fondamentale, a volte è difficile andare d’accordo fra italiani. Essere un cinese, un indonesiano, un italiano e un inglese è un po’ più complicato. Loro non capiscono quello di cui ha bisogno realmente la squadra, quindi un po’ di difficoltà ci possono essere”.

La dirigenza cinese troppo "distante"

Le difficoltà maggiori per un allenatore sono quelle legate all’ansia del risultato. A tal proposito è necessaria una società “vicina” allo staff tecnico: “E’ chiaro che in un’azienda il risultato arriva a lungo termine, nel calcio il risultato è a breve termine. Ogni tre giorni vieni criticato, osannato, quindi questa è un po’ la difficoltà degli allenatori e sicuramente ci vuole una società sempre pronta a intervenire ad aiutare e supportare gli allenatori e i giocatori. Credo che questo sia importante”.

Il divorzio dai nerazzurri

Il tecnico jesino è tornato dunque sul suo addio all’Inter, chiarendo diversi punti: “Il mio divorzio dall’Inter è stato consensuale. Abbiamo provato ad andare avanti per tutta la preparazione però purtroppo non c’erano più le condizioni per andare avanti in quel momento lì. E’ stata una cosa consensuale, non c’è stato nessun esonero, nulla. Credo che in Inghilterra ci sia molto più rispetto per il ruolo, in Italia si va dietro a tante cose: radio, tv, carta stampata, dirigenti. A volte non sanno neanche quello che effettivamente dicono, perché nessuno può sapere quello che può accadere in uno spogliatoio e quello che ci può essere tra manager e giocatori”.

Le critiche alla stampa

Non manca una stilettata alla stampa che spesso e volentieri influisce sulle opinioni, anche dei dirigenti destabilizzando l’ambiente a giudizio del Mancio: “In Italia non cambierà mai, ci piace far polemica sempre, siamo fatti così, ci piace questo. Altrimenti i giornali cosa fanno? Già fanno fatica a venderli. Serve un po’ più di calma. Anche in percentuale nella storia del calcio, gli allenatori esonerati vengono sostituiti da altri che poi fanno peggio. L’allenatore precedente conosce, non ha bisogno del tempo che serve al tecnico nuovo: magari il campionato, i giocatori. Anche per questo credo che le società debbano essere un po’ più chiare nel valutare i risultati (negativi e positivi) prima di esonerare un allenatore”.

Video thumbnail
38 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views