L’Inter risponde al Milan: cinque gol e un inchino di sfida

Se si vince anche con il gol di Gattuso a Torino, contro la Juventus, in una sfida che valeva per i bianconeri un'intera stagione, allora è l'anno del Milan. Un 1-0 così pesante non si vedeva da tempo, tanto più se arriva su una mezza papera di Buffon e un tiraccio da parte di chi non segnava dal 2008 e in undici anni di carriera rossonera ha messo in tabellino solamente 10 reti.
Ed è questo il primo motivo per cui l'Inter è scesa senza tempra in campo contro il Genoa: contro il Fato nulla si può anche se si prova fino alla fine. Il Genoa l'ha capito subito, Leonardo ci ha messo un'ora di tempo rischiando di chiudere anzitempo la sfida scudetto con tanti saluti al derbyssimo del prossimo 3 aprile a San Siro.Meno male che ci ha pensato il solito "problem solver" Samuel Eto'o, goleador sublime. Il camerunense ha siglato la sua ennesima doppietta, ha dato l'assist perfetto per la rinascita di Goran Pandev, ha giocato un secondo tempo da Extra Terrestre, prendendo per i capelli gli svogliati compagni alla rimonta di giornata: 5-2 al Genoa che pur aveva destato qualche sprazzo di ottimo gioco.

Nella giornata di follia collettiva c'è stato così anche il tempo per vedere tornare al gol anche il ‘Pazzo' per antonomasia, Giampaolo Pazzini che in un'aria di derby personale con il Grifone ha avuto il merito di dare il là alla goleada. Ma la ‘cura Genoa' è servita anche per il macedone ex Lazio che, subentrato ad uno spossato Stankovic, in 45 minuti ha confermato che per quanto lo riguarda, a Monaco lui può giocare 90 minuti. Chissà se Leonardo se ne sia accorto o l'abbia scambiato per Milito… Dopotutto, è Pandev l'arma in più di quest'Inter che si giocherà in mese l'intera stagione: in Coppa – con Milito in bilico – il macedone deve essere sfruttato meglio o da punta o da trequartista, ma dovrà essere utilizzato.
Poi, c'è anche la conferma della bontà dell'acquisto di Yuto Nagatomo, il piccolo samurai che viene caratterizzato dai più come una ‘mascotte' della squadraper la sua simpatia e per il suo fare un po' naif. Eppure, si è fatto trovare al posto giusto al momento giusto e ha fatto la cosa giusta, segnando un gran bel gol. Tutti a festeggiarlo e tutti a fare l'inchino di rito: un modo tutto giapponese di esultare, ma chissà se qualche milanista l'ha interpretato come un irriverente segnale al Milan capolista.

I punti di distacco restano 5, un abisso in senso assoluto, una pozzanghera a pensare i -13 di inizio anno. Eppure, la sensazione è che per quanto si impegni Leonardo, davanti a questo Milan spietato e cinico (che fa punti in trasferta con le reti di Strasser o di Gattuso e pareggia al 95′ a San Siro 4-4 contro l'Udinese) ci sia poco da fare. L'unica è arrivare al derby del 3 aprile senza aumentare il divario ma anche in caso di successo nerazzurro resterebbero altri due punti da conquistare per pareggiare i conti in vetta alla classifica.
L'imperativo è crederci, continuare a vincere e non badare agli altri: adesso ci sono Brescia e Lecce, due comprimarie ma invischiate nella lotta per non retrocedere. Due bucce di banana da saltare a piè pari ma non a occhi chiusi perchè lo scivolone (Palacio insegna) è sempre dietro l'angolo. L'obiettivo è provarci fino alla fine e oltre, senza pensare al Bayern o alla Coppa Italia, perchè non si può lasciare nulla di intentato contro il Milan. Perchè se si ci si deve "inchinare", meglio farlo per i gol di Nagatomo, non certamente per quelli di Gattuso…