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Icardi, Higuain, Milik: i centravanti che accendono la Serie A

Per Milito, Icardi vale quanto il Pipita. E’ il leader dell’Inter, segna solo lui quest’anno. Rispetto all’era Mancini, è cambiato il suo modo di stare in campo. Anche Higuain a Torino si muove meno, a svariare ci pensa Dybala. Mentre a Napoli Milik e Callejon si integrano già a meraviglia.
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Icardi e Higuain, due modi diversi di essere leader. Nell'Inter di De Boer che esalta gioco e collettivo, alla fine segna solo Maurito. Per Milito, vale quanto Higuain. Il Pipita, nella Juve di Allegri dai concetti semplici, che da due partite aspetta e si adatta invece di provare a comandare, si incastona a meraviglia con La Joya. Due gioielli, come Milik e Callejon che fanno sognare Napoli. Un ruolo, tre declinazioni: il duello del gol accende la Serie A.

Icardi–Higuain–Milik: le statistiche in Serie A 2016–2017– Dato medio ogni 90 minuti: fonte Squawka
Icardi–Higuain–Milik: le statistiche in Serie A 2016–2017– Dato medio ogni 90 minuti: fonte Squawka

Icardi bomber d'area – Con De Boer, Icardi ha intensificato il suo status di bomber d'area. La media di 4 tiri a partita è la più alta di tutta la sua carriera (la più elevata in campionato insieme a Immobile fra i giocatori finora sempre presenti in campo): 15 conclusioni su 16 sono arrivate dall'interno dei 16 metri (in due occasioni era nell'era piccola). Solo Dzeko (19 su 20), tira più di Maurito da distanza ravvicinata in questa Serie A. Nonostante centri lo specchio solo nel 36% delle occasioni, nessuno più di Icardi ha contribuito ai successi della sua squadra.

Merito anche dello stile della nuova Inter, che sviluppa più gioco sulle fasce, crossa più di ogni altra in Serie A (in media 8.8 a partita vanno a buon fine, 20.8 no) e non a caso crea più occasioni di testa in questo campionato, 6 a partita. L'evoluzione di Maurito rispetto alla prima stagione in A è evidente. Alla Samp era un attaccante da 2.1 dribbling, 17.4 passaggi e appena 1.6 tiri a partita. Un attaccante di movimento, che all'Inter ha focalizzato tutto il suo gioco verso la porta avversaria. Ha snellito un po' il contributo alla manovra in termini di passaggi, da 18 nelle prime due stagioni ai 15 attuali, e reso più determinante il peso specifico in fase di finalizzazione.

Mancini e Deboer, come cambia Icardi – Anche rispetto all'anno scorso continua a segnare solo dall'interno dell'area. Ma a 11 mesi di distanza, il confronto fra le due ultime sfide a San Siro contro la Juve danno la chiara misura dell'ultima evoluzione di Maurito. Nella gara del 18 ottobre 2015 (finì 0-0), la presenza di Icardi nel 4-4-2 con Jovetic poi sostituito da Palacio è più simile a quella del debutto di quest'anno a Chievo. Mancini gli chiede di creare spazi, di girare al largo, Icardi tocca 14 palloni, solo uno in area (per scaricare verso un compagno all'esterno, sulla fascia destra) e non tira mai verso la porta.

Inter–Juve 2015: i palloni toccati da Icardi
Inter–Juve 2015: i palloni toccati da Icardi

La sfida di domenica illumina un giocatore diverso, che quando serve viene incontro per dare profondità, ma mostra un incedere finalizzato. In area si fa sentire eccome: il gol e l'assist per il 2-1 di Perisic sono lì a dimostrarlo. Era stato sempre lui, dai 18 metri, a dare il segnale per il cambio di rotta nerazzurro con il passaggio chiave per il diagonale al volo di Candreva. Con il Principe Milito in tribuna, Icardi ha incarnato quella visione della nuova Inter nata dopo la tensione per la sconfitta contro l'Hapoel.

Inter–Juventus 2016: i palloni toccati da Icardi. In un anno è cambiato molto
Inter–Juventus 2016: i palloni toccati da Icardi. In un anno è cambiato molto

L'evoluzione di Higuain – Tra turnover e scelte più reattive che proattive, nonostante il contributo già determinante in fatto di gol, l'impressione è che la Juventus e Higuain stiano ancora imparando a conoscersi. Con risultati già notevoli: vedere per credere il secondo gol al Sassuolo ben analizzato da Alfredo Giacobbe per il blog di Wyscout.

Il colpo di tacco per Asamoah contro la Fiorentina è il primo segnale del'evoluzione del Pipita, che sembra tornato in termini di finalizzazione alla prima stagione con Benitez (0.5 passaggi chiave contro 0.8, 1.8 tiri di media contro 2.4). Ma è soprattutto rispetto all'anno scorso che emerge un divario tatticamente prevedibile, inevitabile: oggi Higuain tocca un quarto dei palloni e prova un terzo delle conclusioni.

