Allena a distanza, Sinisa Mihajlovic. C'è sempre, segue tutto, anche dall'ospedale Sant'Orsola. In cura per una forma di leucemia, il tecnico resta in contatto costante con i collaboratori.  E vede prender forma un Bologna nuovo, con almeno un'alternativa per ruolo, con una più marcata vocazione offensiva, che ha perso una certezza dell'anno scorso come Lyanco e sembra avviata a sacrificare anche Pulgar ma inizia a conoscere Skov Olsen, il talento che si è presentato come Amleto ma potrebbe offrire più certezze che dubbi.

Difesa, il valore della continuità

L'uscita di Lyanco, terzo in squadra per media di contrasti riusciti nell'ultimo campionato, è l'unica variazione in una linea difensiva che conta sulla continuità. Intoccabili Skorupski e Danilo, gli unici due giocatori impiegati per oltre 3 mila minuti l'anno scorso. Garantita a sinistra la spinta di Diks, terzo miglior dribblatore del Bologna nella stagione appena conclusa (secondo i dati Opta raccolti dal sito Whoscored).

In mezzo, il Bologna non sembra ancora aver trovato un centrale sufficientemente disciplinato. Il ventiseienne olandese Stefano Denswil ha giocato una media di 69 minuti in quattro amichevoli (contro Virtus Bolzano, Colonia, Schalke 04 e Augsburg) nel settore di centro-sinistra. Piuttosto deciso nei contrasti e sulle palle alte, tende ancora a perdere qualche pallone di troppo nella propria metà campo. Denswil risulta però un valore aggiunto in fase di avvio dell'azione. Nell'ultima stagione al Brugge ha mantenuto una media di 50 passaggi a partita, nelle prime amichevoli in rossoblù si è fatto notare anche per la precisione nei lanci e nei tocchi verso compagni negli ultimi trenta metri, qualità preziose per ribaltare velocemente l'azione.

Ha convinto meno, invece, il giapponese Tomiyasu. Anche lui veloce, reattivo, bravo nell'impostazione e per di più ambidestro, contro l'Augsburg ha palesato qualche difetto di piazzamento in copertura e di concentrazione, anche all'interno dell'area e sulle seconde palle. Nel contesto di una squadra che si propone di giocare un calcio non solo di attesa, ai difensori si chiede però di offrire maggiori certezze.

Potenziale da dimostrare

«Ho incontrato Mihajlovic giovedì e l’ho visto abbastanza carico e ottimista. Sono stato molto contento di vederlo così in forma, lui ci crede tantissimo. Mi ha detto che le cure stanno andando bene» ha spiegato il presidente Saputo al Resto del Carlino. Il tecnico ha fatto sentire la sua insoddisfazione dopo la sconfitta contro il Colonia. Una partita che, riscattata poi dalle vittorie contro Schalke e Augsburg, ha lasciato intendere la strada di questo nuovo Bologna. Una squadra che attacca con tanti uomini sopra la palla, con almeno uno dei mediani a supportare l'azione, anche per accorciare le linee. Una squadra che però così rischia, come è più volte successo nel tour di amichevoli in Germania, di scoprirsi alle spalle del centrocampo, di concedere troppo spazio nei corridoi interni.

Per questo, appare in leggera contro-tendenza la scelta ormai sempre più probabile di rinunciare a Pulgar, vicinissimo alla Fiorentina. Perché il danese, primo per intercetti e secondo per contrasti dietro Calabresi l'anno scorso, rappresentava il fattore di equilibrio. Ora accanto a Poli, più playmaker, potrebbe giocare Dzemaili, per una configurazione più offensiva, o Kingsley, tra le sorprese più interessanti emerse dalle amichevoli in Germania. Dinamico, motivato, tecnico, partecipa con e senza palla con continuità alla fase offensiva, ma anche lui tende a pagare questa generosità scoprendo il campo alle sue spalle.

Un infortunio ha ritardato l'inserimento in squadra di Schouten, nipote di quell'Henk che rimane tra i centrocampisti più importanti nella storia del Feyenoord. Inizialmente ala, ha trovato la sua dimensione da mezzala d'attacco, da intermedio con vocazione alla regia e alla costruzione del gioco: se lo chiamano “Pirlo d'Olanda” ci sarà un perché. Ma anche lui è un giocatore dichiaratamente di proposta. Sembra mancare un mediano di rottura che possa abbassarsi davanti alla difesa, con Soriano a sua volta a scalare da mezzala, nelle situazioni o contro avversari che toglieranno al Bologna il controllo del pallone e cercheranno di costruire superiorità numerica attraverso la densità fra le linee.

Essere o non essere

Si è presentato come Amleto, ma era già una sostanziale certezza. Inserito fra i 50 Under 21 più interessanti d'Europa dalla Uefa, Andreas Skov Olsen, farà concorrenza a Orsolini per un posto da titolare. Entrambi mancini ma utilizzati sulla fascia “debole”, a destra, per rientrare e tirare. Olsen, che si ispira a Robben, in 38 minuti contro l'Augburg ha partecipato con 21 tocchi ad azioni del Bologna, offrendo anche due passaggi chiave per mandare un compagno al tiro. Rispetto al danese, Orsolini può garantire più equilibrio, il suo raggio d'azione abituale è più vasto, rientra di più verso il centrocampo mentre Olsen tende a concentrarsi di più negli ultimi trenta metri.

Tre alternative in attacco, ma qualcosa manca

Tre le alternative davanti. Palacio, Destro e Santander si giocano una sola maglia. L'argentino, anche a giudicare dal precampionato, resta la prima scelta nella mente del tecnico. Potrebbe anche eventualmente arretrare e giocare da ala, lasciando il dominio dell'area a Destro, che però arriva da quattro anni fallimentari in rossoblù, o al paraguayano, attaccante più prolifico della scorsa stagione, capace anche di proteggere palla, far salire la squadra e favorire gli inserimenti da dietro. In tre, però, l'anno scorso hanno segnato solo 15 gol complessivi. Il Bologna avrà bisogno di qualcosa in più.