La Copa America, il torneo più antico del Mondo, torna in Brasile per la quinta volta. “Siamo obbligati a vincere” ha detto a ESPN Dani Alves, capitano della nazionale verdeoro che non vince il titolo continentale dal 2007. I numeri sono dalla sua parte: quando ha giocato in casa, il Brasile ha sempre vinto il titolo. Si parte nella notte italiana tra 14 e 15 giugno (Brasile-Bolivia, ore 2.30). Le 12 squadre sono divise in tre gironi da quattro: passano ai quarti le prime due e le due migliori terze. Il 7 luglio la finale.

Girone A: il Brasile per il quinto trionfo in casa

Otto trionfi in 35 partecipazioni, terzi nella classifica perpetua della manifestazione, i verdeoro sono inseriti nel girone A con Bolivia, Peru e Venezuela. Senza Neymar, con la pressione della vittoria per i “200 milioni e più di allenatori a casa”, parola di Dani Alves, il ct Tite non può sperimentare. Dovrà trovare una dimensione a Coutinho, combinare Firmino e Gabriel Jesus, sicuro anche delle alternative negli ultimi 30 metri Lucas Moura, Vinicius Junior, Richarlison o Lucas Paquetá).

Il Peru, 31 partecipazioni e due titoli (1935 e 1975, prima edizione allargata a dieci squadre), unica a non aver mai perso in finale, presenta con la stessa squadra che ha già ben figurato al Mondiale un anno fa e con la forza tranquilla del ct Ricardo Gareca. Il “Tigre” punta sull'esperienza garantita e non cerca innovazioni tra i giocatori che si sono messi in mostra in campionato. Il riferimento rimane Guerrero, il miglior bomber nella storia della nazionale, che può ancora inseguire il record assoluto di 17 reti in Copa America: gliene mancano sei.

Il Venezuela, alla diciottesima presenza e con il quarto posto del 2011 come miglior risultato, ha un blend interessante di giocatori esperti e talenti che Dudamel ha promosso dal Mondiale Under 20 di due anni fa. La Vinotinto può realisticamente puntare alla qualificazione come una delle due migliori terze. “La crisi che attraversa il Venezuela è un motivo in più per far bene” ha detto il portiere 21enne Wuilker Faríñez, uno dei talenti della nouvelle vague nazionale con il centrocampista Tomás Rincón e l'attaccante simbolo Salomón Rondón: centravanti del Newcastle che oggi varrebbe 15 milioni, ha appena umiliato gli Usa con una doppietta in amichevole.

La Bolivia non ottiene risultati di rilievo dal 1997, dalla finale giocata in casa a La Paz, la prima persa da una nazionale di casa nella storia della coppa. Il tecnico Eduardo Villegas, nominato a febbraio, conta sulla solidità difensiva e sul contropiede, ma il calcio boliviamo non ha mai saputo rimpiazzare la generazione d'oro che arrivò al Mondiale nel 1994.

Gruppo B: Messi e l'Argentina, la lunga attesa di un trionfo

In Copa America, nessuna nazionale ha segnato di più (455 gol), vinto di più (119 successi), ottenuto più punti dell'Argentina. L'Albiceleste, però, non vince il titolo dal 1993, dal secondo titolo consecutivo con il ct Alfio Basile. Scaloni, tecnico a tempo dell'Albiceleste, difficilmente riproporrà la difesa a tre collassata a marzo contro il Venezuela. Di nuovo, la nazione avrà occhi solo per Messi, miglior giocatore della Copa America 2015 ma ancora senza un grande trofeo in nazionale.

Per la prima volta, Carlos Queiroz sta allenando in Sudamerica. La sua Colombia, una delle tre nazionali ad aver vinto la Copa America senza subire gol (nel 2001, prima ci erano riuscite l'Uruguay nel 1917 e l'Argentina nel 1921, in meno partite), ha diversi talenti in squadra ma continua a dipendere troppo dalle ispirazioni individuali.

Il Paraguay, quarto nella classifica perpetua della coppa, non vince il titolo sudamericano dal 1979. Il momento del calcio paraguayano è buono: Libertad, Olimpia e Cerro Porteno, le tre squadre al via, hanno vinto il girone in Copa Libertadores, la Champions League del Sudamerica. Il ct argentino Eduardo Berizzo chiede difesa alta e gioco offensivo, non proprio nello spirito del Paraguay, la nazionale che ha pareggiato più partite di sempre in Copa America.

