Fuga a tre dopo la 14a giornata: Juve, Milan e Udinese fanno il vuoto

Ancora una volta abbiamo assistito ad un assolo delle due formazioni che si giocheranno lo scudetto: Milan e Juventus. in quest'ordine malgrado la classifica reciti diversamente. Perchè il ‘Diavolo‘ ha qualcosa in più di una ‘Signora‘ gagliarda e affamata, come la vuole Conte ad ogni domenica. Malgrado gli impegni europei possano distrarre Allegri, il Milan è autorizzato a pensare di avere qualcosa in più degli juventini, solo per il fatto di essere i campioni uscenti e già cosciente della propria forza, collaudata dal debutto trionfante dello scorso anno.
La Juventus, malgrado stia facendo benissimo, è ancora in rodaggio di autostima anche se di carattere e voglia ne ha da vendere. Contro il Cesena è andata in scena l'ennesima gara fatta di grinta e volontà: senza gli impegni di coppa, i bianconeri riducono il ‘gap‘ sul Milan che resta favorito. Ma è giusto così: Conte deve godersi la gloria di un primato che non vuole perdere e, finchè è lassù, sono gli altri a doversi preoccupare delle rimonte. Il terzo incomodo resta l'Udinese, ma se la Juve è ancora in fase di ripartenza, in Friuli c'è ancora un cantiere aperto. Ciò non sminuisce il valore del lavoro di Guidolin, anzi lo esalta.
Tutti pensavano che quest'anno avesse osato troppo: via Sanchez e Inler e nessun nuovo talento all'orizzonte. Sbagliato: i 27 punti dopo 13 giornate lo dimostrano e, se non per il tricolore, almeno per un posto in Champions, l'Udinese c'è. Anche perchè dietro al trio c'è già il vuoto (in attesa del match della Lazio): il Napoli è a -7, la Roma a -12 dalla vetta, l'Inter addirittura a – 15, un disastro.

La Juve riconquista il primato
Che la Juventus quest'anno non molla mai si era già capito dai primi incontri di campionato. Che stia dimostrando una tenuta oltre ogni più rosea aspettativa è un dato che si evidenzia da qualche settimana. Il primo posto non è un caso e l'ultima vittoria contro il Cesena ne conferma la qualità fuori e dentro il campo. Alcuni pensavano che la struttura messa su da Antonio Conte fosse ancora troppo giovane per poter ottenere ottimi risultati da subito (e i pareggi con Bologna, Catania e Chievo sembravno confermarlo) anche perchè c'erano alcuni tasselli inseriti male e lasciati in disparte (Amauri, Iaquinta, Toni, Quagliarella, Elia). Elementi di disturbo che avrebbero potuto creare crepe nel cemento fresco della ricostruzione. E invece, merito anche della società di Corso Galileo Ferraris, non è uscita fino ad oggi alcuna nota stonata dallo spartito previsto. Ovviamente soddisfatto Antonio Conte: "Tutte le gare sono complicate, ma sono contento perché abbiamo disputato una gara importante, creando tante occasioni. Abbiamo chiuso con il 70 % di possesso palla e 21 tiri. Li abbiamo chiusi in un angolo e non ci siamo fatti prendere dal nervosismo dopo tante occasioni sprecate. E’ una prova di maturità, perché è sempre difficile vincere questa partite.
Tutte le situazioni offensive e difensive le proviamo sistematicamente durante la settimana. Chi entra sa quello che deve fare. Pazienza ha sostituito alla grande un elemento importante come Pirlo. Anche Quagliarella e Giaccherini si sono mossi bene. Nel nostro spogliatoio ci sono importanti fondamenta, su cui costruire qualcosa di importante.

Udinese, la Isla che c'è
Come a Udine dove la vittoria di San Siro ha ridato lustro ad una prima parte di stagione da protagonisti. E anche in questo caso, malgrado ci sia di mezzo un rigore (anzi due, sbagliati entrambi) nulla toglie al successo contro l'Inter disastrata di Ranieri. L'Udinese a Milano ha giocato da gran squadra non da provinciale in un momento di grazia: copertura e ripartenze, copertura e ripartenze. Un ritornello che i nerazzurri non hanno saputo ascoltare per bene venendo puniti da un classico contropiede definito in modo magistrale da Isla. "Scudetto? Dobbiamo arrivare a 40 punti, questo è il nostro primo obiettivo. Io come Perrotta? – ha detto il centrocampista bianconero – Magari… Il passaggio a Di Natale? Io solitamente la passo sempre a lui, meno male poi ho segnato, altrimenti era colpa mia".
E' vero, Guidolin ha visto i suoi anche soffrire in difesa, davanti all'imbattuto Handanovic ma ci sta: la caratura tecnica degli avversari, ancor più del loro duro momento psicologico, avrebbe richiesto tanta attenzione nella propria trequarti e così è puntualmente avvenuto.
E' stata una partita al cardiopalma, giocata bene e la vittoria è meritata. Questa squadra ormai ha una mentalità e una filosofia comune. Abbiamo fatto bene, non dimentichiamoci che 72 ore fa partivamo da Rennes. Isla? Con Basta stanno facendo davvero bene a destra. Lui può diventare il ‘nuovo Perrotta': inserimenti veloci e dinamismo. Deve solo prendere più fiducia in se stesso
La condivisione del secondo posto con il Milan, oramai, sta facendo capire che in Friuli si sta provando a fare sul serio nella ricerca di quella continuità di risultati che serve per poter giocarsi delle chances importanti fino in fondo. L'anno scorso ci si giocò la Champions League all'ultima giornata, sia mai che quest'anno si stia in corsa fino alla fine per qualcosa di più grande.

