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Inter, leoni per agnelli. E il Mancio non sa vincere (ancora)

Il pareggio di Palermo conferma i problemi già emersi nelle ultime settimane. L’Inter fatica a vincere e, soprattutto, non ha ancora un gioco convincente. Avanti di questo passo, anche il piazzamento Champions League potrebbe essere a rischio.
A cura di Alberto Pucci
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Continua il periodo negativo della squadra nerazzurra, dopo l'ennesimo pareggio colto nella trasferta di Palermo. La dea bendata, dodicesimo giocatore interista nelle prime giornate di campionato, sembra infatti aver voltato le spalle a Roberto Mancini. L'Inter è reduce da quattro turni senza vittorie e pare la brutta copia di quella del 2004: anch'essa afflitta dalla "pareggite" cronica. Da dopo la sconfitta contro la Fiorentina, l'undici del "Mancio" è entrato in un tunnel dal quale non si intravede l'uscita. La vittoria manca ormai da più di un mese (Inter-Verona 1-0), la testa della classifica è ormai andata, difesa e centrocampo ballano troppo e in attacco si continua a segnare con il contagocce (solo nove reti in nove partite), nonostante le tante occasioni che i nerazzurri creano durante le partite.

L'astinenza offensiva, però, è solo uno dei diversi problemi che affligge la squadra di Mancini. Forse sopravvalutata, probabilmente costruita male, l'Inter dà sempre l'impressione di una squadra incompiuta nonostante si trovi in una posizione di classifica più che soddisfacente. Basta andare indietro con la memoria, per trovare in ogni partita giocata qualche momento di "smarrimento" che avrebbe potuto far girare diversamente le cose. Il tesoretto guadagnato all'inizio della stagione (gol all'Atalanta al 94esimo nella prima giornata e vittoria con il Carpi all'89esimo), Roberto Mancini lo ha tutto speso nelle ultime giornate: perdendo contatto con la vetta e lasciando rientrare nel giro delle pretendenti squadre come Fiorentina, Roma e Napoli.

A Palermo l'Inter ha costruito, ma non è riuscita a vincere. E' stata sfortunata, ma anche imprecisa. Ha rischiato di vincere, ma anche di perdere. Ha ringraziato Handanovic, nel primo tempo, e maledetto Sorrentino: autore di alcune splendide parate nel secondo tempo. Alla nona giornata di campionato, il bicchiere è mezzo vuoto. Senza coppe europee tra le scatole e con una rosa costata diverse decine di milioni di euro, c'è chi (giustamente) si aspetta di più dalla creatura "manciniana" che forse disorientata dai cambi di modulo, avanza più con la forza dei muscoli che con quella delle idee. Per lo spettacolo, come quello di Fiorentina e Napoli, prego ripassare più avanti. Magari dopo il mercato di riparazione. Il tanto decantato Perisic non ha ancora incantato, per non parlare del fantasma di Kondogbia. Ai nerazzurri manca un vero fantasista in grado di accendere la luce ed è difficile creare gioco di qualità quando ti affidi ai "piedi pesanti" di gente come Felipe Melo, Medel e Kondogbia.

Anche a Palermo l'Inter ha offerto una prestazione al di sotto delle attese. Brutta davvero nella prima parte di gara, poco più che sufficiente nella ripresa. Con il mercato invernale dietro l'angolo, Mancini e la dirigenza farebbero bene a valutare eventuali nuovi innesti. Un problema non di poco conto, dato che Thohir ha già investito molti soldi e sarà chiamato anche ad un ripianamento del deficit particolarmente difficile, specialmente se non arriverà il piazzamento in Champions League. Esattamente come sulla sponda rossonera di Milano, anche Mancini ha le sue colpe e, con quello che guadagna, non può essere immune da critiche e polemiche. "Parlate solo di difesa a tre o a quattro, a volte non sapete neppure cosa vuol dire. La squadra non perde per questi motivi", disse il "Mancio" di fronte ai giornalisti. A questo punto, che venga lui a spiegare (a giornalisti e tifosi) perché una squadra costruita a suon di milioni continua a giocare in modo poco convincente.

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