Un colpo di testa impattando il pallone a due metri e 47 centimetri da terra rimanendo sospeso in area per un’infinita di tempo, avendo la possibilità di studiare bene la situazione e scegliere dove indirizzare il pallone. Insomma, la solita prodezza da centravanti di Cristiano Ronaldo, sempre più decisivo negli schemi della Juventus laureatasi campione d'Italia per l'ottava volta consecutiva.

Gol di testa: la carica dei 101

Quello al Torino, il gol numero 601 con le squadre di club, è il sigillo numero 101 realizzato di testa, specialità grazie alle quale è arrivato poco meno del venti per cento dello straordinario bottino totale accumulato fin qui in stagione. Ma il cinque volte Pallone d'Oro non è sempre stato uno specialista del gioco aereo, bensì lo è diventato, così come non è sempre stato una punta vera, ma lo è diventato nella seconda fase della sua brillante carriera.

Per capire quanto questo fondamentale sia una delle armi più letali tra quelle a disposizione del fenomeno di Madeira basti considerare che sette delle ultime dieci reti dello juventino tra campionato e Champions sono arrivate proprio con un colpo di testa: due contro Oblak nella straordinaria rimonta casalinga con l’Atletico Madrid in Champions League, poi quelli all’Ajax, alla Cruyff Arena prima e allo Stadium dopo, tanto bello quanto inutile.

Da ala a punta vera: l’evoluzione tattica di CR7

Ronaldo sin dai primi esordi con la maglia dello Sporting Lisbona si impone come ala: scatti, dribbling, assist. Un concentrato di forza e tecnica. Quando il fisico glielo permetteva infatti CR7 amava scattare da lontano, fare la fascia ed entrare in area di rigore, o per ricevere un assist o per fornirlo o per tirare in porta. E' stato così per gran parte della prima fase della sua carriera, quando è esploso nel Manchester United e nei primi anni al Real Madrid: veloce, tecnico, chirurgico. Non dava riferimenti alle difese, nell'uno contro uno vinceva sempre, sotto porta era micidiale.

Un lavoro costante che ha migliorato nel tempo con un allenamento specifico che gli ha permesso maggior esplosività muscolare rendendolo unico nel suo genere. Marcare Ronaldo era impossibile: a uomo non c'era avversario capace di contrastarlo per 90 minuti, a zona si beffava delle marcature larghe trovando sempre lo spazio giusto. Potevi imbrigliarlo per 40, 60, 80 minuti ma gli bastavano 5 minuti di libertà per essere decisivo.

Addio alla fascia con Sir Alex Ferguson

La prima svolta tattica, targata Sir Alex Ferguson, arriva sul finire della stagione 2006-07. Quella in cui vince il primo titolo importante (la Premier League), va per la prima volta oltre le 50 presenze stagionali e la doppia cifra in campionato (17 gol, 23 in totale). Ma anche l’anno in cui incassa il boccone amaro della semifinale di Champions League persa in rimonta contro il Milan. Fu allora infatti che Cristiano Ronaldo cominciò ad abbandonare la fascia per giocare da prima punta anche se in un tridente molto mobile che lo vedeva affiancato da Tevez e Rooney con i quali si scambiava continuamente la posizione.

Attaccante esterno con Mourinho

La seconda evoluzione tattica è invece targata José Mourinho che nel 2012 gli ritaglia un altro ruolo nel suo Real Madrid: CR7 parte sulla fascia come un’ala per chiudere in area da attaccante consumato. Il lavoro certosino su punizioni e colpi di testa (nuova specialità della casa) e quello sulla fase difensiva e la forza mentale gli permettono di chiudere per la prima volta una stagione con più gol segnati che match disputati (60 reti in 55 incontri).

Cr7 oggi: meno corse, meno tocchi e i gol di prima

Oggi, Ronaldo ha capito che il suo gioco dev'essere differente dal passato. La forza muscolare è calata per una questione di mera età: ha 34 anni, articolazioni e muscoli sono logorati dal tempo, dagli scatti, dai dribbling e dalle botte subite. Lo sa e ne ha fatto virtù perché oggi il portoghese corre meno ma resta più al centro della manovra, più vicino alla porta, sfruttando ancor più le proprie qualità tecniche.

Un'ulteriore evoluzione tattica di Ronaldo dimostrata anche dai dati: il portoghese parte sempre più spesso dalla sinistra ma la sua presenza in area di rigore è nettamente superiore rispetto al passato. Al progressivo diminuire dei dribbling e dei cross effettuati infatti corrisponde l'aumento proporzionale dei tiri da dentro l'area piccola e dei gol siglati toccando il pallone una sola volta.

 

A Madrid e a Torino il ‘nuovo' CR7

Con il passare degli anni dunque è diventato sempre più attaccante, una trasformazione maturata a Madrid con Zinedine Zidane che ha allungato la sua carriera avvicinandolo ancora di più alla porta. Così il 34enne di Madeira non spreca energie, non corre a vuoto, gioca d'anticipo prima di testa e poi coi piedi. Il nuovo Ronaldo è cambiato, forse anche in meglio: non è un centravanti classico, non aspetta il pallone in mezzo all’area, però è diventato una macchina letale.

Ma di testa è veramente cresciuto grazie alle straordinarie qualità fisiche, al senso della posizione, all’intuito che lo accompagna nei momenti decisivi e che spesso gli consente di bruciare l’avversario sul tempo, che si aggiunge alla capacità di stare in aria più tempo rispetto agli avversari come ha dimostrato in occasione della rete che ha permesso alla Juventus di riacciuffare il Torino nei minuti finali del derby della Mole di venerdì scorso. E chissà che con Massimiliano Allegri (o con il suo eventuale sostituto) non cominci una nuova ulteriore fase della sua straordinaria carriera.