Sarà uno dei grandi assenti di Juventus-Lazio. La squalifica impedirà a Francesco Acerbi di collezionare la 150a partita consecutiva in campo tra Sassuolo e Lazio, proprio in occasione del posticipo domenicale della 21a giornata di Serie A. Sarà dunque strano per il classe 1988 tornare a guardare i suoi compagni dalla tribuna, proprio lui che negli ultimi anni è cresciuto in maniera esponenziale e non solo a livello professionale. Nella sua ultima intervista l'esperto difensore si è raccontato parlando anche dei motivi del flop al Milan e di come la battaglia vinta contro il tumore lo abbia aiutato

Francesco Acerbi e i motivi del flop al Milan

In un'intervista a "Il Corriere della Sera" Francesco Acerbi ha raccontato la sua crescita, dal punto di vista umano e professionale. Il difensore è riuscito a tornare a giocare ad alti livelli superando dunque il flop al Milan. Ma cosa è andato storto in rossonero? Perché Acerbi ha deluso le aspettative? Colpa di uno stile di vita tutt'altro che corretto: "Mi sentivo invincibile. Bevevo? Sì, facevo casini e tanto alcol. Anche se poi sul campo andavo lo stesso forte. Il fisico mi ha aiutato, la fortuna è stata dalla mia parte"

Acerbi e la lotta con la malattia

Dopo la parentesi al Milan, ecco la notizia terribile della malattia. Francesco Acerbi ha intrapreso e poi vinto una battaglia contro un tumore ai testicoli. Un'esperienza che ha permesso al calciatore di ritrovare sé stesso: "Avevo da poco finito la mia esperienza al Milan, nel 2013. Una normale visita di controllo da parte dei medici. Hanno trovato un nodulo, sono stato operato immediatamente. Che non fossi un invincibile l’avevo capito già al Milan. Se non fai una vita da atleta a quei livelli si paga il conto. Può sembrare strano ma che nella vita volessi fare davvero il calciatore l’ho capito dopo la malattia. Per molti anni ho dato tutto grazie alle doti che mi ha regalato la natura. Giocavo ma forse la passione l’avevo perduta. Mi è ritornata".

La famiglia Acerbi fondamentale nella battaglia contro il tumore

Un periodo di battaglia fuori dal campo di calcio per Acerbi che non ha dimenticato l'aiuto dei suoi familiari, sempre vicini: "Mi avevano detto che dopo l’operazione tutto si sarebbe risolto. Non fu così. Dopo altri controlli mi dissero che con il tumore non si sa mai, si può espandere. Meglio fare la chemio. La feci. Mia mamma mi coccolava eccessivamente, mi faceva andare in bestia. Avevo bisogno di qualcuno che mi invitasse a vedere la tv, a fare la spesa. Insomma, che non mi facesse sentire malato. Mio fratello è stato fondamentale".

La fede e i rapporti umani

Tutto si è concluso nel migliore dei modi, con Francesco Acerbi che ha saputo trarre il meglio da questa esperienza anche a livello professionale. Diverso anche il suo rapporto con la fede e con chi gli gira intorno: "Prego due volte al giorno. Al mattino e alla sera. Però non è che sia diventato santo. Di casini ne combino ancora. Ma rispetto a prima ora so chi sono. Distinguo il bene dal male. So di chi posso fidarmi. E ho allontanato le persone che considero negative".