Inter scudetto, per riconquistarlo non servono rivoluzioni. La storia nerazzurra lo insegna

C'è un motivo serio se Massimo Moratti ha dichiarato che l'Inter non verrà rifondata in estate ma verranno aggiunti solo alcuni innesti. La storia nerazzurra, racconta infatti che gli anni peggiori sono sempre stati quelli in cui si cancellava il passato per cambiare guide tecniche e giocatori come fossero figurine di calcio. Il presidente nerazzurro sulla propria pelle ha vissuto il disonore di rivoluzioni inconsistenti che lo hanno etichettato con ironia e sarcasmo avversario, come un ricco spendaccione. E per questo, la volontà di continuare con Leonardo e mantenere la spina dorsale dell'attuale gruppo, ha un forte fondamento storico oltre che un segnale di maturità e coerenza che in passato l'Inter non ha mai avuto.

IL TRAP DEI RECORD: L'UNICA RIVOLUZIONE VINCENTE – La prima grande e storica rifondazione nerazzurra è targata 1988 quando sulla panchina arrivò un certo Giovanni Trapattoni. Ci fu una vera e propria rivoluzione tecnica in una squadra dove rimasero inossidabili i soli Zenga-Ferri-Bergomi un trio epico della difesa interista. Dalla germania arrivarono Lothar Matthaus e Andreas Brehme; dalla Fiorentina un giovanissimo e sconosciuto Nicola Berti, dal Cesena, il laterale destro Alessandro Bianchi. E poi, l'argentino Ramón Díaz, arrivato a Milano all'ultimo minuto in prestito dopo la bocciatura dell'algerino Rabah Madjer momentaneamente acquistato dall'allora presidente Pellegrini, con tanto di foto ufficiali e presentazione in sede alla stampa; dopo le visite mediche, che rilevarono un infortunio muscolare alla coscia che poteva comprometterne l'integrità fisica, il contratto non fu mai firmato. Una rivoluzione che il 28 maggio 1989 portò al glorioso 13° scudetto nerazzurro, uno scudetto dei record: mai nessuna squadra sarebbe riuscita a toccare quota 58 con i 2 punti a vittoria.

DA ORRICO A ‘PINNA' MARINI: VIAGGIO ALLUCINANTE SULLA PANCHINA NERAZZURRA – Gli anni novanta iniziarono con un nuovo cambiamento nel segno di Corrado Orrico in panchina prelevato dalla lucchese dove aveva stupito tutti per i suoi innovativi metodi di allenamento. La famosa ‘gabbia' però naufragò nell'Inter che cambiò tecnico mettendo in panchina Luis Suarez arrivando ottava ed esclusa dalle Coppe europee dopo 16 anni.
Ma la grande rivoluzione è targata 1993-1994 e non portò nulla di buono: una campagna acquisti costosissima sembrava aver rafforzato la Beneamata tuttavia, come spesso accadde all'Inter di quel periodo, quelli che sulla carta sembravano acquisti di grande valore non risposero alle attese. Wim Jonk si dimostrò un centrocampista diligente ma troppo lento e il connazionale Dennis Bergkamp, talento purissimo dell'Ajax strappato alla concorrenza di mezza Europa per la cifra record di 25 miliardi di lire, che non riuscì in alcun modo ad adattarsi al calcio italiano. L'Inter si salvò alla penultima giornata, complici i malumori interni dei senatori Zenga e Ferri con la società, degli infortuni di Berti e Bianchi e del cambio in panchina da Osvaldo Bagnoli a Giampiero Marini.

L'ARRIVO DI MORATTI: RE SPENDACCIONE DEL CALCIO ITALIANO – I primi anni della gestione Moratti iniziarono all'insegna di altre rivoluzioni copernicane che portarono più allo sbando che agli obiettivi prefissati un'Inter incapace di continuità. Nel 1995-1996 fu la volta di Roy Hodgson, ex Ct della nazionale svizzera che prese il posto dopo 4 giornate di Ottavio Bianchi: settimo posto in campionato e tecnico inglese che venne cambiato nella stagione successiva con la squadra affidata al preparatore dei portieri Luciano Castellini. Fino all'estate 1997 quando venne ingaggiato Luigi Simoni e si diede vita ad una delle stagioni più controversie della storia del calcio moderno. Anche in quel caso, Massimo Moratti che aveva oramai assunto il ruolo di un Paperon de' Paperoni spendaccione incapace, ci fu una nuova rivoluzione della squadra. La società acquistò per 48 miliardi di lire dal Barcellona il brasiliano Ronaldo, vennero presi i difensori Taribo West, Luigi Sartor ed a gennaio Francesco Colonnese e Mauro Milanese, i centrocampisti Diego Simeone, Benoît Cauet, Zé Elias, l'ala Francesco Moriero ed a gennaio Paulo Sousa e un giovanissimo attaccante uruguaiano: Álvaro Recoba.
Ma lo scudetto scivolò dalle mani nerazzurre alla penultima giornata che laureò campione d'Italia la Juventus.

