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Chi ha detto che in Spagna o in Inghilterra si sta meglio che in Italia? Forse è un luogo comune perchè nella penisola iberica, il calcio sta rischiando di implodere ancor più di quello italiano. Se infatti nel nostro Paese i problemi sono noti, con lo scandalo scommesse, i milioni bruciati nell'ultimo triennio e i problemi legati ad un fair play finanziario che non c'è, in Spagna il tutto sembra essere vissuto senza grandi allarmismi, malgrado la situazione sia da codice rosso. A lanciare l'allarme non è stato alcun organo federale o politico, bensì i ‘soliti' giornalisti in cerca di scoop. "Marca" tra i piu' noti quotidiani sportivi iberici, da sempre vicino al Real Madrid ha scoperchiato la pentola dei debiti della Liga mostrando al mondo una federazione al limite del collasso.

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I DEBITI TENGONO IN OSTAGGIO IL CALCIO SPAGNOLO – "L'estate sarà calda", scrive Marca, il più letto giornale calcistico in Spagna. La realtà – dietro i trasferimenti astronomici di "galattici", gli stipendi stratosferici delle star, da Messi a Cristiano Ronaldo – è ancor più preoccupante. Almeno 21 società di Prima e Seconda Divisione hanno già fatto ricorso alla cosiddetta ‘Ley Concursal‘, una legge ad hoc che consente di sospendere o dilazionare il pagamento dei debiti senza essere dichiarati in bancarotta formale. Qualcosa di molto vicino al nostro ‘spalmadebiti‘, cosi i club iberici vanno avanti senza che la Federcalcio possa punirli con retrocessioni o perdita di punti. Oltre 300 giocatori hanno già denunciato insolvenze da parte dei loro club nel massimo campionato di Liga o in Seconda Divisione. Il loro sindacato minaccia lo sciopero generale e il blocco del prossimo campionato se prima non sarà garantito il pagamento degli arretrati. Una realtà disarmante che potrebbe portare ad una scelta radicale: lo sciopero.

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ANCHE BARCA E REAL IN DIFFICOLTA' – Praticamente solo i due grandi, Barcellona e Real Madrid – ma nemmeno più di tanto visto i tagli effettuati dal club catalano sulle sezioni non professionistiche della polisportiva – riescono a gestire l'enorme debito accumulato – poco meno di un miliardo – con introiti annuali superiori. Solo con i diritti tv incassano 600 milioni di euro, la metà di quanto va a tutte le società di Liga. Un duopolio che permette ai due presidenti di investire ogni anno milioni freschi sul mercato, prelevando i campioni in giro per Europa e Sudamerica mentre le altri squadre restano a guardare con un ‘gap‘ sportivo che si allarga di anno in anno. Tutti gli altri club, a parte quelli che hanno avuto la fortuna di essere rilevati da sceicchi arabi o da investitori stranieri, come il Malaga – che sotto la presidenza degli sceicchi sta facendo una campagna acquisti senza complessi e punta a essere fra i grandi la prossima stagione – o il Getafe, annaspano, rischiando la bancarotta e sono in difficoltà nel pagamento degli stipendi ai giocatori.

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L'INTERO SPORT IBERICO AL MURO – Ad oggi, in Spagna le sovvenzioni pubbliche che hanno permesso il proliferare di club e introiti in tutte le discipline, sono ridotte al lumicino e non solo il calcio sta passando uno dei momenti di crisi più profonda di sempre. L'intero panorama sportivo iberico è in ginocchio. Il campionato spagnolo di basket conta cinque club sull'orlo del fallimento e altri due hanno seri problemi di liquidità, mentre nessuno o quasi è in regola con i pagamenti. Nel volley la situazione non è più rosea, azi: la Superlega maschile conta solo  cinque iscritte e alla quota di dodici non ci arriverà mai e la FEV (la locale Lega Volley) è pronta a qualsiasi compromesso. Il ciclismo ha visto il calendario impoverirsi con tyagli pesanti a gar storiche in Spagna e la crisi è profonda anche nella pallamano, sport molto seguito nella penisola iberica.

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L'ASSISTENZIALISMO E' FINITO – Fra quelli che già hanno fatto appello alla "Ley Concursal" ci sono grandi e storici club del calcio spagnolo del calibro di Saragozza, Rayo Vallecano, Hercules, Betis, Cadice, Granada, Maiorca, Recreativo, Xerez, Cordoba. Una lista lunghissima che sta mettendo in ginocchio l'intero movimento del Paese campione del Mondo. L'applicazione della legge potrebbe far perdere ai calciatori il 50% degli stipendi arretrati, visto che le società che vi si sono rivolte potrebbero far scattare questa opzione prevista per fermare le emorragie economiche. Il rubinetto degli aiuti pubblici, dei Comuni, che finora è servito a tappare alcune falle, ora si è  definitivamente chiuso: la crisi ha prosciugato le casse degli enti locali. Dietro le cifre mirabolanti sparate in questi giorni per i possibili nuovi trasferimenti eccellenti – 50 milioni per Sanchez al Barca o 40 per Fabregas – c'è ora la realtà degli stipendi dimezzati ai calciatori nelle squadre più piccole che sono in fermento. "A giocatori che prendevano 500mila euro all' anno ora si propone la metà – spiega ancora "Marca" – e nella Seconda Divisione si prendono giocatori per 90mila euro all'anno". I club della Spagna campione del mondo, avverte il giornale , devono "cambiare modello" prima che nel 2012 scattino le nuove norme Uefa del "fair play" finanziario: ma "prima ci sarà una estate molto calda".
Intanto, Real e Barcellona non sembrano accorgersene spendendo milioni per ingaggiare i migliori pezzi del calciomercato 2011.