Sinisa Mihajlovic è malato. Il leone serbo di Vukovar ha la leucemia. E lo ha confessato in prima persona, davanti a tutti, affrontando l'avversario come era solito fare a centrocampo e in panchina. L'ennesima dimostrazione della profondità dell'animo di un uomo, prima che di un atleta e un professionista, nel saper affrontare le prove che la vita gli pone davanti. "Per poter tornare magari anche come un uomo migliore e raccontare anche questa, oltre a tutto ciò che mi è già capitato", ha sottolineato in conferenza stampa. Perché Mihajlovic lo ha detto guardandoci negli occhi: "Adesso vado, vinco e torno perché questa battaglia io la vinco".

Ed è proprio nel momento del dolore, delle difficoltà, degli imprevisti che emerge lo spessore di una persona i suoi valori, la sua dignità. Anche quando, pur in un momento delicato e difficile, non fa prigionieri, sottolineando anche l'ultimo ‘tradimento' che ha subito ("chi per 100-200 copie in più ha tradito una amicizia di 20 anni") anticipando i contenuti di ciò che doveva essere una dichiarazione intima e personale.

Ma la conferenza stampa per Sinisa non è stata solo l'occasione di dimostrare ancora una volta di che tempra è fatto. E' servita a lui stesso per lanciare un appello, provando a trasformare la tragedia di una malattia che ti colpisce come "un incubo, ma dall'incubo ti svegli e dici ‘meno male, è finito'. Qui è la realtà e da un giorno all'altro devi solo combattere per vincerla". Un appello sulla prevenzione, sull'importanza di curarsi, di anticipare momenti come questi.

Nessuno di noi deve pensare di essere indistruttibile, invincibile. Ognuno pensa: a me non succede. Poi quando ti succede è una botta tremenda. L'unica speranza è fare prevenzione. La leucemia se la scopri dopo due mesi o un anno è un'altra cosa, può succedere a tutti. Io stavo bene da tutti i punti di vista. Il messaggio che voglio lanciare è: è giusto prevenire, solo così si combatte la malattia. Se hai fatto esami e controlli è più facile vincere. L'ho detto anche ai miei ragazzi.