Nelle scorse ore l'Inter ha lanciato la campagna anti-discriminazioni con un "BUU" al razzismo, che sta per "Brothers Universally United" (letteralmente "Fratelli Universalmente Uniti"), e stasera contro il Sassuolo, lo stadio Meazza, ancora colpito da squalifica dopo i fatti del 26 dicembre, è stato tappezzato con questo acronimo che è diventato virale sui social network.

Sugli spalti erano presenti 11mila bambini delle scuole proprio per via della squalifica per i cori contro Kalidou Koulibaly ed è stata studiata una coreografia ad hoc nella parte centrale del primo anello arancio con dei cartoncini che recavano su la scritta BUU. Entrambe le squadre in campo sono scese con una patch speciale sulla manica sinistra della maglietta e tanti calciatori delle 20 squadra di Serie A hanno voluto rispondere all'appello del club nerazzurro. Queste le parole con cui Beppe Marotta, amministratore delegato dei nerazzurri, ha spiegato questa campagna prima del match con il Sassuolo ai microfoni di DAZN:

Con la campagna BUU – Brothers Universally United – l'Inter ha voluto dare un segnale molto forte, si tratta di una iniziativa che dimostra quanto la nostra Società tenga a certi valori. Abbiamo ricevuto grandissimi riscontri da parte della Lega e da parte di tanti altri club. Oggi abbiamo una cornice di pubblico importante: 11.000 bambini che saranno gli adulti di domani, che speriamo capiscano quali sono gli autentici valori del calcio.

Dalla Scozia a San Siro: il piccolo Max allo stadio con l'IC Sabin

Un commento del padre ad un post sul profilo ufficiale dell'Inter dopo il 6-2 contro il Benevento aveva portato alla ribalta un caso davvero singolare di un piccolo tifoso nerazzurro, Max Donaghey, che aveva ricevuto il biglietto in regalo per la sfida di stasera ma non avrebbe potuto assistere alla gara se il ministero dell’Istruzione, Marco Bussetti, non avesse permesso l'aggregazione ad una scuola (IC Sabin di Segrate) e ai ragazzi del CSI.