Inter eliminata dalla Champions per colpe proprie e non per l'oggettiva difficoltà del girone in cui era capitata. Inter a distanza siderale dalla Juventus e staccata di 6 punti dal Napoli (secondo) in campionato. Inter sul podio della Serie A che assicura la partecipazione alla prossima edizione della Coppa, passaggio vitale per i conti e per programmare il futuro senza spremere (troppo) le risorse. Inter affidata a un allenatore, Spalletti, sul quale s'addensano nuvoloni e malumore, al quale non bastano più le prodezze di Icardi (pure lui abbastanza chiacchierato dopo le feste e i viaggi in momento delicati della stagione).

La stagione, però, non è compromessa: sul tavolo ci sono ancora la Coppa Italia e l'Europa League da affrontare, competizioni che offrono la possibilità di riscattare la delusione per aver gettato alle ortiche la qualificazione agli ottavi di Champions che era in pugno ma è sfuggita solo perché a San Siro – contro un modesto e già eliminato Psv Eindhoven – l'Inter non è riuscita a vincere. E' questa la situazione che trova Giuseppe Marotta nel giorno dell'investitura ufficiale tra i quadri nerazzurri e toccherà a lui riannodare la trama di un progetto di rilancio che – a dispetto delle griglie d'agosto – ha subito un brusco stop. "Da oggi farò parte della grande Inter, per me è motivo di grande orgoglio", dice nel messaggio pubblicato sui profili social dei nerazzurri.

Cinque le priorità essenziali per la gestione contingente, cinque pietre angolari fondamentali per (ri)costruire l'impalcatura di un club deciso a tornare vincente in Italia (reggendo la concorrenza della Juventus) e protagonista in Europa. Quali sono? Eccole: risultati e obiettivi ancora da raggiungere, staff tecnico (attuale e futuro), rosa (attuale e futura), codice di regolamento che sia da grande società e non permette distrazioni.

  • L'eliminazione dalla Champions è stato un boccone amaro ma adesso serve guardare avanti, serve rialzare la testa e scacciare i cattivi pensieri. La stagione non è finita, ci sono ancora un paio di trofei per i quali lottare e un campionato che può riservare ancora soddisfazioni. In questo senso, trasmettere coraggio e fiducia a un gruppo che può subire il duro contraccolpo dei risultati (non) raccolti in Europa è sicuramente determinante.
  • Luciano Spalletti è l'uomo giusto per l'Inter anche per il futuro? Ad agosto scorso il tecnico ha firmato il rinnovo del contratto fino al 2021 con ingaggio da 4 milioni netti a stagione. Un investimento importante sulla figura dell'allenatore il cui operato ha sollevato perplessità quanto a personalità e a capacità di essere all'altezza delle ambizioni e alle pressioni di una piazza come quella interista. Rischia il posto? No, di certo. Ma è chiaro che fino al termine della stagione verranno fatte riflessioni anche su di lui e lui stesso avrà la possibilità di ‘convincere' Marotta che la scelta fatta da Zhang non è stata sbagliata.
  • Chi può arrivare al suo posto? I nomi sono quelli noti da qualche settimana: Antonio Conte, Diego Simeone o addirittura José Mourinho in rotta di collisione con il Manchester United. Ma anche in questo caso è azzardato spingersi troppo oltre con la fantasia.
  • Questione rosa. Difficile ipotizzare altre operazioni alla Nainggolan, calciatore di 30 anni, non più al top della condizione, pagato a peso d'oro (38 milioni complessivi, compreso il cartellino di Zaniolo, uno dei talenti più interessanti che l'Inter aveva in rosa), stipendio da 4.5 milioni netti a stagione fino al 2022 8quando avrà quasi 34 anni) e con un rendimento che finora non è stato all'altezza delle attese. La volontà è portare nuova linfa nel gruppo nerazzurro ma qui occorrerà capire con quale budget a disposizione e come eventualmente implementarlo attraverso anche sacrifici dolorosi (Perisic, Skriniar, lo stesso Icardi?).
  • Il codice di comportamento. Saranno state anche pretestuose le polemiche che hanno accompagnato Mauro Icardi sia per la festa di compleanno di Wanda Nara sia per quella toccata e fuga a Madrid in occasione del Superclasico. Però, invitano alla riflessione. Cosa c'era di male? Nulla in apparenza ma ci sono valutazioni d'opportunità che non possono più essere fatte con leggerezza. Questione di dettagli, quelli che fanno la differenza tra un club forte e un club che vuole essere grande.