Aveva fatto scalpore il caso di quel Cagliari-Juventus dello scorso 2 aprile, quando i tifosi sardi apostrofarono i bianconeri Matuidi e Kean con cori razzisti e ululati. A rendersi responsabile dei beceri inni razzisti fu una ristretta frangia dei sostenitori della Curva Nord, così piccola da non essere ritenuta dal Giudice Sportivo "in grado di produrre effetti di ampia rilevanza e percezione". Per questo motivo il Cagliari evitò la squalifica, ma i calciatori juventini non hanno dimenticato l'accaduto. Il centrocampista francese Blaise Matuidi è tornato sulla vicenda in un'intervista rilasciata a France Football e ha rivelato di aver avuto in quel momento la tentazione di abbandonare il terreno di gioco.

Matuidi: "Ho preferito non dargliela vinta"

Il francese ha spiegato di aver preso infine la decisione di continuare a giocare per minimizzare il fenomeno e non darla vinta ai "tifosi" che hanno insultato lui e Kean. Il centrocampista della Juventus ci ha tenuto a precisare il suo modo di intendere il calcio e lo sport in generale, come un mondo in cui il razzismo e l'odio non hanno motivo di esistere

Non volevo rinunciare ad aiutare la mia squadra: c'era una partita da giocare. E penso di aver fatto bene, non credo che sia la soluzione migliore, anche se so che questo è il mio punto di vista e non tutti la possono pensare come me. Sarebbe stato come dargliela vinta e invece dobbiamo vincere noi brave persone. Non ho mai provato odio per nessuno – ha continuato Matuidi – nemmeno rabbia. Il razzismo non c'entra niente con gli stadi di calcio, non dovrebbe esserci. Invece purtroppo c'è e si vede spesso in tutto il mondo. E' disgustoso, il calcio non è questo.  L'amore è più forte dell'odio, naturalmente. Sono un credente e dico: Dio è amore.

La difesa del Cagliari

In un comunicato, il Cagliari aveva minimizzato il fatto, evidenziato come il gesto nascesse soltanto da alcuni tifosi e non da tutta la curva. Gli stessi supporter sardi avevano spiegato che i "buuu" iniziali erano una contestazione ad un tentativo di simulazione di Moise Kean e si erano poi trasformati in insulti razzisti dopo l'atteggiamento di sfida dello juventuno in seguito al gol segnato.