I “porquè” del tifoso milanista, dopo la sconfitta contro il Barcellona

Otto minuti. E’ durato il tempo di bersi un caffè e riaccomodarsi sul divano, il sogno rossonero al Camp Nou.

Preparazione della partita – Oltre ad essere inutili, sono anche deleterie. Mi riferisco alle polemiche e ai veleni che, da qualche settimana, accompagnano il Milan che, ad onor del vero, non ha fatto nulla per evitarle. Anzi: da qualche giorno è proprio lo stesso Allegri, insieme a Galliani, ha rinvigorirle continuando in sterili “beghe condominiali” con il vicino di casa Marotta. E’ stato così anche nel post partita contro il Catania, con tanto di foto “photoshoppata” del pallone che oltrepassa la linea di porta. Perché stressare l’ambiente con queste polemiche a poche ore dalla partita dell’anno?
Atteggiamento in campo e modulo di gioco – Partendo dalla premessa che contro Messi e la sua tribù di giocolieri parti già sconfitto, perché non aggredire e cercare di picchiare più forte dell’avversario? Escludendo l’andata, dove si è rivelata perfetta la tattica del “non prendere gol”, ieri il Barca andava affrontato a “guardia bassa”, giocando a chi segnava di più. Inutile difenderti, perché comunque, prima o poi, il gol lo prendi. Andava aggredita la loro difesa che, rispetto al resto della squadra, è assolutamente “umana” e attaccabile, specialmente sulle palle alte. Ieri, i pochi corner che il Milan ha guadagnato, li ha buttati (appunto) giocando palla a terra e, inevitabilmente, perdendola nel tentativo di fare fraseggi inutili. Con il Barca, non puoi giocare palla a terra, non puoi imitarli nel fraseggio. Il loro pressing è a tutto campo ed è capace di portarti via il pallone in pochi secondi. Il loro centrocampo andava saltato con lanci lunghi alla ricerca delle sponde del “pilone” Ibra e degli scatti di una punta veloce (di certo non Robinho). Palla lunga e pedalare: il Milan l’ha fatto molte volte in campionato, anche quando non serviva. Perché, ieri che serviva, non l’ha fatto?

Scelta dei giocatori – Se l’esigenza è quella di segnare, perché non schierare i giocatori più funzionali a questa tattica? Passi per un centrocampo esperto con Seedorf (e qui non sono d’accordo con chi lo voleva in panchina) e da battaglia con Ambrosini e Nocerino, ma il problema andava affrrontato per l’attacco. Robinho, ad esempio, è utile perché rientra e dà una mano al centrocampo, ma è stramaledettamente impreciso sotto porta. Se, ieri, non fosse stato fermato per un fallo di mano, oggi saremmo qui a parlare dell’ennesimo errore del brasiliano (ma lo è?) solo davanti al portiere. Robinho è, e sarà, uno dei problemi che il Milan dovrà affrontare. Manca una punta che segni, da affiancare a Ibrahimovic (tra l’altro, nullo nelle competizioni europee). Escludendo Pato (di lui parliamo a parte), le punte rossonere a disposizione sono Maxi Lopez (in pratica un doppione di Ibra) ed El Shaarawi. Ed è qui, secondo me, l’errore. Allegri avrebbe dovuto puntare sulla freschezza e sul talento del “Faraone”: un giocatore che ben si accoppia con le caratteristiche di Ibra. All’andata, quando entrò, mise in difficoltà la difesa catalana. Perchè è rimasto fuori?

Giocatori fuori condizione – Detto di Thiago Silva (errore imperdonabile), perché mettere in campo giocatori con una condizione fisica approssimativa? Abate era al rientro e, sinceramente, non ha fatto poi così male. Ma perché non utilizzare Bonera (in stato di grazia), magari giocando la carta del biondo difensore a partita in corso quando, magari, l’avversario era più stanco? Boateng, come a Catania, passeggiava per il campo. Aquilani, era messo peggio del ghanese? Con Seedorf poco reattivo, Ambrosini e Nocerino a ringhiare sui portatori di palla, sarebbe servita maggior sostanza in mezzo al campo dove “Boa” (ancora lontano dal giocatore meraviglioso che abbiamo scoperto) si distingueva solo per alcuni colpi di tacco fuori luogo.

La scelta di gettare nella mischia Alexandre Pato – La speranza del passaggio del turno, così come quella di rivedere in campo il vero Pato, o quantomeno una sua copia “conforme”, hanno avuto una vita davvero molto breve. Per la seconda volta, in poche settimane, il brasiliano ha dovuto dare forfait dopo pochi minuti dal suo ingresso in campo, rendendo tragicomica la precedente trasferta negli States alla ricerca del Sacro Graal rossonero, ossia del problema fisico che sta martoriando il giocatore. Già è incredibile pensare al fatto che nessuno in Italia possa aver capito qual è il misterioso male del brasiliano, figuriamoci poi quando, al ritorno dal viaggio americano, si strilli ai quattro venti di aver capito il problema. La cosa “puzza” di presa in giro. Perché farlo giocare quando sanno ormai tutti che non è ancora guarito? Perché sprecare (di nuovo) un cambio, sapendo già che chi sta entrando in campo non potrà garantirti quella qualità di cui la squadra ha bisogno?

Scudetto: ultima chiamata – Sfumato il sogno Champions, ora sotto con il campionato. Sabato a San Siro, arriva una Fiorentina disperata che cercherà punti per evitare le sabbie mobili della classifica. Quale Milan vedremo in campo? Nelle prossime ore ne sapremo di più, dopo che Allegri avrà fatto la conta dei superstiti della battaglia catalana e dei fuggitivi dell’infermeria rossonera. Partita difficile, quella contro i viola. Più per una questione psicologica che fisica. La speranza è che la bella notizia del ritorno di Cassano, possa fare da “balsamo” ad una squadra che sembra avere molti nodi da sciogliere e molte risposte da dare, a tutte le domande che il tifoso rossonero si sta ponendo in queste ore.