Il 4 maggio 1949, alle ore 17:03, il Fiat G.212 della compagnia aerea ALI, con a bordo il Grande Torino, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga, che sorge sulla collina torinese. Le vittime furono 31, tra cui tutti i giocatori di quella meravigliosa squadra che in molti, ancora oggi, non esitano a definire la più forte di tutti i tempi. Dallo scorso anno, proprio in ricordo della tragedia, la Fifa ha deciso di proclamare il 4 maggio "Giornata mondiale del giuoco del calcio"; un modo quanto mai significativo per ribadire la gloria eterna in onore di un gruppo che, senza destino avverso, avrebbe continuato a regalare successi (come i cinque scudetti consecutivi dal 1942 al 1949) al popolo granata e alla Nazione intera.

In quel tragico pomeriggio di 67 anni fa, il G.212 stava riportando a casa la squadra da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole con il Benfica, organizzato per aiutare il capitano lusitano Francisco Ferreira, in difficoltà economiche. Nell'incidente, oltre ai calciatori, persero la vita anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l'equipaggio e tre noti giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo e padre di Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa). Il compito di identificare le salme fu affidato all'ex Commissario Tecnico della Nazionale Vittorio Pozzo, che aveva trapiantato quasi tutto il Torino in Nazionale.

Come ogni anno, nel pomeriggio del 4 maggio gli Invincibili saranno ricordati con una messa nella basilica di Superga. A seguire ci sarà il consueto omaggio alla lapide posta sulla collina. Lo scorso anno toccò al capitano del Torino, Kamil Glik pronunciare ad alta voce tutti i nomi dei caduti in un momento molto toccante; situazione che, con ogni probabilità, si ripeterà anche questa volta. Ma per dirla con le parole di Indro Montanelli non si dovrà essere tristi: "Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta".