I cambiamenti nel mondo del calcio, le prospettive legate a nuovi tornei internazionali, e la possibilità di trasferire le partite della Serie A all'estero. C'è tanta carne al fuoco nell'ultimo intervento di Andrea Agnelli, presidente della Juventus e soprattutto dell'ECA (Associazione dei club europei) in occasione dell'apertura del terzo World Football Summit in corso di svolgimento a Madrid. Spunti interessanti sui cambiamenti a cui va incontro il mondo del calcio a livello di club.

Le partite della Serie A all'estero, Agnelli prende in considerazione questa ipotesi

Un tema caldo soprattutto in Spagna è quello legato alla possibilità di far disputare partite di campionato all'estero. La bocciatura della Federcalcio spagnolo ha spento i sogni della Liga di far disputare Girona-Barcellona a Miami. E in Italia? In futuro ci saranno match di Serie A disputati in altri Paesi? Andrea Agnelli prende in considerazione questa prospettiva: "So che qui in Spagna il tema è caldo per l’idea di Javier Tebas, che ha lavorato benissimo in questi anni per far crescere nel mondo il marchio della Liga, di portare una gara di campionato negli Stati Uniti – riporta Gazzetta.it – In Italia abbiamo già esportato la Supercoppa ma è più facile, visto che è fuori dal calendario. Abbiamo l’esempio di grandi competizioni come la Nfl o la Nba che esportano le proprie partite, quindi la cosa va considerata. L’idea per tutti è quella di raggiungere un’audience globale e per questo viaggiamo durante l’estate verso l’Asia o gli Stati Uniti. L’importante però è che con la Uefa si trovi una soluzione comune per tutti e non ci si limiti a iniziative isolate".

Il nuovo torneo di calcio internazionale e la Superlega

Nel suo ultimo intervento nell'assemblea dell'ECA il presidente Agnelli ha confermato il via libera per l'introduzione di un nuovo torneo di calcio internazionale che si andrà ad aggiungere a Champions e Europa League. Nel World Football Summit, il numero uno della Juventus ha confermato questo progetto, intervenendo anche sul tema della superlega: "Ne abbiamo già parlato e continueremo a farlo. L’idea di campionati transnazionali è sul tavolo perché l’esperienza dei diritti tv venduti in maniera comunitaria e non singola ci ha insegnato che uniti si guadagna di più, il prodotto si vende meglio. Si era parlato di allargare l’Europa League da 48 a 64 squadre mentre è meglio ridurla a 32 e creare un’altra competizione con lo stesso numero di squadre. Verrebbero coinvolti lo stesso numero di club ma con un trofeo internazionale in più da vincere e la possibilità di creare competizioni equilibrate che sono più interessanti e dove tutti possono crescere".

I calciatori non sono macchine, il presidente della Juve e dell'ECA vuole una calendarizzazione unificata

Tra il dire e il fare però bisogna anche fare i conti con i protagonisti principali del movimento, ovvero i calciatori. Troppi impegni rischiano di diventare nocivi per i giocatori, con Andrea Agnelli che chiede con decisione di rivedere i calendari e magari unificarli a livello internazionale: "L’obiettivo primario a breve termine è la preparazione di un calendario internazionale unificato. Al momento ognuno fa come vuole mentre è necessario allineare. I tornei delle varie Confederazioni devono essere disputati in anni pari con riposo per tutti in quelli dispari. I calciatori non sono macchine e se sfruttati al massimo livello si rompono facilmente, esattamente come le Formula 1: se si esagera cedono. C’è bisogno di uno stop ogni tanto. Bisognerebbe prevedere pause internazionali a settembre e novembre, togliendo quella di ottobre, e una terza a giugno, alla fine della stagione dei club. Poi tutti a riposo. È necessario razionalizzare

L'attacco di Agnelli a Uefa e Fifa

In conclusione non manca una stilettata agli organi che governano il calcio europeo e internazionale: "C’è gente che non rischia nulla, che fa una vita molto comoda mentre noi club sì che rischiamo. Gli imprenditori siamo noi: noi investiamo in stadi, infrastrutture, giocatori, academies e via dicendo e se le cose vanno male paghiamo di tasca nostra, in prima persona. Fifa e Uefa si limitano a raccogliere e distribuire, raccogliere e distribuire, raccogliere e distribuire. Se incassano il 30% in meno, distribuiscono il 30% in meno. Se capita a noi andiamo in crisi, perché abbiamo costi fissi, centinaia di impiegati e un monte salari che arriva al 70% del fatturato. Per questo chiediamo di essere ascoltati quando parliamo di calendario internazionale”.