Come si fa a guardare avanti? Come si fa a non restare prigionieri del dolore? Come si fa a elaborare un lutto trovando la forza di lasciarsi tutto alle spalle? A un anno dalla morte di Davide Astori è ancora tutto come quel 4 marzo 2018. Lo scrivono in una lettera i genitori, Anna e Renato, dell'ex capitano scomparso a 31 anni: "Non è un ricordo ma una presenza costante – si legge nel documento -. Non stancatevi mai di raccontarlo". Nella chiesa di San Pellegrino Terme, città dove il giocatore è sepolto, si celebra la messa di commemorazione.

Il giorno dopo la commozione che ha scandito il 13° minuto di ogni partita della 26sima giornata di campionato è il momento del raccoglimento che accomuna tifosi, dirigenti (della Viola e del Cagliari). Oltre 300 persone hanno gremito la basilica: presente tutta la Fiorentina (reduce dalla gara disputata sul campo dell'Atalanta), una delegazione della società sarda con il presidente Giulini, il dirigente Daniele Conti e Cossu, gli ex viola Badelj e Saponara, Antonelli dell'Empoli.

Si fa sentire la sua mancanza, ma non la sua assenza – ha ammesso don Gianluca nel corso dell'omelia -. Davide è vivo dentro ciascuno di noi. Chiediamo al Signore una particolare forza per papà, mamma, fratelli, Francesca e Vittoria e per tutti i suoi parenti. I frutti da lui lasciati in vita possiamo riconoscerli tutti e gli hanno permesso di raggiungere una responsabilità particolare, non da tutti. Chi può essere capitano se non uno capace di far germogliare i frutti del proprio albero?

Una volta concluso il rito, la folla ha abbandonato in silenzio la chiesa. La Fiorentina, prima di fare ritorno a casa, ha deposto una corona di fiori sulla tomba dell'ex capitano. A farlo – a nome di tutta la squadra, è stato German Pezzella, il capitano che ha ereditato la fascia da Astori.