Il dito o la luna? La scelta parrebbe ovvia ma per Luciano Spalletti, anche nel pieno delle difficoltà, il gusto di sorprendere non viene mai meno. E così, nel polemico dopo partita contro il Bologna, il tecnico dell'Inter cerca di guardare al di là dell'indice puntato verso sè e i suoi giocatori. Mirando alla luna, appunto. Che in questo caso ha l'effige della prossima partita da affrontare, la trasferta di Parma, nuovo traguardo sul quale concentrarsi senza ulteriori distrazioni. Ed è anche per questa ragione che i dirigenti, tra i quali l’amministratore delegato Beppe Marotta, hanno avuto un confronto con il tecnico sulla situazione della squadra. Un colloquio di circa venti minuti in cui è stata ribadita la fiducia all'allenatore.

Per Spalletti nessun esame

E così, Spalletti spiega il proprio punto di vista, quello di chi vive lo spogliatoio ogni domenica e osserva giorno per giorno il lavoro di tutti. Al di là dei risultati che si raccolgono in partita e che direbbero che vi sia una spaccatura concreta, evidente tra giocatori e allenatore: "Non mi sento sotto esame. Malgrado i fischi, giusti, non posso dire che la squadra non mi segua, anzi".

Con i giocatori, per i giocatori

La sensazione era quella di dover trovarsi di fronte ad un allenatore che fosse in difficoltà nel rispondere alle domande e alle critiche, evidenziando una scollatura all'interno del progetto tecnico e invece Spalletti si è caricato sulle spalle i fischi e le critiche dei tifosi scontenti di questa Inter, evitando processi alla squadra sia nei singoli che nel collettivo.

La squadra mi segue ma nella lotta si vede che manca qualcosa perché gli altri lottano più forte di noi e questo è il dato fondamentale. Cosa ho detto negli spogliatoi? Chiaramente tutto ciò che mi ha dato fastidio, senza che vi fossero dubbi al riguardo

Squadra debole in un club forte

Spalletti, dunque, pensa al Parma. Non a chi potrebbero insidiarlo in panchina né alla possibile contestazione: ”Probabilmente queste voci servono a quelli che ne traggono dei vantaggi in base alla permanenza o meno dell’allenatore. Se è questo il discorso, non mi riguarda. I fischi? Li ho ricevuti ovunque, non mi fanno effetto, penso solo a lavorare anche se capisco il disagio: oggi questa squadra non è all'altezza della forza del club per cui gioca e dei tifosi che la seguono"