champions league dei debiti

Se il calcio fosse una cosa seria, l'attuale Champions League si sarebbe già dovuta concludere da tempo, decretando – in base agli attuali club ancora in corsa – la vittoria a tavolino del Bayern Monaco, unica società a presentare dei conti in ordine e un bilancio positivo. Real Madrid, Barcellona e Chelsea non avrebbero diritto nemmeno di disputare i preliminari. E insieme a queste superpotenze, moltissime altre squadre prezzolate, continuano a imperversare in Europa e nei rispettivi campionati pur avendo una situazione debitoria che ne dovrebbe dichiarare il fallimento.

Il calcio fallito – Ricordate le parole del Ministro Gnudi di fronte al bilancio sugli esercizi delle società calcistiche del 2011? "Solo in Italia si assiste ad un calcio le cui società sono profondamente indebitate. Se ciò avvenisse in un altro settore, sarebbero già fallite". Parole sacrosante, malgrado il ministro si fermasse soltanto sui ‘mali' del nostro calcio, senza considerare che il resto d'Europa non sta per nulla bene. Gli ultimi dati certificati dall'Uefa e dati alle varie Federazioni nazionali direttamente da Michel Platini, sono a dir poco allarmanti: 1,6 miliardi di euro di debiti complessivi, con un incremento del 36%, nonostante i continui richiami al rigore e al rispetto del fair play finanziario. Non solo: il 75% dei ‘top club', attualmente, spende in media 12 euro ogni 10 euro guadagnati.
Qualche segnale positivo, in termini di inversione di tendenza, fa segnare un aumento complessivo delle entrate (+ 6,6% e 12,8 miliardi complessivi) e il costo degli stipendi dei calciatori, che dopo 4 anni ha smesso di crescere, si è attestato al 64% dei ricavi a livello continentale.

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Tutti i top club con i debiti – Eppure, l'allarme è costantemente rosso. Tornando alle ‘migliori quattro d'Europa', Real Madrid, Barcellona, Chelsea e Bayern Monaco l'evidenza che qualcosa non vada è sotto gli occhi di tutti. Le due superpotenze spagnole insieme hanno circa 1.100 milioni di debiti (500 il Real Madrid, 600 il Barcellona) ma non sembrano subirne le conseguenze, monopolizzando la Liga e le Coppe Nazionali e restando tra i club con le rose più pagate e forti dell'intero continente. Stesso dicasi del Chelsea, i cui bilanci sono costantemente in passivo ma vengono debitamente appianati dai continui aumenti di capitale e dai milioni di euro che arrivano dalla società controllante il club, a capo del magnate russo Abramovich che da quando è approdato a Londra non bada a spese, senza avere risultati all'altezza. Ma, detto, delle semifinaliste di Champions, il discorso si allarga ad altri ‘top club' sparsi per mezza Europa.
In Italia, a far la parte dei protagonisti (in negativo) sono le due squadre milanesi, Inter e Milan, seguite dalla Juventus che però sta risalendo la china grazie alla costruzione dello Juventus Stadium, l'impianto di proprietà che nei prossimi anni garantirà un costante aumento delle entrate e un abbattimento graduale dei costi. Nelle altre leghe, in Francia non se la sta passando benissimo il PSG degli sceicchi, prima squadra per debiti in Ligue1 e in difficoltà nell'inseguire il sogno scudetto dopo la campagna faraonica che ha portato sotto la Torre Eiffel a suon di euro, i vari Leonardo, Sirigu, Pastore, Thiago Motta, Carletto Ancelotti. In Inghilterra, le due squadre di Manchester (che si stanno giocando il titolo) sono insieme al Chelsea e al Liverpool, leader anche della speciale graduatoria dei conti in rosso.

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Udinese e Napoli, gli esempi italiani – Gli unici esempi ‘virtuosi' si contano sulle dita di una mano e hanno avuto l'ultima positiva ‘certificazione' dell'UEFA: Napoli e Udinese in Italia, Bayern Monaco in Germania, Arsenal in Inghilterra. Anche se pochi, il significato è chiaro: allora si può avere una società con i bilanci a posto e – se per Napoli, Udinese e Arsenal, la storia recente dice il contrario – guardando a Monaco si può anche sposare la sana gestione ai successi in campo. Aurelio De Laurentiis e il patron dell'Udinese Gianpaolo Pozzo sono due fulgidi esempi italiani.

