Nel calcio le etichette vengono spesso affibbiate con troppa facilità e il più delle volte chi le subisce fatica a liberarsene facilmente. Non tutti, però. Chi ci sta riuscendo, giornata dopo giornata nella sua nuova avventura alla Spal, è Andrea Petagna. Considerato dai più – e in maniera ingenerosa – un giocatore di fatica, poco propenso a inquadrare la porta con continuità, quest'anno sta riuscendo a togliersi parecchie soddisfazioni. Per dirla con un dato immediato, il classe '95 protagonista in passato anche con l'Under21 ha già raggiunto la doppia cifra, come mai gli era capitato in carriera (sette il massimo raggiunto in serie B ai tempi dell'Ascoli).

Dieci gol (undici contando anche la Coppa Italia) che gli hanno permesso di mettersi alle spalle gente del calibro di Icardi (9), Pavoletti (9), Mandzukic (8), Belotti (7) e Dzeko (7), di sicuro quotati molto più di lui all'ultima asta del fantacalcio, per tacere del valore effettivo di mercato. Un bottino che, come ricorda anche Opta, ha iscritto il suo nome nella storia del club spallino essendo il decimo giocatore (subito dietro al compagno di reparto Antenucci) ad aver raggiunto la doppia cifra nel massimo campionato nazionale.

La sua stagione è stata sin qui una continua ascesa. I primi gol alla quarta giornata con la doppietta dell'ex che vale i tre punti contro l'Atalanta, quindi il sigillo nel successo sulla Roma (2-0), il contributo ai pari con Cagliari (2-2) e Genoa (1-1), l'altro gol da ex nel ko per 2-1 col Milan e ancora i centri contro Parma (vittoria per 3-2), ancora Atalanta (ko per 2-1), Fiorentina (perso per 4-1) e infine oggi col Sassuolo (1-1). In soldoni 12 dei 23 punti di squadra, più della metà, sono arrivati grazie anche ai suoi gol.

 

Il cambio di passo, poi, è nel confronto diretto con le ultime due stagioni in maglia Atalanta. In primis, ha già fatto più gol che nel complesso di entrambi i campionati (cinque nel primo e quattro nel secondo), ma la sua evoluzione in un bomber puro è anche nel numero di assist in meno serviti con la Spal. Rispetto ai 16 in due tornei con Gasperini, che lo aveva trasformato in un regista d'attacco, quest'anno è ancora fermo al palo. Continua a contribuire alla manovra, a giocare e far reparto da solo, ma la finalizzazione ha assunto la priorità nella sua scala dei valori. E adesso può giustamente rispondere alle critiche con numeri alla mano: "Scarso a chi?".