Dopo la conclusione della sua avventura da calciatore, quasi certamente con la maglia dei Los Angeles Galaxy, Zlatan Ibrahimovic non si accomoderà in panchina. L'esperto centravanti svedese per ora non pensa ad una carriera da allenatore, in quanto sarebbe un lavoro eccessivamente stressante. A proposito di manager, Ibra ha raccontato alcuni retroscena relativi ai rapporti con José Mourinho, che ha trovato un modo molto particolare di farlo rendere al meglio.

Ibrahimovic e il retroscena sui rapporti con Mourinho

Zlatan Ibrahimovic ha avuto modo di lavorare con José Mourinho all'Inter prima e allo United poi. Il bomber svedese in un'intervista ai microfoni del Mirror ha parlato dei suoi rapporti con lo Special One. Quest'ultimo spesso e volentieri ha riservato parole tutt'altro che tenere per Ibra all'interno dello spogliatoio: "Una volta, nell'intervallo, mi criticò davanti a tutta la squadra dopo un brutto primo tempo. Avrei dovuto ricevere un premio come miglior giocatore in Italia e mi disse: ‘Quando vai su quel palco e ricevi il tuo premio dovresti vergognarti per il modo in cui stai giocando, non te lo meriti'. Non è una novità il fatto che critichi spesso i giocatori, ma dipende da come la prendi e da come reagisci. Mi sono detto che sarei uscito dallo spogliatoio e avrei dimostrato di poter fare di meglio".

Perché Ibrahimovic non farà l'allenatore

L'attuale stella dei Los Angeles Galaxy ha dunque apprezzato l'operato di Mourinho. Un lavoro difficile quello dell'allenatore che comporta molto stress. Ecco perché al termine della sua carriera da calciatore, Zlatan Ibrahimovic non si vede in panchina: "Non dico no perché non sai mai cosa può succedere, ma non penso. Penso che fare l'allenatore sia molto stressante. Vivere un anno in panchina è come viverne dieci. Vedo molti allenatori che alla prima stagione hanno i capelli neri, in quella successiva li hanno grigi". Inoltre per il mai modesto Ibra sarebbe dura non poter scendere in campo al posto dei suoi giocatori che a suo dire non sarebbero all'altezza: "Oggi sono un giocatore che vive il calcio in campo, se diventassi allenatore, mi troverei all'improvviso a stare in piedi fuori dal campo a guidare gli altri. E saprei che se fossi al loro posto, farei meglio. Sarebbe complicato".