Nella notte dell'eliminazione al Mondiale c'è poco o nulla da salvare. Un'Italia irriconoscibile è scesa in campo, incapace di superare l'ostacolo Svezia e condannando un'intera Nazione al supplizio di un'estate da semplice spettatore. Proprio nella Patria del calcio chiacchierato, lo sport più diffuso e praticato, dove si dà spazio maggiormente a critiche, ironie e facili sarcasmi quando non ci si improvvisa ct e direttori tecnici elargendo consigli tattici e di mercato.

A farne le spese, oggi, è l'intera Nazionale, capitanata da Gian Piero Ventura, verso i quali non si rinuncia a nulla, dalla semplice battuta a alla seriosa analisi politico-sociale-calcistica. Ma c'è chi per un momento giova per tutta questa attenzione rivolta altrove. E' Leonardo Bonucci, da inizio stagione finito sotto gli strali di una critica feroce e che proprio nella sera di San Siro è stato artefice di una partita gagliarda e coraggiosa. Come ai tempi del bianconero. Ma nessuno se n'è accorto.

L'inferno di Solna.

La vittima sacrificale.

Leonardo Bonucci ha fatto parlare di sè nel match d'andata solamente per il naso rotto. E' naufragato insieme ai suoi compagni nel freddo di Solna, compromettendo di fatto il cammino azzurro verso il Mondiale russo. In quell'occasione il centrale difensivo è stato oggetto di nuove critiche e facili ironie come da sempre oramai accade ad ogni fine gara disputata con la maglia del Milan. E l'aver ricevuto un colpo proibito ad inizio match, non ha fatto che aumentare il sarcasmo popolare.

Il naso rotto, i fischi, la sconfitta.

Nella partita d'andata Bonucci ha dovuto lottare su ogni fronte: contro la Svezia in campo, il pubblico sugli spalti (che fischiava ad ogni suo tocco), al dolore per il setto rotto e contro la critica popolare. Ne è uscito, come i suoi compagni con le ossa (non solo del naso) spezzate. Eppure, a San Siro, con l'Italia che non è riuscita a ribaltare il risultato, proprio Bonucci è apparso rinato. Se il collettivo è mancato e le giocate vincenti dei singoli sono venute meno, la prestazione dell'ex bianconero è stata tra le più positive di sempre.

Il riscatto di Milano.

Via la maschera, a viso aperto.

Partito con la maschera di protezione, Bonucci ha concluso il match guardando gli avversari a viso aperto, senza più nulla sul volto. Trance agonistica, spirito da combattente, voglia di riscatto. Che a livello personale c'è stato. Bonucci ha sbagliato poco o nulla nella serata del disastro. Non era da lui che ci si attendeva un gesto risolutivo, anzi probabilmente molti lo attendevano al guado di nuove ironie. Ma l'attesa è stata delusa.

In attesa della conferma col Milan.

Se si scerne la crusca dal grano, si può anche osare dicendo che proprio nel punto più basso del cammino azzurro, Bonucci forse ha ritrovato se stesso. Senza i fari puntati addosso, ha ripreso a pensare unicamente a giocare dando segnali incoraggianti di essere fuori dal tunnel personale. Passaggi precisi, rilanci azzeccati, recuperi e ripartenze. Al di là di tutto, al di là degli equilibri, al di là del Mondiale perso, l'Italia ha ritrovato il suo campione. E forse anche il Milan.