Per me è stato molto facile perché sono arrivato nel calcio nel 2004. La fortuna è stata anche che vivo il mondo del cinema, una realtà complicatissima, dove bisogna far rispettare i budget, fare i preventivi e, soprattutto, misurare l'oggetto del desiderio, il contenuto filmico, con quella che è la rapportabilità al committente principale: il pubblico. Siamo costretti e siamo abituati a fare molto bene i conti. Quindi ho trovato naturale combinare i fattori della produzione calcistica con i bilanci in ordine. Ho importato fin dalla serie C il mio modello di contrattualistica dei diritti d'immagine applicandolo agli allenatori, ai dirigenti e ai giocatori. Facciamo Marketing in modo differente ed abbiamo creato circa 500 categorie merceologiche con il marchio del Napoli

Eccola, spiegata in modo lucido e semplice, la linea di condotta che si dovrebbe seguire anche in Italia, spesso non seguita dalla maggior parte delle società che, come ancora ricorda De Laurentiis, dimenticano troppo facilmente che "dal 1996, con la legge Veltroni, i club hanno cambiato il loro modo di agire trasformandosi in società per azioni con finalità lucrative. Il decreto-legge è passato inosservato e le società hanno cominciato a indebitarsi come è successo nel campionato spagnolo che si è fermato l'anno scorso

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Bayern, conti a posto e risultati: allora si può! – E se per l'Arsenal, l'Udinese e il Napoli, la recente storia sportiva può ricordare che l'occhio al bilancio ridimensioni le aspettative di vittoria e di successo, questa tesi è smentita dal modello tedesco del Bayern di Monaco, semifinalista Champions. La più titolata società della Germania calcistica è anche leader indiscussa dei club con la migliore gestione societaria e con i parametri già ogi in linea con il fair play finanziario voluto dall'Uefa. Il risanamento è nato da un lavoro che si perde anni fa quando il Bayern (anche sfruttando come altri club della Bundesliga, l'evento Mondiale del 2006) ha costruito un sano e innovativo impianto di proprietà che già adesso incomincia a restituire, in fatto di soldi, delle spese sostenute. Non solo: il club bavarese è gestito a conduzione familiare, visto che nei ruoli nevralgici della società Beckenbauer, Hoeness e Rummenigge, la triade indiscussa del Bayern, hanno inserito rispettivi figli e parenti senza cadere nel nipotismo, ma permettendo un virtuoso controllo diretto su tutte le attività legate al club. Oltre a ciò, è fondamentale ricordare come il 65% della proprietà della società è fatto da azionariato popolare con un costo annuo per ogni socio di 60 euro. Marketing mirato, ricavi da stadio (la finale Champions 2012 si giocherà non a caso a Monaco di Baviera), strutture di proprietà, gestione societaria rigorosa e azionariato popolare hanno permesso al club tedesco di avere una rosa di tutto rispetto, competendo a pari livello di Real e Barcellona, potendo annoverare nella rosa giocatori profumatamente pagati come le stelle Neuer, Ribery, Robben e Gomez.

Le sanzioni dell'Uefa alle porte – Un ultima nota che deve far riflettere tutti. Per coloro che non seguiranno le linee guida del fair play finanziario, le prime sanzioni scatteranno già dal 2014: per chi supererà i 45 milioni di disavanzo (che arriveranno fino a 5 nelle stagioni successive) è prevista l’esclusione dalle coppe, Europa League e Champions League. L’idea di un’esclusione, in particolare, delle squadre più prestigiose dal trofeo dalle ‘grandi orecchie’, non convince gli stessi club, che potrebbero dar vita a una Superlega senza l’autorizzazione dell’Uefa.
Le sanzioni dell’Uefa saranno comminate in base alla gravità della violazione, da semplici avvisi e multe, alle penalizzazioni di punti, riduzione delle liste Uefa, mancate iscrizioni di nuovi acquisti, sino alla perdita dei premi Champions, Europa League e alla squalifica o esclusione dalle competizioni sportive.
In Italia a incidere in maniera determinante nel bilancio dei club, è il problema dei costi (stipendi su tutti) superiori ai ricavi. Per non parlare del problema degli stadi: nel nostro paese, solo il 50% degli impianti è sfruttato, mentre gli spettatori negli altri stadi aumentano (101 milioni nelle prime divisioni europee) con paesi come l’Inghilterra, la Germania e l’Olanda che fanno registrare medie del 90%.