Higuain viene incontro, attira il marcatore e di tacco libera la corsa del compagno
Higuain viene incontro, attira il marcatore e di tacco libera la corsa del compagno

Il Pipita è arrivato alla Juventus con la media strabiliante di 0.79 gol ogni 90 minuti nelle squadre di club, con un tasso di conversione del 18.1% nell'ultimo campionato. Nel 2015-16, da perno centrale del 4-3-3, ha tirato 5.50 volte ogni 90 minuti: è la seconda media più alta d'Europa dietro Cristiano Ronaldo, e solo Lewandoski ha calciato più volte da dentro l’area (Lewa 4.27, Higuain 4.04). Il Napoli organizzato di Sarri gli richiedeva un'elevata varietà di movimenti. Higuain veniva incontro, dà profondità, appoggia per i compagni. È il riferimento principale del gioco, sa giocare nello spazio come nessuno, con una propriocezione sviluppatissima che si orienta intorno a due capisaldi: la palla e la porta avversaria. È l'ottimo paretiano, il Bignami del centravanti che conosce la via più efficace per incastrare i suoi movimenti con quelli di portieri e difensori e arrivare così al gol.

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Movimenti diversi – Nel 3-5-2 di Allegri una parte di quei movimenti, soprattutto senza palla, è già compito di Dybala che si abbassa a ricevere e aprire il gioco. Higuain si limita, se così si può dire, a smarcarsi a ridosso dell'ultima linea avversaria, a dettare la profondità nel breve, negli ultimi 18-20 metri principalmente. Questo, però, un po' si scontra con l'ultima evoluzione della Juve di Allegri, tecnico che rifugge dogmi e estremismi tattici. Una squadra che tende ancor più dell'anno scorso a far girare più il pallone, resta mediamente più alta ma poggia ancora molto sul trio difensivo, sulla BBC. Una squadra sesta per conclusioni a partita e solo tredicesima per tackle e palloni intercettati, capace però di controllare il gioco facendo scorrere il pallone: solo il Napoli, infatti, ha concesso meno tiri nelle prime quattro giornate in Serie A.

Milik e Callejon, oro di Napoli – E proprio il Napoli sta rivelando un terzo incomodo, e forse un quarto, nel duello fra bomber simbolo dell'attuale Serie A. È arrivato in punta di piedi, Milik, ma gli sono bastati sette tiri in porta in 224 minuti per segnare quattro gol. Il polacco si è presentato a Napoli con una media gol più alta dei suoi predecessori più illustri nella storia recente all'Ajax. Nel gioco verticale di Sarri, nel 4-3-3 coordinato in cui la palla non viaggia quasi mai in orizzontale nella stessa linea, Milik contribuisce meno alla manovra (solo 11.3 passaggi di media in Serie A, 21 la media delle ultime due stagioni in Eredivisie), a fronte però di un numero di conclusioni del tutto paragonabile e soprattutto molto più precise.

La carriera di Milin. Fonte: WhoScored
La carriera di Milin. Fonte: WhoScored

Ha mantenuto un comportamento in area “alla Lewandowski”, eliminando però tutte le giocate esteticamente complesse, i dribbling insistiti del periodo giovanile, influenzato anche dal suo primo idolo, Cristiano Ronaldo. Non è più il ragazzo che ha gli incubi se non riesce a dribblare almeno una volta a partita. Anche perché, a liberargli spazio a Napoli, ci pensa Callejon. Quando i due sono in campo, lo spagnolo frena la sua voglia di libertà, domina la fascia destra, viene a cercar palla anche a ridosso della linea mediana. È indicativa l'ultima mezz'ora contro il Bologna.

Napoli–Bologna: i movimenti di Callejon e Milik nel periodo in cui sono stati in campo entrambi
Napoli–Bologna: i movimenti di Callejon e Milik nel periodo in cui sono stati in campo entrambi

Nel primo tempo, con Gabbiadini centravanti, Callejon spazia su tutto il fronte d'attacco,si muove anche a sinistra e taglia in area da seconda punta aggiunta. L'ingresso del polacco cambia l'alchimia, restituisce una combinazione diversa, già vista dall'inizio contro il Milan: Milik presidia l'area e viene a creare superiorità, a cercare lo scambio fra il centrale e il terzino avversario, Callejon accompagna e supporta più da ala classica, da attaccante esterno vecchio stampo. È anche in questa flessibilità, in questa capacità di adattare l'interpretazione individuale allo scenario di squadra che Sarri sta scrivendo il successo del Napoli. Così Milik fa dimenticare Higuain.

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