"Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano". Diego Alberto Milito potrebbe essere racchiuso tutto in questa citazione. Sì, perché il centravanti argentino non ha mai dimenticato le sue origini e la sua provenienza e ha chiuso il cerchio della sua carriera proprio lì dove tutto era iniziato. Non ha mai messo da parte la sua provenienza, anzi. Ha sempre ribadito la volontà di tornare al club che lo aveva lanciato e così è stato. Al Cilindro di Avellaneda le emozioni sono state incredibili: Milito ha giocato la sua ultima partita nello stadio che lo ha visto esordire e che ha amato più di ogni altro.

Diego Milito dice addio al calcio giocato con la maglia del Racing
in foto: Diego Milito dice addio al calcio giocato con la maglia del Racing

Diego ha iniziato e finito col Racing ma la sua trafila è stata lunga. Ha passato l'infanzia in Novena Division, ma inizia a far vedere le sue doti in Septima. Il 26 aprile 1997 ha giocato la sua migliore partita nelle serie minori con quattro goal in un 6-2 contro l'Independiente. Il suo passaggio in Cuarta coincide con il peggior periodo della storia del club. Nel 1998, Daniel Lalin dichiara fallimento. Poi, nel marzo 1999, il club ha chiuso i battenti per un paio di giorni e l'inferno era proprio dietro l'angolo. Senza soldi per i rinforzi la Academia fa debuttare giovani come Juan Manuel Zubeldia, Julio Suarez, Lucio Orellano e Diego Milito. La sua prima gara con la maglia del Racing è stata la gara 19 del Torneo di Apertura del 1999 sotto la direzione tecnica di Gustavo Costas e Humberto Maschio.

Il primo gol

Il primo goal ufficiale arriva alla sua quinta partita. La situazione del Racing è terribile (senza vittorie da sei gare) e, ad Avellaneda, è sotto contro il Colon. Diego prende la palla a 25 metri dalla porta di Leonardo Diaz e di destro batte il portiere avversario, non esente da colpa. All'epoca giocava con la numero 29 e mentre celebra il goal di fronte a tifosi indica la sua faccia quasi per dire "sono io, l'ho fatto io". La sua faccia non la dimenticheranno più.

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4 reti al Real

Dopo la prima parentesi a Genova, chiusa a causa di una misteriosa valigetta che costò alla squadra rossoblù la promozione in A e la retrocessione in Serie C, Milito si accasa al Saragozza, dove gioca il fratello Gabriel, per 6 milioni di euro. Alla sua prima stagione, quella 2005/06, segna 21 goal ma la serata che rimarrà nella storia del club è il poker al Real Madrid dei Galacticos. Quattro reti alla squadra più forte del mondo che vantava tra le sue fila Casillas, Sergio Ramos, Roberto Carlos, Beckham, Robinho e Ronaldo. Il Saragozza era ben lungi dall'essere un agglomerato di stelle: i nomi di Cesar, Generelo, Zapater o Celades non fanno paura al cospetto della Casa Blanca ma l'uomo in più quella sera è stato Milito che in una notte magica replica l'impresa di Esteban Echeverria dell'Oviedo del 1947 siglando un poker d'autore ai merengues. La storia sul prato de La Romareda.

Genova, andata e ritorno

A Milito sono sempre piaciuti i ritorni. Dopo la stagione 2004/2005 il Genoa è stato retrocesso in Serie C a causa di una combine ma negli anni in cui Diego gioca in Spagna il Grifone è riuscito a tornare in A. Il feeling era già nato dopo la prima parentesi genoana, dove segna 34 reti in 64 gare ma il suo ritorno è una manna dal cielo per la Gradinata Nord che lo elegge idolo incontrastato. "Ho avuto la sensazione di non essere mai andato via". Sono queste le sue parole dopo il goal contro il Milan alla seconda giornata. Da quella rete Milito non si è più fermato. Solo Zlatan Ibrahimovic ha fatto meglio di lui ma, anche grazie alle sue prestazioni, il Genoa ottiene uno storico quinto posto che gli permette di entrare in Europa League. Sarà la sua cartolina d'addio alla squadra rossoblù.

