Sono i simboli più attesi. Da loro passa il desiderio di un popolo, la gioia di un momento, un abbraccio condiviso. Sintetizzano il calcio, perché può evolvere tutto ma bisognerà sempre far gol. Il Sudamerica che si è innamorato dei fantasisti, che ha reso il dieci il numero per eccellenza del pallone, vedrà in Copa America squadernarsi concetti e generazioni diverse di un ruolo senza il quale non esisterebbe la magia del calcio.

Leo Messi e il dilemma d'Argentina

Al Barcellona, ha dominato ogni classifica di rendimento. Nella Liga, è primo per gol, tiri totali e in porta, assist, occasioni create (anche escludendo i calci da fermo). I blaugrana esaltano Messi e con lui si esaltano. In nazionale, però, lo scenario rimane differente, meno compiuto e completo. L'Argentina non vince un titolo dal 1993. Il suo ritorno in Albiceleste ha inevitabilmente adattato il 4-3-3 di Scaloni. A marzo, nell'amichevole persa contro il Venezuela, il ct ha sperimentato un 3-5-2 con Messi trequartista: si può escludere, visti i risultati, che l'Argentina possa giocare ancora con questo modulo. Contro il Nicaragua, il 4-2-3-1 di partenza nascondeva un 4-3-3 con Suarez, Messi Aguero a galleggiare davanti. Le combinazioni con Lo Celso, mancino schierato come mezzala molto aperta a destra, promettono di diventare uno dei temi tattici della Copa. Funziona anche il dialogo nello stretto con Lautaro, entrato per Aguero, pronto ad aggredire in area ogni pallone che Messi distribuiva in verticale.

Non vorrebbe chiudere la carriera, ha detto, senza vincere un titolo con l'Argentina. Anche se, ammette, l'Albiceleste non è la favorita per la vittoria nella Copa. "Voglio continuare a provarci, cadere e tornare a rialzarmi e lottare per questo sogno. Il mio ruolo in nazionale? Sono uno del gruppo, ‘uno dei tanti'. L'ho detto all'allenatore qando è arrivato" ha raccontato a Fox Sports alla fine di maggio. Non canta l'inno per protesta contro le critiche considerate ingiuste, eccessive, per le prestazioni in nazionale. Ha segnato più di tutti in nazionale, nell'Argentina arrivata tre volte seconda in grandi tornei negli ultimi cinque anni. È indicativo però come, contro il Nicaragua, Messi fosse il centro ma non al centro. Si defila, controlla i corridoi, aumenta lo spazio di campo che sorveglia e domina. La sua è una presa diversa sul gioco e sui destini della nazione. Insieme, è un modo per dire che Guardiola avesse capito più e meglio di tutti cosa fare con lui. “Non parlate di lui, non cercate di descriverlo. Guardatelo e basta”.

Roberto Firmino, il nove atipico del Brasile

Tite, il ct del Brasile, voleva che ci fosse anche Messi per la Copa, ed è stato accontentato. Sembra aver stabilito anche il suo uomo della Copa: il volto dell'attacco verdeoro sarà Roberto Firmino, titolare in sei delle amichevoli post-Mondiali di Russia. Tite, che non avrà Neymar infortunato, preferisce tracciare il suo modulo come un 4-1-4-1 anziché un 4-3-3. Chiede che le linee si muovano in blocco nelle due fasi, e un attaccante certamente non tradizionale come Firmino funziona. Restano da affinare le reciproche posizioni di Gabriel Jesus, alternativa o accompagnamento al centravanti del Liverpool, e di Coutinho, più seconda punta che creativa mezzala di possesso. Firmino, scrive Michael Cox su ESPN, “fa bene le cose semplici, per questo è così importante”. Acquistato come centrocampista offensivo, come un numero 10 capace di giocare anche più largo, si è trasformato con Klopp nel centravanti di movimento titolare.