Il Milan tiene il passo: giù anche il Genoa
Il Milan, seconda potenza del campionato aveva già suonato il campanello della riscossa venerdì sera: i rossoneri ci sono, pagano solamente la sgangherata sconfitta di Torino contro la Juventus, altrimenti i ruoli in classifica sarebbero differenti. Insomma, al di là degli alti e bassi di Pato, dei lunghi infortuni di Gattuso, Mexes e Cassano, delle scelte forzate di centrocampo, Allegri ha saputo valorizzare ciò che aveva in mano da Ibrahimovic (condottiero senza troppe responsabilità) a Nocerino (il Mister X con la licenza di segnare e convincere). "All'inizio c'era un bel pò di gente scettica nei miei confronti – ha osservato il centrocampista -. È bello perchè le cose cambiano in fretta. Ma io ho sempre saputo che dovevo parlare in campo, le chiacchiere volano via con il tempo.
Lo staff mi ha sempre dato fiducia, e quando sono arrivato ho sempre detto che nei giudizi bisogna avere coerenza e bisogna dare un pò di tempo ai giocatori di esprimersi. Ora è semplice parlare bene di me…
Il successo di Genova ha confermato che, malgrado le Coppe, i rossoneri sono attrezzati per tenere il passo dei bianconeri e riproporsi quale prima avversaria per il titolo finale, che i bookmakers danno fortemente in mano alla squadra milanese.

Dietro i tre, quasi il vuoto
Dietro alle magnifiche tre, il vuoto. Anche se la Lazio ha vinto contro il Novara, le prime tre sembrano avere una marcia in più. Il Napoli, quarto, è ad appena 20 punti (-7 dalla zona Champions, -9 dalla vetta): un piccolo grande abisso per gli uomini di Mazzarri che stanno già pensando giustamente alla ribalta europea della trasferta spagnola. "Si è visto un buon Lecce, per noi non era facile, ci ha messo in difficoltà fino al gol – ha spiegato nella sua analisi il tecnico del Napoli – Bravi Fideleff e Fernandez, stanno maturando. Per quello visto in campo risultato rotondo.
Dobbiamo crescere, ma capisco la stanchezza nei ragazzi. Non si devono vedere differenze tra titolari e riserve. Hamsik a centrocampo? Servono equilibri per non restare scoperti nel mezzo. La sfida col Villarreal? Lo scorso hanno ci hanno eliminati, sono buona squadra e vincere fuori mai facile
Stessi punti dei partenopei ce li ha anche il Palermo che ha impattato a reti inviolate al Tardini: una formazione, quella di Mangia non certo da primi posti, semplicemente un buon collettivo esaltato dalle individualità, non certo in grado di far meglio di quanto stia facendo fin qui.
Le ‘grandi' decadute
Più in basso in classifica, l'anonimato più assoluto, restando alle ‘grandi‘: la Fiorentina ha ottenuto il suo primo successo dell'era Delio Rossi contro una Roma improponibile, brutta in campo e mal messa da Luis Enrique, in bilico, che cambia costantemente gli attori ma non un modulo e un sistema di gioco che non lo porta da nessuna parte. E alla vigilia di Roma-Juventus, le cose si fanno durissime con una formazione falcidiata dai cartellini e un ambiente che ha lasciato la rabbia per la via della rassegnazione. Bene la Viola, risorta davanti al proprio esigente pubblico e che ha approfittato di un avversario assolutamente impalpabile. Infine, torniamo sull'Inter oramai assuefatta alle brutte figure. Claudio Ranieri ha provato a parlare di rimonta e Champions League abbozzando una sorta di tabella (da qui a Natale vinciamole tutte) ma i buoni propositi si sono infranti sul gol di Isla. Troppo poco per poter costruire davvero qualcosa di positivo. Chissà cosa si saranno detti Massimo Moratti, Ausilio, Branca e lo stesso tecnico negli spogliatoi di San Siro. A Leonardo e a Gasperini saranno fischiate le orecchie?