L'anno perfetto

Neanche Leo Messi ha vissuto una stagione perfetta come quella del 2009/2010 di Diego Milito all'Inter. Preso dal Genoa per sostituire Zlatan Ibrahimovic, capocannoniere del campionato precedente, El Principe è sempre decisivo: goal decisivo in finale Coppa Italia, goal scudetto a Siena e doppietta nella finale di Champions League. Chiamatela come volete, ma lui era sempre al posto giusto ed ha consentito all'Inter di diventare la prima squadra italiana a vincere tre titoli nella stessa stagione. Mica male…

Uguali e diversi

I fratelli Milito sono una delle coppie di maggior successo di fratelli nel calcio argentino. Gabriel è un difensore, simbolo dell'Independiente e vincitore di 14 titoli, 10 dei quali con il Barcellona. Diego è un attaccante, simbolo del Racing e ha vinto 8 titoli, 6 con l'Inter. Si sono incontrati per la prima volta nel Clausura 2000 e hanno lottato su ogni pallone in ogni clasìco. Il più ricordato è l'ultimo, giocato nel Clausura del 2015, non solo perché Diego ha segnato un goal ma anche perché dopo un brutto fallo di Gabriel su Romero, ha chiesto all'arbitro di espellere il fratello e a questa richiesta è seguita una discussione intensa tra i due. Niente sconti in campo.

La casa madre

"Ho sempre sognato di tornare al Racing. È il club che mi ha formato e ho un enorme affetto per quella maglia". Sembra una sceneggiatura già scritta ma non lo è. Diego Milito torna in Argentina, al Racing, e nel 2014 vince la Primera Division. Con lui in campo la Academia in quel torneo ha vinto l'85% delle volte: 14 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte.

I grandi amori sono così, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Indivisibili, indissolubili, inseparabili. Milito ha amato il Racing e il Racing ha amato Milito. La notte del 21 maggio 2016 rimarrà nella testa di ogni tifoso de La Academia per l'intensità di questo sentimento che va oltre qualsiasi cosa.

L'ultima gara al Cilindro

L'ultima gara al Cilindro è stata davvero speciale per l'ex attaccante dell'Inter. Indimenticabile. Alle 2:30 del 21 maggio, Diego è diventato padre per la terza volta. Con questa gioia, Milito è sceso in campo nel suo stadio e quando ha realizzato il rigore del vantaggio è sembrata quasi una congiuntura astrale. L'applauso e i cori al minuto 22 sono stati di un'intensità incredibile.

È riuscito a raccogliere dei risultati straordinari con il lavoro e il sudore. Sempre in silenzio. Mai una parola fuori posto. Di destro, di sinistro, di testa, in acrobazia. Milito ha sempre fatto gol. È stato il suo mestiere per diversi anni e ogni volta che riusciva ad andare via al suo marcatore per il portiere non c'era scampo. Gli bastava spostarsi la palla e poi chiudere sul primo palo. Non c'era scampo.

Diego Alberto Milito è stato il Principe del possibile perché è riuscito lì dove altri hanno fallito. 9 anni senza vincere un titolo nelle serie inferiori e 35 anni senza vittorie nella massima serie argentina per il Racing. 45 anni che un giocatore del Saragozza non segnava 23 goal in un campionato. 45 anni che l'Inter non si sedeva sul trono d'Europa. 13 anni di lontananza da casa sua, La Academia. 12 senza partecipare alla Copa Libertadores per El Primer Grande. La somma è 159 anni. Sono questi i tabù crollati davanti al Principe Diego Milito. L'uomo che può rendere tutto possibile.

Il Genoa lo saluta citando De Andrè, omaggio Inter

Non poteva mancare l'omaggio di Genoa e Inter, le squadre di cui ha indossato le casacche in Italia. Quella del Grifone l'ha vestita dal gennaio 2004 al 2005 in Serie B e poi anche in Serie A nel 2008/2009: in 94 partite ha segnato 60 gol. Mentre nella sua esperienza in nerazzurro ha disputato 171 gare e 76 reti in 5 stagioni straordinarie. “Io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati”, ha scritto il Genoa in un post scegliendo una frase di De Andrè per salutare l'ex bomber. "Insieme abbiamo scritto la storia. Buona fortuna Diego #Milito, per sempre Principe!", ha aggiunto l'Inter.