  • Senza di lui, il Liverpool appare meno fluido in attacco. Firmino aumenta l'efficacia del pressing e sa farsi trovare al posto giusto quando serve, anche per segnare a porta vuota. “Nell'era degli expected goals” aggiunge Cox, “trovarsi nella posizione per segnare gol impossibili da sbagliare è una qualità sempre più premiata”. Firmino racconta un passaggio di tempo, la prima apertura verso il prossimo modo di interpretare un ruolo essenziale e mutevole come il numero 9. Anche per la nazionale icona del futebol bailado, del calcio tutta gioia e bellezza.

Uruguay, Suarez ritrova Cavani

L'Uruguay ha una responsabilità in Copa America, è pur sempre la nazionale che ha vinto più titoli di tutte. Il peso della storia è sulle spalle dei due goleador più prolifici nella storia della Celeste: Luis Suarez, che ha saltato per infortunio le ultime due edizioni , e Edinson Cavani. Hanno giocato insieme in Copa America una partita e mezza nel 2011. E poi mai più. “L'obiettivo è vincere la Copa America con l'Uruguay” ha detto Suarez, tornato in campo per mezz'ora nell'amichevole contro Panama dopo un mese di assenza. Il Pistolero ha segnato poco più di un gol ogni due partite (56 in 107 presenze) con la maglia della Celeste. Vorrebbe ritrovare lo spirito di squadra che ha portato al titolo otto anni fa. Realizzò allora due gol al Perù in semifinale, rapace il primo, di pronta guittezza in campo aperto sull'uscita del portiere il secondo, e uno dei tre in finale al Paraguay. “La chiave deve essere essere: zero individualismi” ha spiegato. Tradurre l'intenzione in applicazione sarà la sua decisiva responsabilità in Brasile.

Edu Vargas, figliol prodigo del Cile

Dopo 448 giorni, Reinaldo Rueda ha perdonato Eduardo Vargas. L'aveva convocato contro la Svezia, alla sua prima partita da ct del Cile, e poi mai più. Secondo Fox Sports, Vargas avrebbe bevuto alcolici dentro l'hotel dove era in ritiro la squadra: un atto di indisciplina che gli è costata il posto in nazionale. Ma in Copa America il Cile bi-campione in carica, che potrebbe eguagliare il primato di trionfi consecutivi dell'Argentina (1945, 46 e 47), ha bisogno dei suoi gol. La Roja ne ha segnati 14 in 11 amichevoli prima del suo ritorno in squadra contro Haiti. Pochi per sostenere le ambizioni di tris in Brasile. Vargas, ha detto in conferenza stampa Pablo Hernandez, centrocampista della Roja e del Celta Vigo, "è stato chiamato per essere il nostro goleador. E' rientrato contro Haiti e ha segnato subito. Ha grande esperienza, è stato due volte capocannoniere della Copa America: per noi è un giocatore chiave".

Pablo Guerrero, "Depredador" da record

L'altro bomber all'inseguimento di Zizinho e Mendez è il simbolo del Peru negli ultimi quindici anni. Pablo Guerrero, capitano e punto di riferimento della nazionale che punta a diventare la rivelazione della coppa sulla scia dell'incoraggiante mondiale di un estate fa, porta in dote 36 gol in 91 partite in nazionale e una sbandierata presunzione di innocenza per la positività alla cocaina dopo una sfida contro l'Argentina, che gli è costata 14 mesi di squalifica.

Lo scorso aprile, dopo 500 giorni, il Depredador è tornato in campo al Flamengo e quel tempo l'ha cancellato nel breve spazio di un colpo di testa, che vale la vittoria sul Palestino in Copa Libertadores.Si intendono con Ricardo Gareca, “El Tigre”, che iniziò al Boca Juniors con Maradona e passò poi anche al River Plate. Si parlano da pari, da attaccante ad ex attaccante. Gareca riconosce l'influenza in squadra del miglior bomber nella storia della nazionale. Di lui si fida. A lui si affida per stupire il Sudamerica.