Nel girone anche una delle due nazionali invitate pur non essendo parte del sub-continente, il Qatar che ospiterà i Mondiali del 2022. La vittoria in Coppa d'Asia ha confermato la svolta del progetto calcistico nazionale. Finita l'era delle naturalizzazioni disinvolte, si è formata una generazione di talenti locali grazie alla Aspire Academy e una serie di tecnici soprattutto spagnoli come il ct Felix Sanchez. Spiccano gli attaccanti Akram Afif e Ali Almoez, oltre al terzino Abdelkarim Hassan, miglior giocatore asiatico dell'anno 2018.

Gruppo C: il Cile sogna il tris

Il Cile, che punta a diventare la seconda nazionale a vincere tre volte di fila la Copa America dopo l'Argentina tra 1945 e 1947, ha recuperato Vargas, capocannoniere nelle ultime due edizioni. La Roja, la nazionale con più sconfitte nella manifestazione, si gioca un posto nei quarti con Ecuador, Giappone e Uruguay. La Tricolor è nel pieno di un processo di rinnovamento: centrocampo energico, spinta sulle fasce le armi migliori. Il ct, il colombiano Hernán Darío Gómez, vorrebbe una nazionale “cieca e sorda”, impermeabile a critiche e pressioni. L'Uruguay, la nazionale con più titoli sudaemericani (15) non nasconde le ambizioni. “Non siamo favoriti, ma siamo ben preparati” ha detto il centrocampista Naithan Nández. Nel girone anche il Giappone, che fra un anno ospiterà le Olimpiadi, con la giovane stella Takefusa Kubo, 18enne cresciuto nel vivaio del Barcellona, e l'esperienza del 24enne Shoya Nakajima, il quarto giocatore più “anziano” della selezione giapponese, che ha firmato per 35 milioni con i qatarioti dell'Al-Duhail.

Record e statistiche

Il Brasile si prepara a ospitare l'edizione numero 46 della coppa, inaugurata in Argentina nel 1916: c'erano quattro nazionali (Argentina, Brasile, Cile e Uruguay), si giocava in un solo stadio, l'Estadio de Gimnasia y Esgrima a Buenos Aires. Dal 1975 si è allargata a tutte le dieci nazionali del sub-continente, dal 1993 sono state invitate anche nazioni del resto del mondo, soprattutto Messico e Usa.

L'Uruguay, che non vince il titolo dal 2011 (il quindicesimo, primato nella storia della manifestazione), in Brasile diventerà la prima nazionale a raggiungere le 200 partite giocate in Copa America: sarà la 44ma partecipazione della Celeste in 46 edizioni. Guerrero, il Depredador del Perù, e Vargas, capocannoniere delle ultime due edizioni, possono scalare la classifica dei goleador all time guidata dal brasiliano Zizinho (1942-1957) e dall'argentino Norberto Méndez (1945-47), con 17 gol. Si son fermati a 15 l'uruguayano Severino Varela (1937-1942) e il peruviano Teodoro ‘Lolo' Fernández (1935-1947).

Norberto "Tucho" Mendez
in foto: Norberto "Tucho" Mendez

In una sola partita, nessuno ha segnato più di cinque gol, un record condiviso da Héctor ‘El Mago' Scarone (1926), Juan Marvezzi (1941) ed Evaristo (1957). Nel 2016, al costaricano Johan Venegas sono bastati 87 secondi per sbloccare la partita contro la Colombia: è il gol più veloce nella storia del torneo. Nel 1942, invece, l'argentino Johan Moreno ha completato la tripletta più rapida in dieci minuti. Due i primati di Messi: il record di assist, otto, e quello per la tripletta più veloce realizzata da un giocatore entrato dalla panchina, 19 minuti contro Panama nell'edizione del centenario.

Sempre in termini di gol, ancora ineguagliato il primato di inviolabilità difensiva della Colombia che vinse l'edizione 2001 senza subire reti. Dal 1999 al 2004, i Cafeteros hanno trascorso 803 minuti in Copa America senza concedere gol, prima della rete del peruviano Solano.

Otto le nazionali non sudamericane invitate alla Copa: il Messico, due volte finalista, ha ottenuto i risultati migliori (48 successi in 70 partite). L'Honduras ha chiuso terzo nel 2011, gli Usa non sono mai saliti sul podio in quattro presenze. Invitate in passato anche Costa Rica, Haití, Jamaica, Panama e Giappone.

La finale di quest'anno si giocherà al Maracanà che nella finale del 1989 ospitò 170 mila spettatori, record di presenze nella storia della manifestazione. La capienza adesso è ridotta a 74 mila posti.