Il calcio, quello professionistico, fa parte del passato per Gugliemo Stendardo. Il classe 1991 che ha deciso di ritirarsi nello scorso febbraio, è diventato un docente universitario di Diritto dello Sport. Una carriera brillante quella dell'ex difensore che dopo la laurea e l'esame di Stato da avvocato, ha iniziato una nuova avventura professionale, continuando però a dare calci ad un pallone in promozione. Ma perché Stendardo ha deciso di lasciare il calcio, in relativo anticipo e nonostante un fisico ancora integro? Le risposte sono arrivate dalla sua ultima intervista.

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Perché Stendardo ha lasciato il calcio professionistico

Guglielmo Stendardo ha ormai iniziato una nuova vita. L'ormai ex difensore che ora "gioca le sue partite" tra tribunali e cattedre universitarie, ha spiegato il perché del suo addio al calcio ai microfoni di ilposticipo.it: "Il calcio è stato la mia vita e mi manca. Manca soprattutto la competizione agonistica, il contatto fisico con l’avversario. Però smettere fa parte della vita. Io sto approfittando di questa seconda vita per formarmi, continuare a studiare e  aggiornarmi perché gli esami non finiscono mai. C’è sempre qualcosa da migliorare. Cosa mi ha stancato? Il business che ci ruota attorno, che finisce per far calpestare tutto il resto. Il nostro calcio ha bisogno di riforme strutturali e di una rivoluzione culturale. Spero che il presidente Gravina riesca a metterle in atto. Valori positivi nel calcio ce ne sono ancora, ma ultimamente mi ha deluso un po’. E mi riferisco alla mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali. Italia-Svezia è l’epilogo di un processo in atto da tempo. L’ultima vittoria di una squadra italiana in campo internazionale risale al 2010, quando l’Inter ha sconfitto il Mazembe nel Mondiale per Club. Non riusciamo più a sfornare i talenti di un tempo".

La politica ha rovinato il calcio, parola di Stendardo

Il mondo del calcio dunque è cambiato, in peggio per Stendardo che punta il dito contro la politica tra le cause della crisi del pallone: "La politica ha rovinato il calcio, che invece avrebbe bisogno di competenze eccellenti dal punto di vista economico e giuridico. Il presidente del CONI Giovanni Malagò mi ha ribadito personalmente che i dirigenti del calcio hanno fatto danni incalcolabili. Chi sta ai vertici deve dare l’esempio, ma dovrebbero farlo anche i calciatori. Non mi illudo di poter cambiare le cose, il pallone però deve tornare al centro. Bisogna riformare la giustizia sportiva perché ciò a cui abbiamo assistito quest’estate è vergognoso. Dovremmo investire sui settori giovanili e risolvere il problema degli stadi, bisogna emulare il progetto Juve che è avanti di 10 anni rispetto alle altre squadre".

L'esperienza a Roma e i rapporti con Di Canio e Simone Inzaghi

Ripercorrendo la sua carriera, Stendardo torna a parlare della sua avventura nella Capitale, che lo ha segnato per sempre: "Giocare a 22 anni all’Olimpico in A e in Champions è stato pazzesco. Lazio-Real è indimenticabile per me, l’apice della carriera. Vivo a Roma da un po’ di anni, ho molti amici qui. Ci sono arrivato nella stagione dopo la quale è scoppiata Calciopoli e fu un periodo duro per noi. Quello scandalo però ha caricato i giocatori della Nazionale, che hanno trovato energie in più per vincere il Mondiale. Eticamente resta uno dei momenti più brutti del nostro calcio. Paolo era un esempio dentro e fuori dal campo, un grande lavoratore. Quando ha esagerato lo ha fatto per il troppo amore nei confronti della Lazio. Alla vigilia del derby ci portava nella sua tavernetta all’Olgiata per caricarci. Voleva farci capire l’importanza di quella partita. In nessun’altra città viene vissuta come a Roma. Simone seguiva tutto anche da calciatore, era appassionato e maniacale. Poi quando c’ero io, lui era avvantaggiato perché giocava poco". 

L'omosessualità nel mondo del calcio e il caso Hitzlsperger

E in particolare alla Lazio Stendardo giocò con Thomas Hitzlsperger, calciatore che a fine carriera ha rivelato la sua omossessualità. Per l'ex difensore, il mondo del calcio è ancora maschilista: "La nostra società non è pronta a recepire alcuni messaggi, il calcio in particolare perché è un mondo particolare, ancora molto maschilista. Se avesse fatto coming-out prima, non mi sarei fatto assolutamente condizionare. Farlo a fine carriera non cambia le cose.

L'attaccante e il difensore più forti mai incontrati per Stendardo

Dopo aver parlato benissimo dell'Atalanta ("A Bergamo si dice ‘Andiamo all’Atalanta’ perché per tutti è più di una squadra di calcio, significa appartenere a qualcosa. Poi è stato fondamentale Gasperini, che lavora benissimo con i giovani"), Stendardo ha fatto il punto su ex compagni e avversari parlando di quelli che più hanno lasciato il segno: "L'attaccante più forte? Ibrahimovic, ma è stata dura anche con Raul, Shevchenko, Eto’o, Ronaldinho… Ce ne sono stati tanti. Anche Luca Toni era molto fastidioso e difficile da tenere. Tra i difensori Nesta, per me è stato il centrale più forte di tutti i tempi. Oggi il migliore al mondo è Koulibaly perché ha grandi qualità fisiche e tecniche. Il suo recupero su Rigoni dell’Atalanta lunedì è stato strepitoso. Totti? Nei derby ce le davamo di santa ragione. ma la settimana scorsa sono stato a Trigoria e ne abbiamo parlato ridendoci sopra. In campo è giusto dare sempre il massimo. Francesco è uno dei giocatori più forti che io abbia mai marcato, per me tra i migliori viene dopo Maradona. Il terzo è Baggio invece".

Dove gioca ora Stendardo, il campionato di Promozione

La nuova vita dell'avvocato e professore Stendardo, non gli ha impedito però di mantenere vivo il suo feeling con il pallone. L'ex di Juve, Lazio e Atalanta gioca in Promozione, anche se evidenzia l'importante per i calciatori di studiare: "Adesso insegno diritto sportivo a Roma all’Università con il professor Enrico Lubrano. Da pochi giorni però sono diventato ufficialmente un giocatore della squadra di calcio As Luiss 1999 che gioca in promozione. La rosa è composta da studenti e da ex studenti dell’ateneo. Questo dimostra che in Italia si può fare calcio e studiare, come accade nei college americani. Domenica giocherò la mia prima partita con loro. Tutti adesso sanno che è importante studiare? Non direi, visto tutto ciò che è accaduto quando ho chiesto all’Atalanta di andare a fare l’esame da avvocato…  Quando ero arrivato alla Lazio, i primi mesi avevo chiesto a Lotito di poter restare a Formello per concentrarmi. Volevo dedicarmi alla squadra e allo studio. Alcuni compagni mi prendevano in giro, ma oggi quando mi incontrano mi chiamano avvocato e mi chiedono la consulenza. Poi poter insegnare alla Luiss è un grande orgoglio".