LE FOLLIE DI MARCELLO LIPPI E L'UMILIANTE TARDELLI – Il terzo millennio iniziò con altri soldi spesi in un calciomercato luculliano ma senza frutti: alla guida della squadra venne ingaggiato Marcello Lippi. Sotto le direttive dell'ex tecnico bianconero, vennero acquistati Christian Vieri preso dalla Lazio per 70 miliardi di lire, ed assieme a lui arrivarono il portiere Peruzzi al posto di Pagliuca, i centrocampisti Di Biagio, Jugović e il rientrante dal prestito Dabo, i difensori Blanc, Domoraud, Panucci, il rientrante dal prestito alla Salernitana Fresi e Georgatos e gli attaccanti Mutu, giovane consigliato da Lucescu e il rientrante Recoba dal prestito al Venezia. Per un totale di oltre 120 milioni di lire. A gennaio, Lippi impose nuovi acquisti: arrivarono l'esterno sinistro Michele Serena (dal Parma), un giovane promettente difensore colombiano, Iván Córdoba (dal San Lorenzo) e soprattutto il tanto invocato trequartista, ovvero Clarence Seedorf, dal Real Madrid.
Il clou si toccò però nella stagione 2000-2001, sempre sotto i dettami di un intransigente sergente Lippi che aveva ottenuto carta bianca da Moratti: la campagna acquisti vide l'Inter effettuare l'ennesima rivoluzione estiva: via tutti e tre i portieri (Peruzzi, Frezzolini e Ferron), Panucci dopo alcuni litigi col tecnico viareggino, Georgatos, Fresi, Colonnese, Rivas, Moriero e Mutu; al loro posto, il giovane Frey e il 36enne Ballotta in porta, Macellari, Cirillo e Ferrari in difesa, il rientrante Pirlo, l’esterno-rivelazione del Verona Brocchi e i centrocampisti Vampeta e Farinós, infine per l’attacco, causa l’indisponibilità di Ronaldo e la forma non smagliante di Vieri, Robbie Keane (ceduto poi a gennaio) ed Hakan Şükür. Lippi durò l'arco di una mezza estate esonerato dopo l'eliminazione nei preliminari di Champions e la sconfitta in Supercoppa Italiana. Venne sostituito da Marco Tardelli, il tecnico ancora oggi ricordato come l'allenatore del derby perso contro il Milan in un umiliante 6-0, prima di non essere confermato alla guida tecnica della squadra.

IL DRAMMA DEL 5 MAGGIO 2001 – I primi anni del 2000 sono il fiore all'occhiello di un'Inter campione d'estate nella campagna acquisti e fuori dai giochi già a Natale. Anche nel 2001-2002, si assiste ad una nuova incredibile rivoluzione: in panchina Hecotr Cuper, in campo volti nuovi quali Francesco Toldo e Alberto Fontana; in difesa, via Macellari, Cirillo, Ferrari e Blanc, vennero acquistati Marco Materazzi, Vivas, Pasquale Padalino, Sorondo e di nuovo Georgatos; a centrocampo ceduti Cauet e Jugović arrivarono l'esterno destro Sérgio Conceição, il centrocampista Cristiano Zanetti (di ritorno da due anni in comproprietà alla Roma) e due turchi a parametro zero dal Galatasaray, Okan ed Emre. Avvenne inoltre lo scambio Brocchi-Guglielminpietro con il Milan mentre in attacco, in attesa di poter finalmente schierare la coppia dei sogni nerazzurri Ronaldo-Vieri, l'Inter si assicurò due giovani rientranti dai prestiti, Kallon e Ventola ed un giovanissimo Adriano già preso nel gennaio precedente. Risultato? Fu l'anno del famoso 5 maggio….

MORATTI IMPARA LA LEZIONE – E' l'ultima grande rivoluzione nerazzurra. Dopo l'interregno di Zaccheroni, infatti, inzia l'era di Roberto Mancini, il tecnico capace di dare costanza di gioco e vittorie anche sfruttando la scia di Calciopoli che debellò la concorrenza di Juventus e Milan dal 2006 in poi. Con il ‘Mancio' in panchina e le prime vittorie Moratti imparò una grande lezione: che non servivano rivoluzioni e rifondazioni anno dopo anno ma un progetto che puntasse sulla continuità di un gruppo che doveva maturare di anno in anno. Non a caso, giocatori presi durante l'era Mancini, sono stati quelli che hanno scritto le ultime pagine indimenticabili nerazzurre anche con Mourinho e Benitez diventando Campioni del Mondo e conquistando il Triplete nel 2010: Stankovic e Cambiasso (ingaggiati nel 2004), Samuel e Julio Cesar (nel 2005), Maicon (2006), Chivu (2007).
Da questa lezione riparte l'Inter di Leonardo che manterrà il nucleo vitale di oggi su cui costruire un nuovo ciclo che ha già portato in sei anni, 14 trofei.