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Inter, il nuovo corso tra fair play finanziario, settore giovanile e nuovo stadio

L’Inter sta lavorando sui giovani del vivaio, sui bilanci e sul nuovo stadio. Una nuova era che proietterà la società nerazzurra tra le big d’Europa.
A cura di Alessio Pediglieri
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Inter fair play e nuovo stadio

Il futuro è oggi, il nuovo corso dell'Inter è iniziato da alcuni mesi, in modo indolore ma costante. La società di Massimo Moratti ha sposato appieno le nuove regole e direttive europee in fatto di gestione dei bilanci, della crescita del settore giovanile e della costruzione di impianti sportivi adeguati alle nuove esigenze polifunzionari.

A confermarlo è l'amministratore delegato nerazzurro Ernesto Paolillo, entusiasta per l'obbligo del Fair play finanziaro voluto da Platini sotto il motto "spendi quanto guadagni".

"Il 25 marzo incontreremo insieme all'Uefa il Comitato chiamato ad esaminare i bilanci delle società e stabilire le sanzioni. Dal bilancio 2013-2014 si potrà ottenere la Licenza Uefa solo se si rispetteranno le norme dettate dal Fair Play Finanziario. Tutte le sanzioni anche sportive saranno ridisegnate dall'Uefa quest'estate, e già da quel momento verranno introdotte le sanzioni per il FPF, che passeranno da sanzioni economiche fino all'esclusione dalle competizioni europee".

Poi, il pensiero corre anche alla gestione del settore giovanile con giocatori sia italiani che provenienti dai vivai: "Da qualche anno stiamo lavorando per questo con esiti importanti. Quest'anno abbiamo giocatori provenienti dalle nostre giovanili nelle rose di diverse squadre professionistiche. Poi, abbiamo comprato Pazzini dando alla Sampdoria un prodotto del nostro vivaio come Biabiany, e anche per Milito e Motta abbiamo usato nostri ragazzi come contropartite".

Infine, il nuovo stadio, forse la questione più delicata: l'Inter vuole andar via da San Siro: "E' stremamente utile in termini di bilancio, perché permette di competere con le squadre estere che già contano su questo tipo di entrata forte. Purtroppo la mancanza di una legge sugli stadi e conseguentemente di norme da seguire è penalizzante. In Europa lo stadio vive sette giorni su sette con gli spazi commerciali, in Italia ancora non sappiamo quanto commerciale potrà essere ammesso".

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