Il crollo dell’Inter non è un caso: è la stessa storia nerazzurra a confermarlo

In tre partite e poco più di un mese l'Inter sembra essere riuscita a conquistare un piccolo grande traguardo: resettare tutto ciò che di buono era stato fatto dal 2006 ad oggi. La sconfitta in Champions League contro i turchi di Trebisonda, ieri sera a San Siro in Inter-Trabzonspor 0-1, ha fatto ripiombare il club attualmente Campione del Mondo in carica, nel più profondo dei Medioevi calcistici della sua storia.
UNA TRADIZIONE DA PAZZI – Spesso, l'Inter ha sconfessato se stessa, nel bene e nel male. Capace di non vincere nulla o poco per 50 anni in campo internazionale e poi conquistare tutto il possibile in una manciata di mesi (7, tra giugno e dicembre 2010), confermando con i fatti che ogni club ha una tradizione e un dna difficilmente modificabili nel tempo. Semmai, plasmabili per brevi periodi per poi ritrovarsi con gli antichi vanti o problemi che sempre ne caratterizzano la storia. Così, il traumatico inizio di stagione nerazzurra ha fatto sì che diventasse una mera chimera solamente l'idea sbiadita di poter ripetere se non tutte almeno in parte, le gesta del Triplete lontano anni luce nella testa di giocatori e ambiente, quando invece, veniva conquistato non più tardi di un anno e mezzo fa, e che oggi, grazie all'eroe di serata, Celutska, sembra distante mezzo secolo.

GASPERINI PEGGIO DI BENITEZ – Per Gasperini sono tornati già i fantasmi che attorno a Benitez volteggiavano attorno a dicembre. Per lo spagnolo, costretto da infortuni e da un mercato insesistente a fare le nozze con i fichi secchi, si aspettò il Mondiale per Club a Dubai, prima di decapitare la squadra. Oggi, non c'è appuntamento o scadenza che pretenda tanta attesa se non l'amor proprio e l'autostima di una società che si è svegliata improvvisamente dal sogno ritrovandosi quella del prima di Calciopoli, confusa e infelice. Moratti ne aveva sensazione giá in estate: ne ha avuto conferma imbarazzante con l'esclusione di Forlan dalla Champions per un errore macroscopico dei suoi fidati dirigenti e in questa ultima settimana con le meritate sconfitte di Palermo e in Champions. Un po' troppo, anche per chi come il patron nerazzurro ha dimostrato negli ultimi tempi una dose di pazienza sconosciuta qualche anno fa.
A RISCHIO L'ENNESIMA RIFONDAZIONE FALLITA – Il problema – i problemi – è che bisogna capire dove sta l'errore ma non c'è tempo nè sembra esserci volontà di farlo vista la lista già pronta dei numerosi sostituti dell'ex tecnico del Genoa. Invece di correggere, meglio rifondare. Eppure, anche questo problema l'avevamo evidenziato anche noi – non serve di certo un'aquila ma basta essere abili osservatori – un mese fa quando facevamo notare che il cosiddetto post-Mourinho non era mai iniziato, con il piccolo record nerazzurro di aver fatto e disfatto tutti i nuovi progetti, ben tre (contando Benitez, Leonardo e l'attuale gestione Gasperini) in poco più di un anno. L'aggravante è però che – se in Champions l'Inter è ripartita da dove si era fermata, cioè la figura di palta del 2-5 contro lo Schalke – il mercato non è rimasto a guardare con operazioni in entrata (Jonathan, Alvarez, Castaignos, Forlan) e in uscita (Eto'o) che ne hanno ambiato la pelle e la sostanza. Non può essere sufficiente la maschera dietro cui ci si cela parlando di 3-4-3 o di fase difensiva da digerire. Qui tutti hanno subito un'involuzione psicofisica che ha trascinato i nuovi con gli ‘eroi del Triplete' che non riescono più a riconoscersi come tali, ripiombando nella più assoluta mediocrità agonistica.

IL DESTINO BEFFARDO – L'Inter dovrà ancora una volta combattere contro la sorte avversa sperando anche di avere quel pizzico di fortuna che nel calcio come nella vita non guasta mai. Dovrá affrontare avversari e critica già oggi feroci e spietati, dove ogni passo falso verrá raccontato come l'ennesimo mattone tolto alle fondamenta nerazzurre in attesa di un crollo verticale. Ma dovrá vedersela anche con il proprio destino, un destino che da sempre racconta di alti e bassi senza mezze misure. La sconfitta di ieri contro il Trabzonspor entra di diritto nel novero delle perle nere, delle serate più tetre della storia nerazzurra in campo internazionale contro avversari tutt'altro che irresistibili. Serate come quella dell’agosto 2000, quando i nerazzurri uscirono contro gli svedesi dell’Helsingborg dai Playoff di Champions, dopo uno 0-1 in Svezia e uno 0-0 a Milano, con rigore sbagliato da Recoba al 90’. Oppure serate come quella del settembre 1989, quando il Malmoe di Roy Hodgson (sì proprio lui, allora sconosciuto tecnico inglese) eliminò l’Inter di Trapattoni (per intenderci, quella dei record, di Matthaus e di Serena) dal primo turno di Coppa dei campioni, dopo uno 0-1 in Svezia e un 1-1 milanese. Brutte figure che passano anche attraverso le serate di Uefa contro il Lugano (settembre 1995), l’Alaves (marzo 2001), il Turun nel 1987 e i tre gol subiti dal Bayern, nel dicembre 1988, nella rimonta tedesca a San Siro per 1-3 che fece svanire nel nulla l'impresa di Monaco con i nerazzurri vittoriosi 0-2. Per non parlare delle più recenti e sempre scottanti sconfitte ed eliminazioni come la scazzottata di Valencia e l'ultimo indecoroso 2-5 subito lo scorso aprile dai tedeschi dello Schalke 04.