Fuori da tutto: scudetto, Coppa Italia, Champions League, Europa League. E adesso a rischio anche quarto posto. Troppo per pensare che il prossimo anno si possa continuare insieme. Così, Inter e Spalletti meditano il lungo addio, a giugno, quando le strade si separeranno e ognuno prenderà scelte diverse. Ma questa ipotesi potrebbe arrivare prima, molto prima. Il derby, infatti, è uno spartiacque importante.

Beppe Marotta ha fatto il proprio a fine match contro l'Eintracht: Spalletti non ha colpe. Squadra decimata, caso Icardi sempre sulla spalla, avversario fastidioso al punto giusto. Un mix devastante per i nerazzurri che sono entrati subito in confusione rimediando l'ennesima delusione europea. Ma è difficile non pensare che dietro alle parole distensive (alle porte c'è il derby) di Marotta, non vi sia una decisione già comunemente presa.

Le colpe di Spalletti

Luciano Spalletti non ha vissuto una stagione semplice, anche perché nel momento più importante dell'anno ha perso il giocatore su cui si era incentrato tutto, Mauro Icardi con ripercussioni ovvie sui risultati. Ma è anche vero che il tecnico è il primo a pagare e se può recriminare la sfortuna (Nainggolan lungamente corteggiato non è mai stato in condizioni ottimali per giocare), deve anche fare mea culpa per non aver dato un'impronta soprattutto all'autostima del gruppo.

Il sogno: Mourinho, l'eroe del Triplete

I tifosi avrebbero anche le idee chiare su chi richiamare in panchina: Josè Mourinho. Lo Special One è l'uomo del Triplete ma avrebbe solo tutto da perdere in una squadra da rifondare, riplasmare e rilanciare. Differenti i presupposti rispetto al fantastico 2010 in cui riuscì a vincere tutto. Ma per la Curva nerazzurra sarebbe proprio Mou il salvatore della patria.

Il pragmatismo: Conte, per una mentalità vincente

Da un punto di vista dirigenziale, invece, il candidato perfetto sarebbe rappresentato da Antonio Conte. Che non piace alla tifoseria: il suo passato juventino prima da giocatore e poi da allenatore, non è stato cancellato malgrado l'interludio in Nazionale e l'esperienza londinese. Eppure, appare come il tecnico-manager che manca e il binomio con Marotta richiamerebbe la Juventus dell'inizio ciclo vincente.

L'azzardo: ingaggiare il rivale Allegri

Infine, l'ipotesi più suggestiva, quella legata al grande rivale di adesso Max Allegri, anch'egli ai saluti con la Vecchia Signora in attesa di poter festeggiare una Champions League. Un azzardo, ad oggi vedere Allegri su una panchina italiana differente da quella bianconera. Le ambizioni di Allegri, le difficoltà ambientali di cambiare piazza, la voglia di confrontarsi con l'estero sono motivazioni che superano qualsiasi offerta nerazzurra.