Un'ammenda, anche salata, ma tale resterà la sanzione che il Giudice Sportivo infliggerà al Cagliari per la gazzarra razzista di una parte dei suoi tifosi rivolta verso Moise Kean, Blaise Matuidi e lo stesso Alex Sandro. Che colpa hanno? Avere la pelle nera. E nulla c'entra la ‘provocazione' dell'attaccante bianconero: quel gesto non era un atto di sfida ma questione d'orgoglio e di rispetto da parte di chi non intende abbassare testa e sguardo dinanzi alle offese più becere. I buuu e gli ululati rivolti nei suoi confronti anche prima dell'esultanza fanno parte delle bestialità da stadio che spesso vengono urlate negli stadi italiani, proprio come accaduto di recente a Kalidou Koulibaly del Napoli a San Siro contro l'Inter.

Cosa rischia la società sarda? Molto dipende da quanto messo a referto dagli ispettori federali presenti alla Sardegna Arena per la gara tra rossoblù e Juventus. Erano in 3, di cui uno proprio sotto il settore che ospita la parte più calda dei sostenitori isolani. Secondo le indiscrezioni filtrate, considerato il numero esiguo di persone protagoniste delle espressioni razziste e discriminatorie, non sarebbe stata ravvisata una ‘reale dimensione e percezione del fenomeno' – come riportato dalla Gazzetta dello Sport -. Insomma, nulla di così grave da motivare una chiusura della Curva oppure la squalifica dello stadio.

Il comunicato del Cagliari sulla vicenda Moise Kean

Nelle ultime ore il presidente del Cagliari, Giulini, è intervenuto con un comunicato ufficiale per chiarire la propria posizione in merito a quanto accaduto sabato sera allo stadio. Parole che fanno seguito al botta e risposta tra il massimo dirigente e l'opinionista di Sky, Daniele Adani. Inizia così la lunga nota della società che si articola su due punti essenziali

L’argomento merita una profondità che capisco sia complicato esprimere in uno studio televisivo in pochi concitati minuti – ha ammesso il numero uno dei sardi – Detto questo ci sono due aspetti da tenere in considerazione.

  • 1. Anche un solo “buu” va condannato, sempre. Ma non basta una condanna, per sconfiggere il razzismo ci vuole impegno, cultura e iniziative. Tutto quello che il Cagliari fa, dalla Scuola di Tifo alla Curva Futura per i bambini, dalla Quarta Categoria alla Football Academy e alle altre numerose attività, è proprio volto a creare un contesto culturale diverso. E la realizzazione della nostra nuova casa va in quest’ottica. Il razzismo si condanna ma soprattutto si sconfigge. E per farlo occorre aggiungere fatti alle parole.
  • 2. C’è un secondo aspetto, che non è minimamente legato al primo e che riguarda un ambito molto sensibile e si chiama Rispetto. Noi insegniamo ai ragazzi del nostro settore giovanile che il calcio è gioia, divertimento. E che il fine di tutto, il gol, è un momento di condivisione meraviglioso. Lo facciamo tutti i giorni cercando di imparare da club come il Barcellona o il Manchester City, che da tempo lavorano con i giovani su questi aspetti. Venerdì scorso Fabio Pisacane dopo il gol non è andato a ‘sfidare’ una tifoseria (quella del Chievo, ndr) già tesa per la situazione di classifica, ma ha mimato il gesto del pancione condividendo con i compagni questa gioia. Ma nonostante ciò, tutti dobbiamo impegnarci a lavorare perché a partire dai più giovani si capisca che rispettare il prossimo, il suo stato d’animo, la sua frustrazione è un gesto lodevole. Sempre.

Ribadisco non è un rapporto causa effetto giacché non c’è nulla che possa in alcun modo giustificare un solo buu. Il razzismo è da condannare sempre in ogni sua anche infinitesimale forma. Ma gli anticorpi si creano anche insegnando soprattutto alle nuove generazioni che il calcio è gioia e che il rispetto per gli altri fa di noi delle persone migliori. Il Cagliari negli ultimi anni sta facendo un importante lavoro in termini di cultura condivisa e di diffusione di valori positivi, anche attraverso azioni concrete come la realizzazione di infrastrutture atte a favorirli.